In questo nuovo appuntamento con la rubrica “Le radici politiche nel calcio” andremo ad affrontare, con due articoli, uno dei temi più brutti e cupi della storia del pallone: i mondiali in Argentina del 1978. Nel primo articolo analizzeremo le premesse di quello che fu definito “il mondiale della vergogna”.

La storia politica dell’Argentina è da sempre macchiata da violenza e colpi di stato, il primo nel lontano 1930. Negli anni ’70 la scena sud-americana, con lo zampino di Kissinger e l’operazione condor della CIA, è dominata da giunte militari che detengono il potere e reprimono, col sangue, ogni tentativo di tornare ad una democrazia.

Dopo il golpe di Augusto Pinochet in Cile dell’11 Settembre 1973, nella notte del 24 Marzo 1976, a Buenos Aires, la Junta militare comandata da Jorge Rafael Videla sospende la costituzione e depone la presidente Isabel Martinez Peròn. Alle ore 3.10 di quella stessa notte viene annunciato che il paese è sotto il controllo della Junta.

Il Generale Videla, al comando del Paese dopo il golpe

Uno degli obiettivi primari della Junta, una volta al potere, è quello di eliminare ogni forma di opposizione. La decisione è quella di non seguire le orme di Pinochet: niente campi di concentramento negli stadi, niente bombardamenti e niente immagini raccolte dai giornalisti. Del resto l’estrema violenza dei golpisti cileni aveva attirato le attenzioni di tutto il mondo e una reazione simile nei confronti del nuovo governo argentino potrebbe mettere in crisi la già fragile economia albiceleste.

Inizia così, in gran segreto, la guerra sucia (guerra sporca). Dal 1976 al 1983 vengono deportate, torturate e uccise migliaia di persone. Vengono creati 340 centri di detenzione clandestini (le ESMA Escuela de Mecanica de la Armada), all’interno dei quali venivano torturati i prigionieri politici con metodi disumani: scariche elettriche ai genitali, bruciature (talvolta anche con il lanciafiamme), persone appese a testa in giù per ore etc. .

Migliaia di persone spariscono nel nulla, vittime dei cosiddetti voli della morte. Così come in Cile, infatti, spesso le persone scomode alla Junta venivano catturate e portate su degli aerei per essere poi lanciate nel mezzo dell’oceano. Ad oggi i desaparecidos sono quasi 2000 e le madri di questi ancora si ritrovano in Plaza de Mayo, con un fazzoletto bianco legato alla testa come simbolo, demandando giustizia e verità per i figli mai tornati a casa.

Mentre l’Argentina è scossa da questa politica del terrore, nascosta al resto del mondo, mancano due anni ai mondiali del ’78, ospitati proprio dagli argentini. Il generale Videla, non appassionato di calcio, non è molto intenzionato a stanziare ingenti somme di denaro per l’organizzazione. L’ammiraglio Emilio Massera riesce però a convincere Videla nello sfruttare questa occasione: quale palcoscenico migliore dei mondiali di calcio, seguiti da miliardi di persone, per mostrare l’efficienza del governo militare.

Il 12 Luglio 1976 viene creato l’Eam (Ente Autarquico Mundial ’78) con lo scopo di occuparsi, appunto, dell’organizzazione della competizione. Alla fine i soldi stanziati dal governo saranno il quadruplo di quelli spesi per l’edizione successiva in Spagna nell’82: dai 100 milioni di dollari iniziali, si raggiunse la cifra record di 520 milioni. I lavori di modernizzazione degli impianti e i lavori di pubblicitari, provenieneti da New York, dovevano mostrare al mondo un paese ordinato e pulito, pronto a ospitare e vincere il torneo più prestigioso del mondo perchè forte del governo militare.

Una cartolina del Monumental (stadio del River Plate) per i mondiali del ’78

Nel frattempo, nel resto del mondo arrivano le notizie dei terribili crimini contro l’umanità commessi dalla Junta in Argentina. Si formano alcune organizzazioni in favore delle vittime: in Francia un gruppo di esuli Argentini forma il Comité pour le Boycotte del’Organisation par l’Argentine de la Coupe du Monde (COBA) che chiede alla nazionale francese di boicottare il torneo; in Olanda la Skan, movimento in favore degli esiliati argentini, promuove il boicottaggio. In Svezia, dopo la scomparsa a Buenos Aires del diciassettene svedese Dagmar Hagelin, inizia una campagna contro il regime di Videla.

In Italia le notizie sui crimini della Junta vengono nascoste con la complicità di Licio Gelli, amico del regime, ma nonostante ciò Amnesty International manda diversi appelli al capo di governo, Giulio Andreotti, e al Papa (oltre che ai giocatori della nazionale) affinchè l’Italia non prenda parte alla kermesse organizzata dal regime.

Nonostante i commissari della FIFA, come in Cile nel 1973 (vedi Estadio Nacional: la partita fantasma), chiudano gli occhi sulle vergogne del governo Videla e diano il via alla competizione, non tutti scelgono di fare lo stesso: Gianni Minà, giornalista inviato in Argentina per seguire i mondiali degli azzurri, viene espulso dal Paese per aver posto delle domande sui desaparecidos e le mamma di Plaza de Mayo e aver cercato poi di raccogliere informazioni.

Così tra il silenzio assordante della FIFA e la complicità di alcune nazioni, tra le quali gli USA, il mondiale del 1978 iniziò. Divenne un velo di ordine e organizzazione, legalità e felicità in un paese martoriato e sporco di sangue innocente.

Così a poche centinaia di metri dallo Stadio dove l’Argentina si laureò campione del mondo per la prima volta nella sua storia, in Avenida del Liberator 8151, all’intero dell’ESMA, gli aguzzini festeggiano prima di tornare a torturare le vittime di uno dei più sanguinosi e crudeli regimi della storia.

Nella seconda parte di questa storia racconteremo della marmelada peruana e delle ingerenze di Videla sulla competizione. Stay Tuned.