Il biennio 2020-2021 è stato segnato dalla pandemia di Coronavirus, che ha fermato le nostre vite e lo sport per un anno. E in questo lasso di tempo complicato per le imprese, molte società hanno rischiato il fallimento. Alcune sono tutt’ora sull’orlo della miseria, altre hanno aumentato i loro debiti, mentre poche altre invece riescono a navigare in un mare sereno.
Il 2021 lo ricorderemo anche per l’idea della Super League. Un campionato elitario che avrebbe aiutato le più grandi società calcistiche europee a risanare i propri debiti e ad arricchirsi nuovamente. A discapito però della meritocrazia, elemento basico del calcio, e soprattutto a sfavore della passione e dell’amore che contraddistinguono questo sport.
Tra i 12 club fondatori troviamo le tre grandi italiane del nord: Inter, Milan e Juve ; insieme a Manchester United, Manchester City, Chelsea, Tottenham, Arsenal e Liverpool. Più le spagnole, Atletico Madrid, Barcellona, e Real Madrid.

All’appello delle più grandi d’Europa mancano però due grandi club, peraltro finaliste della Champions 2019-20, PSG e Bayern Monaco.
La prima, assente per volontà dello sceicco Al-Khelaifi.
La seconda, il Bayern Monaco, per un progetto societario solido e costante portato avanti per anni.
Non stupisce infatti, che nessuna tedesca sia entrata nella Superlega. Forse le basi di società così quadrate vanno cercate nel passato o meglio in un modello adottato da tutti, o quasi, i club tedeschi. L’azionariato popolare.

Cos’è l’azionariato popolare?

Per azionariato popolare s’intende l’acquisizione da parte di persone, più nello specifico tifosi, di una fetta di società. Quest’ultima passerebbe quindi nelle mani dei tifosi che detengono una quota importante della società.
I supporters della squadra, infatti versando una quota annua, acquistano una minima percentuale della società. Questa, unita al totale degli investitori potrebbe andare a ricoprire una fetta importante di club, come nel caso del Bayern Monaco.
Nel caso dei bavaresi, la società è in mano ai tifosi per il 73%, e ai 3 Corn Investors, detti “le tre A”, per il restante. Allianz per il 9%, Adidas per il 9% e allo stesso modo all’Audi per il 9%.

Pertanto i tifosi che acquistano una quota della società, diventeranno soci del club e avranno diritti decisionali all’interno di esso. Indubbiamente non si parla di questioni riguardanti il mercato della squadra, o decisioni più personali della dirigenza. Si concentra piuttosto su decisioni di carattere generale come per esempio il rifacimento di una parte di stadio o i colori di una tribuna.

Il tifoso in questo modo non viene visto più come un cliente, che paga per vedere la sua squadra del cuore. Veste, invece, direttamente in prima persona i panni dirigenziali della società a cui è legato. Difatti l’azionariato popolare, molto diffuso in Germania, è una scelta anche di tradizione e di storia. Il tifoso non tradirà e criticherà mai la proprietà, una volta dentro; anzi cercherà una migliore soluzione al problema per apportare sempre più migliorie alla sua squadra del cuore.

Il più importante esempio di azionariato popolare, lo troviamo in Germania dove grazie alla regola 50+1%, si è sviluppato questo nuovo modello. Quest’ultima legge impone che i tifosi debbano detenere la quota di maggioranza in ogni singolo club.
Ciò infatti avviene in quasi tutte le società della massima serie tedesca, la Bundesliga, ad esclusione di alcuni club.
Nel 2011, pertanto venne fatta un’altra legge secondo cui gli sponsor che fanno parte di un club da ormai 20 anni, hanno la possibilità, di comune accordo con i soci, di assumere la proprietà.
Alcuni esempi sono il Bayer Leverkusen, in cui la famosa azienda farmaceutica possiede ormai la maggioranza della proprietà. E il caso anche del Wolfsburg, posseduto dall’azienda automobilistica Volkswagen.

Ma dove nasce questo nuovo modello che potrebbe rivoluzionare il calcio moderno in crisi economica?

Come detto in precedenza la casa di questo progetto è la Germania, più precisamente la cittadina portuale di Amburgo, nel nord ovest della Germania.
Qui oltre alla prima squadra della città, l’Amburgo, c’è un’altra realtà, miglior esempio al mondo di azionariato popolare: l’FC St. Pauli.

La realtà del St. Pauli, è una realtà nuova e maturata con il progetto di mettere il tifoso al centro del club. Come socio che agisce non solo per il bene della sua squadra del cuore, ma anche della proprietà su cui ha investito dei soldi.
La quota di proprietà dei tifosi è del 60% ed è in continua crescita, vista la propaganda usata per far diventare il calcio e lo stadio, non solo un sport e una struttura, ma uno spettacolo e un villaggio da vivere; per far avvicinare più gente possibile al calcio e alla squadra del quartiere portuale.

L’acquisto di quote da parte dei tifosi fa sì che si diventi soci del club, e questo ha delle conseguenze all’interno dell’amministrazione.
I soci del St.Pauli pagando la quota entreranno quindi a far parte di una vera e propria famiglia con lo scopo unico e comune, che è il bene del club.

Il totale della quota dei tifosi non sarà solamente investito in attività calcistiche per la società, ma andrà a coprire anche altre branche. Infatti l’amministrazione dei tifosi pensa anche a costruire una gioventù sana nel quartiere dello stadio. Aspiranti giocatori, e futuri azionisti del club; uno scenario aperto a tutti, senza esclusioni di nessun tipo. Gli introiti provenienti dai soci passivi, ovvero coloro che non frequentano i circoli sportivi e non usufruiscono delle attività, sono destinati a migliorare i campi del settore giovanile, e sono anche investiti per attività che riguardano i giovani del quartiere.
Non a caso negli ultimi anni le squadre tedesche stanno godendo di un ampio e solido settore giovanile.

Concretamente però che diritti hanno i soci del St. Pauli? Quali sono le attività che possono svolgere all’interno dello stadio e delle strutture del club?

Per prima cosa, la figura del tifoso essendo vista come parte principale della società, sarà soddisfatta di richieste, e saranno prese in considerazione dalla dirigenza eventuali proposte.
Esempio lampante ne è la Curva sud, del Millerntor Stadion, ovvero il cuore del tifo del St. Pauli.
Tanto è vero che la società sotto espressa richiesta dei tifosi ha costruito un piccolo ufficio, centro di coordinamento, all’interno della curva del tifo; dove l’amministrazione di tifosi si riunisce per prendere decisioni e discutere di eventuali problemi.
Per di più nella parte bassa della curva è stata creata una standing area, sotto desiderio dei supporters, perché ritengono di tifare meglio la squadra stando in piedi.

Inoltre sono riservate nella parte alta dello stadio e nella tribuna d’onore delle zone “Vip”. Ovvero delle stanze, detti separè, riservati ai tifosi soci che hanno la volontà e la disponibilità economica di acquistarne uno.
Questi ultimi sono adornati e personalizzati secondo il proprio stile. I tifosi in questo modo sono trattati come dei veri Vip, solo essendo soci del club.

Inoltre l’amministrazione è la prima che è riuscita ad inserire un asilo nido proprio, all’interno dello stadio. Tra la curva e la tribuna d’onore, per tutti i bambini del quartiere, aperto anche durante le partite. Per creare quel legame con la gente e con le nuove generazioni.
Altro progetto messo in atto dal Fallanden, centro di coordinamneto dei tifosi, è quello del calcio di strada: che consiste nel seguire le persone che non possono permettersi di essere soci. Gli forniscono capi sportivi e li conducono al campo di gioco. Un modo per unire tutte le persone di qualsiasi età e ceto sociale.

Il Fallanden del St. Pauli organizza anche le trasferte, in cui ad essere coinvolti sono pure gli U16, che godono di un pullman privato, controllato da alcuni membri dell’amministrazione.

La tifoseria del St. Pauli, è tra le più calde di Germania e da sempre riconosciuta per gli ideali politici di sinistra.
Il loro covo si trova tra le strade del quartiere più malfamato della città di Amburgo. Le idee dei tifosi prendono vita nel distretto di Reeperbahn, dove c’è un alto tasso di delinquenza, giri di prostitute e droga.
“Antisistema dal 1910”, così intona il motto della tifoseria “Not established since 1910”. Li contraddistingue l’odio profondo verso il business e l’establishment, seguendo così una linea tradizionale.
Perciò all’interno della grande famiglia dei “bucanieri”, soprannome della tifoseria ispirato allo scheletro sulla bandiera, non poteva mancare un proprio brand e un gestore del merchandising addentrato nella tifoseria. Questo è un grande vantaggio per la società che riesce quindi ad avere capi di abbigliamento per i tifosi in linea con la storia del club.

L’azionariato popolare è il modo di agire e di crescere delle società di Amburgo: l’FC St. Pauli e l’Amburgo SV. Ma in generale di tutto il calcio tedesco e dei nuovi modelli introdotti in Spagna, dal Barcellona e da altre realtà.

In Italia in seguito alla crisi del Covid-19, il noto economista Carlo Cottarelli, grande tifoso interista ha proposto il progetto di Interspac.
Una società di 16 soci, che si rifà all’azionariato popolare. Venne già lanciata due anni e mezzo fa quando c’era stato il passaggio di consegna da Thohir a Suning. Ma la proposta fu accantonata. Ad oggi in seguito all’emergenza finanziaria che sta vivendo l’Inter, il presidente Cottarelli ha avanzato la proposta di Interspac, affiancato anche dall’appoggio di numerosi personaggi famosi come Amadeus, Bocelli e Bergomi.

La prima metà di luglio di quest’estate, è stato lanciato un sondaggio sulla fattibilità di un progetto tale in Italia, e i risultati hanno aperto a una possibile introduzione di questo nuovo modello nel calcio italiano.
Ma l’idea di Interspac potrebbe essere attuato, in questo caso a Milano, solo con l’accordo dell’attuale proprietà cinese.
Carlo Cottarelli ha affermato in diverse interviste che la quota per acquistare una piccola parte di azioni può andare dai 500 ai 1000 euro. Un spesa non irrilevante, e forse poco popolare.

La strada è ancora molto lunga, ma l’idea che un tifoso possa non essere più un semplice fruitore del calcio, ma protagonista a tutti gli effetti, è qualcosa di straordinario. C’è la possibilità di rivoluzionare le sorti del calcio e delle società che nel tempo potrebbero perdere lustro a causa della crisi post-covid.