La situazione del Napoli è decisamente complicata e non certo recente, ed in una delle ultime dichiarazioni Gattuso lo ha fatto notare: “Il Napoli ha giocato per anni il migliore calcio d’Italia, pensante. Poi per tanti mesi qui si è fatto un calcio diverso e si è toccato il fondo, da cui stiamo cercando di ripartire…“.
Secondo Gattuso, i problemi hanno le loro radici nel passato, nell’addio di Sarri dalla panchina azzurra, e nel cambio tattico attuato dal predecessore.
Seguendo quindi il ragionamento del neo allenatore azzurro, il problema è nato quando la squadra ha smesso di giocare come ha sempre fatto per tre anni, e questa modifica, se dobbiamo escludere Ancelotti, è iniziata soprattutto per la cessione di Jorginho, il vero fulcro del Napoli di Sarri, nonché uno dei palleggiatori migliori al mondo.

Jorginho con la maglia del Napoli mentre dà indicazioni ai compagni.

Il Napoli, con la partenza dell’italo-brasiliano, ha perso un professore del calcio, un calciatore di un inestimabile valore tattico, oltre che tecnico. Il presidente Aurelio De Laurentis ha deciso di non investire su un sostituto naturale, virando invece su una mezz’ala, Fabian Ruiz: un talento enorme, ma non un mediano. Ancelotti comprese bene da subito le caratteristiche della sua rosa, ed abbandonò il 4-3-3 a favore di un 4-4-2 molto offensivo. Ma i problemi erano nell’aria, e si materializzato o con la cessione di Marek Hamsik, direzione Cina. L’ormai ex capitano azzurro era l’unico giocatore della rosa capace di dettare i tempi, di verticalizzare al momento giusto, e di rallentare o velocizzare la manovra a proprio piacimento.
Di fatto il tracollo inizia proprio dalla sua partenza: il Napoli, dopo una buona prima parte di campionato, si avvia lentamente verso la disfatta. Chiude il campionato al secondo posto molto lontano dalla rivale Juventus, peggiorando sempre di più nella stagione in corso, con un atteggiamento di sfiducia sempre più grande.

La società, e anche il nuovo allenatore Gattuso, capiscono che la squadra ha bisogno di cambiare qualcosa nel suo centrocampo, e decidono di provvedere immediatamente con la nuova sessione di mercato.
Arrivano all’ombra del Vesuvio Diego Demme (RB Lipsia) e Stanislav Lobotka (Celta Vigo).
I due hanno profili tattici molto diversi fra loro ed è probabile che non giocheranno quasi mai assieme (nonostante Lobotka abbia le capacità per giocare da mezz’ala), ma la loro presenza in campo cambierà radicalmente l’assetto della squadra; Demme in un modo, Lobotka in un altro.

DEMME – L’Italo-tedesco con il Napoli nel destino: il padre, calabrese e tifoso azzurro, ha chiamato il figlio Diego non per caso.
L’idolo di Demme? Gennaro Gattuso. Il nuovo acquisto del Napoli ha chiesto la cessione appena saputo dell’interesse partenopeo. Per lui infatti questa scelta segna un tassello fondamentale nella sua vita calcistica, e non solo.
Demme ha le caratteristiche di un mediano prettamente difensivo: dotato comunque di piedi discreti, fa della sua arma principale la grinta e la corsa.
La sua altezza non certo elevata (172 cm) lo rende poco efficace nel gioco aereo, ma molto tenace nei contrasti, grazie anche alla sua naturale capacità di anticipare la giocata (nella recente sfida con il Borussia Dortmund, Diego Demme ha recuperato ben 12 palloni). Da segnalare anche la sua furbizia nell’evitare situazioni pericolose subendo molto spesso fallo: nella scorsa stagione è stato il quinto giocatore in europa ad aver subito più falli (30 subiti).

Diego Demme con la maglia del Lipsia.

Demme ha dato al Lipsia un’equilibrio fondamentale: il Lipsia, in questa stagione, è stata una delle squadre ad effettuare il fraseggio più stretto della Bundesliga, grazie proprio alla capacità del suo ormai ex capitano di giocare ad uno, massimo due tocchi.
Secondo Gennaro Gattuso al Napoli serve un giropalla più veloce, che passi da un giocatore capace di smistare il gioco con pochissimi tocchi evitando di creare blocchi per altre linee di passaggio.
Inoltre la sfida contro l’Inter ha mostrato come il Napoli abbia molti problemi ad arginare le ripartenze avversarie: sia Allan che Ruiz hanno l’istinto di attaccare l’uomo, scoprendo troppo spesso la zona centrale del campo. L’intenzione di Gattuso è conferire maggior equilibrio alla squadra, e il tecnico ha visto in Demme l’uomo giusto, capace, grazie al suo spiccato senso della posizione, di fermare al meglio i contropiedi subiti.

Con chi giocherà a centrocampo? L’ipotesi più plausibile è rappresentata da Allan in primis, assieme a Zielinski o in alternativa Fabian Ruiz.
Gattuso non vuole certo privarsi del brasiliano, in virtù di un calciatore più offensivo come Fabian Ruiz. Quel che cerca in primis è l’equilibrio ed Allan risulterà senz’altro insostituibile nello scacchiere azzurro, sebbene Ruiz in coppia con Zielinski sia un’alternativa validissima sia in corso d’opera, sia in match che richiedano un uomo in più nella manovra offensiva.

Sostanzialmente il Napoli con Demme migliorerà sicuramente nella fase di pressing, e nei recuperi nella trequarti avversaria, zona di campo dove i talenti azzurri possono fare più male, grazie alle incursioni di Zielinski ed Allan, alla mobilità offensiva di Insigne e Milik, e alla velocità nello spazio di Lozano o Callejon.

LOBOTKA – La sua nazionalità fa ben sperare i tifosi azzurri: slovacco, come l’ex capitano Marek Hamsik.
È stato proprio Hamsik, suo idolo, a convincere senza troppi ripensamenti Stanley (così gli piace essere chiamato) Lobotka.

Il venticinquenne dispone di una tecnica importante, abbinata ad una grande rapidità, data la sua bassa statura. A differenza di Demme, è molto meno capace nel pressing ma molto più capace nell’impostazione. La media dei suoi palloni recuperati è di gran lunga inferiore, ma molto superiore è la sua percentuale di azioni pericolose create. La sua velocità palla al piede gli permette di macinare metri di campo utili per servire meglio gli attaccanti e, considerando la sua bravura nell’uscire dal pressing, lo slovacco sarà un’arma in più nella manovra offensiva napoletana.
Nonostante giocasse in una posizione arretrata, nel Celta Vigo alternava tempi di gioco da metodista a tempi di gioco da incursionista, andando a ricoprire molte zone del campo.
Questa sua caratteristica lo rende più efficace nella manovra offensiva, ma sarà tutta da valutare la sua capacità nell’adattarsi al calcio italiano, dove gli spazi sono ridotti ed il ritmo viene spezzato da una bassa intensità fisica.

Lobotka affronta Lionel Messi durante un Barcelona-Celta Vigo, 2 dicembre. Lobotka ritroverà il sei volte pallone d’oro nella doppia sfida di Champions con la sua nuova maglia.

Lobotka può essere quindi più versatile dell’italo-tedesco. Forse è meno pronto del nuovo compagno azzurro (ex fondamentale pedina della prima in classifica Lipsia) poiché proveniente da un campionato molto diverso da quello italiano, da una squadra a ridosso della zona retrocessione, ma Lobotka può essere quel giocatore capace di far scattare la molla alla squadra. Il suo talento può consentire al gruppo azzurro di fare il salto di qualità di cui al momento ha bisogno. Dipenderà in primis da ciò che gli verrà richiesto dal suo nuovo allenatore, e poi da come sarà capace di adattarsi alla Serie A, un campionato tatticamente non certo semplice.
Contro la Lazio abbiamo visto un Napoli più schiacciato del solito, incapace di sfruttare gli spazi in ripartenza: la visione di gioco e la velocità di Lobotka avrebbero potuto sin da subito cambiare l’assetto del match, da entrambe le parti.

Il Napoli, ora più che mai, ha bisogno di riacquistare fiducia in sé stessa, è un po’ di organizzazione in campo può solo che fare bene, soprattutto quando hai soluzioni così diverse tra loro.
Demme e Lobotka sono chiamati ad una grande sfida: riusciranno a prendere per mano il Napoli e i napoletani?