Si è giocato ieri il 193° Derby della Capitale, che ha visto la Lazio di Maurizio Sarri imporsi per 3-2 sui giallorossi.
Una partita vera, viva, che ha sicuramente divertito i tifosi neutrali, vinta con merito dai biancocelesti, apparsi più avanti rispetto alla Roma.
La Serie A è ormai un campionato privo di stelle, ma che si sta comunque rilanciando a livello di appeal.
Sono tanti gli spunti che ci lascia questo Lazio-Roma, ma analizziamoli uno per uno.

1. Guai alle sentenze affrettate

Ne abbiamo sentite tante, tantissime, fino ad oggi. Chi parlava di Roma da potenziale scudetto, subito smentito da Mourinho che ricordava come per una squadra arrivata a 29 punti dall’Inter non sarebbe pensabile colmare il gap in 6 giornate. Chi parlava di inizio zoppicante per Maurizio Sarri, forse dimenticandosi che nella prima stagione sulla panchina del Napoli dopo cinque giornate aveva collezionato solamente 6 punti. Poi la storia del Sarrismo la conosciamo tutti..

2. Il percorso

Le Romane hanno cominciato un nuovo percorso, che necessariamente avrà bisogno di tempo. Riguardando la partita di ieri si inizia a notare la mano dei due tecnici, ma permetteteci di dire che se sulle panchine ci fossero stati ancora Inzaghi e Fonseca non sarebbe cambiato troppo. Nel primo vero incontro di nervi della stagione, le squadre hanno inconsciamente tirato fuori le vecchie abitudini. Gli inserimenti di Milinkovic, le verticalizzazioni continue di Luis Alberto, gli strappi isolati di Zaniolo, le amnesie difensive giallorosse ecc.
C’è bisogno di tempo per sapere cosa sarà la Lazio e cosa sarà la Roma, quindi torniamo al punto 1: guai alle sentenze affrettate.

3. La Lazio

Partiamo dai biancocelesti, la squadra che si è aggiudicata il Derby. Come detto la mano di Maurizio Sarri si è iniziata a vedere: tanti scambi, tante triangolazioni, anche esasperando il possesso (due errori clamorosi di Milinkovic e Reina). Il gioco di Maurizio lo conosciamo tutti, è uno degli allenatori tatticamente più preparati al mondo, per questo motivo non si può pretendere tutto e subito. Ha trovato una squadra con un altro sistema di gioco, ma con principi ben consolidati soprattutto dal centrocampo in su. Con il tempo saprà farla sua, soprattutto limitandone i problemi difensivi, sempre attraverso il possesso palla. E lì saranno problemi per quasi tutte.

Maurizio Sarri festeggia la vittoria nel Derby

4. La Roma

Inutile negare che la Roma abbia bisogno di molto più tempo rispetto ai concittadini. Il livello della rosa è probabilmente superiore, ma i biancocelesti vengono da ottimi anni targati Inzaghi, con principi calcistici ben precisi e chiari, mentre i giallorossi sono da anni allo sbando. Normalizzare il tutto quindi necessita di tempo e soprattutto lavoro. Non a caso Mourinho per tutto il precampionato ha lavorato quasi esclusivamente sulla fase difensiva, affidandosi alle qualità dei singoli. I risultati di inizio stagione sono arrivati per l’entusiasmo e per un Pellegrini formato Champions, poi sono tornati i vecchi problemi. Vina a livello tattico e di lucidità è ancora settato sul Brasile e non sulla Serie A, i centrali soffrono tutte le imbucate, il gioco offensivo è ancorato a lanci lunghi e qualche iniziativa personale. Al momento la Roma lavora sul costruire la propria identità (quasi zero turnover nei primi 6 turni), una volta trovata si potrà capire quale sarà il livello. Mourinho lo sa bene, e per questo motivo in conferenza catalizza tutta l’attenzione lontana dalla Squadra.

Tutta la Roma a rapporto dopo la sconfitta

5. Arbitri, è il momento di cambiare tutto

Ecco la vera nota negativa del Derby, ancor peggio della difesa romanista: gli arbitri. E non intendiamo coloro che fisicamente hanno diretto la partita, ma l’intero sistema italiano. Un rigore netto non fischiato alla Roma (con anche possibile fuorigioco però) da cui nasce il 2-0 della Lazio; un rigore inesistente poi fischiato, forse per compensazione. Quale è la comune? Il mancato check del Var o la mancata correzione.
Si potrebbe pensare che sia casuale, ma non è affatto così. Da quest’anno infatti l’AIA ha introdotto delle multe per gli arbitri che vengono corretti dal Var. Sennonché in sala Var ci sono altri arbitri, probabilmente restii all’idea di irrogare una sanzione ad un proprio collega, quando la settimana successiva potrebbero trovarsi in campo proprio con quel collega nella postazione di controllo.
Un sistema nel quale la tecnologia non è uno strumento di supporto, non è uno strumento di correzione dell’errore umano (più che lecito, soprattutto in partite di nervi come i Derby), ma un mezzo per intimorire e punire gli arbitri che sbagliano, è un sistema allo sbando. Oppure un sistema che vuole mantenere un proprio potere, e così non va.

Che poi basterebbe guardare dagli altri sport: immagini pubbliche o comunicazione tra arbitro e Var diffusa tramite gli altoparlanti ecc. Non si annullerebbero gli errori in uno sport dominato dall’ interpretazione, ma quantomeno ci sarebbe chiarezza. Mentre qui in Italia la chiarezza è l’ultima cosa che si sta ricercando.