Quando si parla di De Paul, subito il pensiero associa questo giocatore all’Udinese. Parliamo pur sempre del giocatore che meglio ha rappresentato i friulani negli ultimi anni, non solo grazie ai suoi grandi mezzi tecnici, ma anche per il carisma e l’attitudine al lavoro con la quale si è guadagnato l’affetto e la stima di quella piazza. Mezzi tecnici che gli hanno permesso di raggiungere anche la Selecciòn, non una qualunque, quella argentina, e di potersi esprimere da protagonista con questa.

La maturità, sotto tutti gli aspetti raggiunta ad oggi, è però frutto di un percorso lungo e non sempre in discesa. Don Rodrigo sbarca in Europa nel 2014 , al Valencia, dopo dodici anni nel Racing. In Spagna fa fatica ad esprimersi come vorrebbe, vendendo spesso schierato esterno d’attacco, quasi sempre a gara in corso. Dall’inizio infatti gli vengono preferiti i ben più esperti André Gomes, Enzo Perez e Parejo. La stagione termina con la qualificazione alla successiva Champions da parte dei Blanquinegres, ma il mercato vede andar via Otamendi, cardine della difesa, verso il Manchester City.

La stagione seguente non inizia nel migliore dei modi e a farne le spese è l’allenatore Nuno, che già a Novembre viene esonerato. Al suo posto sulla panchina va a sedersi Gary Neville. L’ex difensore dello United non stravede per De Paul e non si oppone al ritorno del ragazzo in prestito al Racing.

La sua carriera non sembra sbocciare. Dopo aver lasciato il Sud America con buone premesse, vi era tornato da talento incompiuto. Purtroppo per loro, al Valencia non erano riusciti a sfruttare la duttilità di De Paul, ritenendolo semplicemente non adatto al calcio europeo.

Le porte del Vecchio Continente però non si sono ancora definitivamente chiuse per il talento di Sarandì. Pronta a metterlo su un aereo per l’Italia c’è infatti una società storicamente lungimirante quando si tratta di giovani talenti sudamericani: l’Udinese lo acquista per la modica cifra di tre milioni di euro.

Arriva quindi il momento di mettere in mostra definitivamente le proprie qualità. Sotto la gestione dei vari allenatori che si sono succeduti negli anni sulla panchina friulana, De Paul comincia ad ingranare la marcia. Iachini da subito lo vede come trequartista o seconda punta. Con l’arrivo di Delneri viene spostato anche come ala, e successivamente con Tudor e Nicola capiterà di vederlo anche davanti alla difesa.

In poco più di tre anni, De Paul dà l’idea di avere un talento sopra la norma, ma di trovarsi raramente in condizione di poterlo far uscire. L’esonero di Tudor però porta alla guida dell’Udinese un tecnico emergente. Luca Gotti infatti, prima di rimpiazzare il tecnico croato, non era mai stato allenatore in prima in Serie A, ma sempre il vice. Arriva dunque l’occasione della vita per questo allenatore che intuisce fin dal primo giorno che se vuole durare un po’ di più dei suoi predecessori deve mettere De Paul al centro del suo progetto. E così fa, cuce addosso all’argentino la squadra, mettendo il Diez al centro del gioco.

Lo schiera in una posizione nella quale mai aveva giocato, quella di mezzala. In questa posizione De Paul esplode definitivamente e si afferma come uno dei migliori del ruolo nel nostro campionato.

Questo cambio di posizione lo rende un giocatore imprescindibile per gli schemi della sua squadra. Il suo raggio d’azione arretra, essendo chiamato a svolgere anche compiti difensivi. Può sembrare quindi limitante schierare un giocatore così estroso in quella posizione, in quanto lo costringerebbe a dare una mano dietro piuttosto che supportare in maniera costante la manovra offensiva. E invece El Pollo, come lo ribattezzarono allegramente i tifosi del Racing, giocando con il suo nome e la sua postura in campo, si esprime a livelli altissimi.

La bravura di questo ragazzo sta proprio nel fatto di saper brillantemente unire le due fasi, il che lo rende un prototipo di centrocampista moderno. Quando si tratta di aiutare la difesa è prezioso grazie alla sua forza fisica con cui contrasta gli avversari e all’intensità che gli permette di recuperare una gran quantità di palloni. A tutto ciò unisce una tecnica sopraffina, dribbling nello stretto, rapidità di passo, ma soprattutto un gran tiro da fuori e una strabiliante visione di gioco. Abile crossatore, i suoi traversoni lo rendono pericolosissimo in zona goal.

Tutte caratteristiche che gli hanno permesso di entrare in pianta stabile tra i convocati del CT Scaloni. In questo caso ha sicuramente aiutato molto il cambio di ruolo: difficile immaginare che, nonostante il talento, il Diez di Sarandì potesse avere spazio in un’Albiceleste piena di fenomeni. Detto questo, bisogna saper riconoscere anche i meriti e l’importanza avuta da Don Rodrigo nello scacchiere dell’allenatore. Rodrigo si è adattato senza problemi al 4-3-3 scaloniano.

E le prestazioni hanno portato i loro frutti. Don Rodrigo nella Copa America del 2019 ha portato a casa la medaglia di bronzo giocando sempre titolare, tranne nella prima gara contro la Colombia. In questa edizione 2021, vinta dall’Argentina, Scaloni se n’è privato solo contro Paraguay e Bolivia, mandandolo in campo sempre nella fase ad eliminazione diretta, nella quale ha segnato anche un goal, contro l’Ecuador, e fornito l’assist decisivo in finale per Di Maria.

Le sirene di mercato, soprattutto negli ultimi due anni, si sono fatte molto insistenti. Si è parlato di Napoli, Inter, Milan, Arsenal e Leeds negli ultimi due anni, ma sia per motivi personali che per vincoli imposti dalla pandemia il Diez di Sarandì è rimasto in Friuli. Ormai però, si appresta meritatamente a compiere il passo più importante della propria carriera. L’ufficialità del suo passaggio all’Atletico Madrid è la fine di un percorso di maturazione che lo porterà ad indossare una delle maglie più importanti d’Europa. Al Wanda Metropolitano sarà poi allenato da un grande centrocampista argentino del passato, Simeone. Il tecnico non vede l’ora di inserirlo nei suoi schemi che sembrano calzare a pennello, e noi siamo curiosi di vederlo all’opera in Liga. La Serie A perde un grande giocatore, che purtroppo rimpiangeremo. E per soli 35 milioni di euro, prezzo bassissimo per gli standard odierni.