Se Marc Bloch fosse ancora vivo userebbe il Torino come esempio perfetto delle sue idee: il passato è tanto utile per comprendere il presente, quanto il presente stesso lo è per avere un quadro completo degli eventi che lo precedono. Non si può prescindere dalla storia del Torino per spiegare la situazione attuale, così come l’atmosfera che si respira nel capoluogo piemontese sponda granata è utile a comprendere gli ultimi 40 anni di storia di questa squadra. Passato e presente del Torino sono un continuum indissolubile che deve essere analizzato senza prescindere nè dall’uno, nè dall’altro, bensì saltando avanti e indietro dalla leggenda dei calciatori che furono, alle gesta meno eroiche di quelli che oggi sono. Questo girone d’andata ne è l’ennesima conferma.

Se lo storico francese se la prendeva con chi dava troppa importanza alle origini e con chi, al contrario, voleva mantenere in una bolla atemporanea i fatti del presente, questa distinzione potremmo applicarla anche noi per descrivere al meglio queste prime 19 giornate di campionato degli uomini di Mazzarri che si ritrovano ottavi in classifica a soli due punti dal sesto posto del Cagliari, valido per la sicurezza di disputare quantomeno i preliminari di Europa League, ma al centro di una bufera di contestazione dei propri tifosi.

E forse il problema che sta alla base delle altalenanti emozioni dei tifosi granata è proprio il passato, le origini della leggenda. Quel continuo ricordare maliconico di tempi che, a detta loro, non potranno mai tornare e che al tempo stesso sminuiscono le piccole cose buone del corrente periodo storico. I giocatori rimangono prigionieri di una visione tragica, della sensazione che gli sguardi dalla tribuna del Filadelfia puntino sempre verso l’alto, come alla ricerca di quel miracolo infranto nel maggio del 1949, senza riporre la fiducia necessaria a chi prova dare un senso a ciò che accade in contemporanea.

Qualcuno, invece, negli spogliatoi di quel luogo mistico prova a scappare da quella pressione con la presunzione di vivere in tempi ormai così lontani da farsi condizionare in qualche modo dal passato. Così, senza sforzarsi mai di immergersi fino a fondo nella cultura torinista e nella vita della società, gioca come se vestisse una maglia qualsiasi, come se fosse su una rampa di lancio. Totalmente indifferente a ciò che è accaduto negli anni e ciò che accade in questo momento.

L’atteggiamento degli uni implica l’atteggiamento degli altri. Così come la scellarata scelta di Cairo di non fare mercato, o quasi, quest’estate con i play-off di Europa League alle porte, non ha certo aiutato Mazzarri nel costruire una stagione all’altezza delle aspettative. Più di un mese senza una vittoria in campionato, tra il 30 settembre e il 9 novembre, è tanto, troppo, per una squadra che ambisce a un posto in Europa. Il flop di Verdi e l’impalpabilità di Zaza, alla seconda stagione sotto l’ombra della Mole, non bastano a giustificare le poche reti segnate, solo 25 a fronte delle 26 subite. N’Kolou e il suo infantile mal di pancia dopo non essere riuscito ad arrivare ai gironi di Europa League sono un affronto che i tifosi granata non possono e non devono perdonare.

La situazione interna, al giro di boa, è più complicata di quello che mostra la classifica che tutto sommato abbozza un sorriso al lavoro del tecnico toscano. Lo strappo tra squadra/società e tifosi sta per diventare irricucibile. Solo un uomo può eroicamente toppare questo buco: Andrea Belotti. Solo il capitano rappresenta quel collante tra il glorioso passato e il grigio presente. Solo lui può far vivere ai tifosi il piacere del leggendario “momento granata” senza dover scavare tra le immagini del dopoguerra o tra i gol di Pulici e Graziani. Lui e solo lui, con i suoi 9 gol in campionato conditi da 2 assist, incarna perfettamente lo spirito del Torino. Per questo è tanto amato e per questo, a lui, i tifosi perdonano tante cose che da altri non vengono tollerate.

La vittoria sul campo della Roma e quella interna contro il Bologna hanno fatto partire col piede giusto il 2020 granata, chiudendo con il botto un girone d’andata che, esule da tutte le premesse raccontate prima, rimane più positivo che negativo. Certo, comprensibile la frustrazione dei tifosi che dopo la passata stagione chiedevano a gran voce un salto di qualità, ma la classifica dimostra che le speranze di bissare il piazzamento del 2019 sono ancora alte. La società, in estate, non ha fatto nulla per evitare queste contestazioni, lavorando male e tardi sul mercato per aggiungere alla squadra quel pizzico di pepe in più. Squadra che ora, nonostante un periodo buono dal punto di vista dei risultati in campo, si ritrova al centro di una bufera. Ma, proprio perchè il passato serve a spiegare il presente, il momento granata arriverà.