Il Torino di Walter Mazzarri è nel mezzo di una stagione fatta da luci ed ombre, tutte iniziate sotto i riflettori del Molineux, ad Agosto, quando il Wolverhampton ha posto fine ai sogni europei della squadra di Cairo. Da quel momento, il caso di Nkoulou e qualche partita persa di troppo hanno contribuito a far nascere un senso di malumore nel cuore dei tifosi granata. Malumore alimentato dalla pessima campagna acquisti estiva che ha visto approdare al Filadelfia solo 2 giocatori: Laxalt e il grande ed attesissimo colpo di mercato Verdi, direttamente da Napoli.

Ma se Verdi deve ancora trovare la sua dimensione all’ombra della Mole, c’è qualcuno che a Torino delizia le tribune dell’“Olimpico” da ormai 3 stagioni, facendo sognare una tifoseria quasi rassegnata all’anonimato degli ultimi 30 anni. Stiamo parlando di Cristian Ansaldi, uno degli esterni più sottovalutati e più in forma della nostra Serie A.

Ansaldi con la maglia del Newell’s

“Non ho mai avuto idoli, ma ho sempre ammirato il modo di giocare di Javier Zanetti”, così parla Ansaldi. Beh, difficile non ammirare Zanetti, soprattutto se sei un argentino, con un pizzico d’Italia nelle vene. Ansaldi è infatti cresciuto a Rosario, con addosso la maglia del Newell’s Old Boys di Messi e Icardi, ma le sue radici genitiche pescano molto più lontano: a Ronco Scrivia, nell’area metropolitana di Genova. Il suo trisnonno, di cui Ansaldi non ricorda il nome, ha lasciato la Liguria, insieme a molti altri italiani tra cui la famiglia di Zanetti, nel diciannovesimo secolo alla ricerca di speranze nel nuovo mondo. “Lo ringrazio per il cognome che porto” ha commentato Cristian, che grazie alle infinite vie del calcio è riuscito a tornare dove il suo trisavolo non era riuscito a stare: a Genova.

L’esterno argentino è arrivato in Italia nel 2015, al Genoa in prestito dallo Zenit San Pietroburgo dopo un fallimentare anno all’Atletico Madrid del “Cholo” Simeone, argentino come lui, dove aveva collezionato solo 7 presenze e tanti infortuni. Una carriera atipica per un sudamericano col sogno di giocare in Europa: cresciuto nel Newell’s dove esordì in prima squadra nel 2005 a soli 19 anni, è partito dalla sua Rosario nel 2008 con un volo di solo andata per Kazan, Russia. Al Rubin Ansaldi si è imposto vincendo 2 campionati, una coppa e una supercoppa prima di trasferirsi allo Zenit. Poi tanti infortuni e la sensazione che gli anni migliori fossero passati, senza più riuscire a tornare a vestire la maglia albiceleste, con cui aveva esordito nel 2007.

Ma per lui, molto religioso, smettere di credere non è un’opzione e così una volta respirata l’aria italiana, impressa nel suo DNA, il suo gioco si è ritrovato, tanto da guadagnarsi la chiamata dell’Inter. A Milano Ansaldi è stato vittima della sfortuna, come spesso accaduto nella sua carriera, arrivando in una delle peggiori annate della storia neroazzurra tra cambi di società e di allenatore (Mancini, De Boer, Pioli e Vecchi quell’anno) e ancora tanti infortuni. Il suo talento è stato messo da parte preferendogli le dubbie prestazione di Dalbert, tanto desiderato da Spalletti, costringendolo a fare ancora le valigie. Direzione Torino, la sponda granata.

A Torino Ansaldi è rinato, figlio della cura Mazzarri. Con l’allenatore toscano, l’argentino ha ricoperto diversi ruoli dimostrando di saper coprire bene tutto il campo: esterno sinistro, esterno destro, mezz’ala, mediano. Un tuttofare che trascina la squadra. Con lui in campo il Torino ha un’altra marcia. Sempre uno dei migliori, lascia il solco sulla fascia di turno e soprattutto spezza in due le partite con le sue giocate di classe e i suoi cross col contagiri per la testa del Gallo Belotti. Giocate che gli hanno restituito la camiseta albiceleste che ha rappresentato nel poco felice mondiale del 2018 in Russia. Un gioco del destino.

Ansaldi in azione contro l’Hellas Verona il 15/12/2019

Nelle ultime due partite di questa stagione, Ansaldi ha segnato 3 gol e fornito un assist, risultando decisivo nella vittoria con la Fiorentina e il migliore in campo nel pareggio esterno a Verona. Proprio a Verona ha mostrato tutto il suo potenziale, anche quando la squadra si è fatta rimontare 3 gol dagli uomini di Juric vanificando la sua strepitosa doppietta.

Un momento di forma eccellente che sembra non finire mai da quando è arrivato a Torino, per la gioia dei tifosi che ormai vedono in lui e pochi altri le speranze di gloria granata e dei suoi fantallenatori, anche se quest’anno occupa una slot dei centrocampisti. La sua dimensione perfetta all’ombra del Filadelfia, mentre prova ad illuminare la stagione opaca di un toro dormiente, trascinandolo come un trattore, come il giocatore che tanto ammira, come Javier Zanetti. Con i dovuti paragoni.

Ansaldi è sicuramente uno degli uomini del momento in Serie A, con la sosta alle porte e la Spal che attende il Torino domenica prossima, riuscirà a svoltare ancora una volta la stagione piemontese? Ma soprattutto, riuscirà a vincere il prestigioso premio del “Man of the Month” di Omnia Football?