Nel 1920 il calcio italiano è agli albori, ma in Toscana le rivalità sono già più agguerrite che mai. Quella tra il Viareggio e la Lucchese è sfociata in una specie di rivoluzione. Ecco la storia delle giornate di Viareggio.

L’11 Aprile del 1920, a Lucca, si giocò la partita tra i padroni di casa della Lucchese e gli ospiti dello Sporting Club Viareggio. La situazione politica italiana era un pentolone pronto ad esplodere: nel pieno del biennio rosso, le lotte della classe operaia mettevano a ferro e fuoco le città dello stivale e gli squadroni fascisti, tra violenze di vario genere, si preparavano per l’ascesa al potere.

La Toscana è storicamente terra di campanilismi che, più volte, sfociano in veri e propri atti di violenza. E non era da meno neppure nel ’20.

Prima della partita, i tifosi del Viareggio si lamentarono di un’accoglienza condita da <<atteggiamenti ostili e violenza>> da parte dei tifosi di casa. Venne giurata vendetta. Vendetta attesa per la partita di ritorno, prevista per il 2 Maggio dello stesso anno.

Vista la situazione, le autorità e la società Lucchese consigliarono ai propri tifosi di rimanere a casa e non seguire la squadra a Viareggio. Infatti pochissimi tifosi rossoneri si presentarono sul campo di Villa Rigutti.

Una foto della partita di ritorno

Le designazioni arbitrali non aiutarono a smorzare l’enorme tensione che si era creata attorno al match: l’abitro scelto fu un certo Rossini, lucchese. Quasi per bilanciare la scelta del direttore di gara, come guardalinee venne mandato un eroe di guerra viareggino: Augusto Morganti.

Il Viareggio era stato in vantaggio per 2-0, nel violento derby, ma la Lucchese riuscì a recuperare i due gol di svantaggio. Per tutti i tifosi presenti, ma anche per la cronaca sportiva dell’epoca, l’arbitraggio di Rossini non aveva aiutato il regolare svolgimento della partita, condizionando il risultato in favore dei concittadini.

La situazione era critica, sia sugli spalti, con i tifosi che aspettavano la loro vendetta, sia in campo tra i giocatori. Verso la fine della partita, Morganti litigò con un giocatore della Lucchese e Rossini ne ebbe abbastanza: fischò in anticipo la fine della partita. Ma i giocatori del Viareggio non la presero bene e con loro neanche i tifosi. I calciatori regolarono tra di loro i conti in sospeso, mentre il pubblico invadeva il campo in cerca di guai.

I giocatori della Lucchese vennero messi in salvo dai carabinieri presenti e furono costretti a camminare per 20 kilometri, per raggiungere la stazione di Pisa e tornare quindi a casa.

Le violenze del derby toscano non tardarono ad arrivare alla questura di Viareggio e il Maresciallo Taddei inviò subito dei rinforzi per placare i tifosi che cercavano di rientrare nell’impianto . Ormai il campo da gioco era diventato un campo di battaglia, ma il peggio doveva ancora venire.

I titoli della cronaca

Dalla rivoltella del carabiniere Natale De Carli partì un proiettile che colpì Morganti, uccidendolo. Il pubblico che asisstette alla scena decise di mettere in atto la giustizia sommaria, ma fortunatamente non vi riuscì. I carabinieri riuscirono a fuggire, ma ormai il dado era tratto: le violenze divennero rivolte.

La voce si sparse per tutta Viareggio, la camera del lavoro della cittadina proclamò lo sciopero generale. Vennero rubati molti fucili dalla folla, che ormai vedeva tra le proprie fila anche persone che ponevano la loro attenzione su fatti ben più seri di una partita di calcio. I rivoltosi costrinsero a chiudere tutti i negozi della città, tagliarono i collegamenti ferroviari e la linea elettrica. Dalle città vicine arrivarono sostenitori, Viareggio era una città occupata sotto il controllo del popolo.

Il prefetto cercò il dialogo con i rivoltosi, ma venne sollevato dal’incarico per volere di Nitti, l’allora Presidente del Consiglio, che passò i poteri al generale Nobili con lo scopo di ristabilire l’ordine a Viareggio. Nel frattempo, delle improvvisate guardie rosse tenevano il controllo dei punti nevralgici della città.

Fino al 4 Maggio, giorno dei funerali di Morganti, la cittadina rimase occupata. Gli anarchici delle altre città lasciarono Viareggio. Il prefetto vietò i cortei e i raduni pubblici e riprese il controllo delle strade.

Una foto storica del Viareggio

Il calcio cercò di stendere un velo sui vergognosi fatti di Viareggio e istituì la “giornata della pace”. Ma gia nel 21-22 la violenza tra le due tifoserie tornò all’ordine del giorno: il Viareggio vinse il primo derby tra le mura amiche, ma i tifosi Lucchesi lamentarono gravi intimidazioni da parte dei rivali.

Le giornate dal 2 al 4 Maggio 1920 passarono alla storia come “Le giornate rosse di Viareggio” e furono causate da una semplice partita di calcio. Pensare che una persona abbia perso la vita e che molte altre rimasero ferite, è triste. Come lo è pensare che, soprattuto nei derby toscani, la violenza non rimase circoscritta a quei fatti.

La speranza è che nel raccontare queste violenze così lontane nel tempo, ma così vicine nelle modalità, si possa sensibilizzare la coscienza del tifoso. Perchè, per quanto il calcio sia radicato nella società e che quindi ne rappresenti tutte le sfumature e le tensioni, mai deve essere veicolo di morte e violenza. Ma veicolo di gioia e felicità, per tutti.