Le nozze tra Everton e Carlo Ancelotti sono state il felice epilogo di quello che si dice un colpo di fulmine. Il primo dopo l’esonero di Marco Silva, il secondo dopo il divorzio dal Napoli, entrambi hanno deciso di rifarsi subito una vita. Nel giro di un paio di settimane dalle rispettive rotture, il 21 dicembre 2019, si è celebrato il matrimonio tra i Toffees e uno degli allenatori più vincenti di sempre. I primi mesi di convivenza sono stati per lo più finalizzati a smaltire la pessima eredità lasciata dal precedente tecnico portoghese. Nonostante nelle ultime stagioni l’Everton abbia sborsato cifre considerevoli, la scarsa sensibilità della dirigenza agli equilibri della squadra ha impedito che i risultati arrivassero. Alla guida di una rosa numericamente fornita, ma non impeccabile nei singoli elementi, Ancelotti si è dovuto accontentare di un piazzamento finale non esaltante.

I tifosi dei Toffees rendono omaggio a Carlo Ancelotti.

La nuova stagione sembra suonare una musica diversa tra le vie della blue half di Liverpool. Il nuovo Everton è una squadra con anima e corpo che percorre lo spartito pensato da Carlo Ancelotti. Il tecnico ha scelto un progetto con basi affidabili cui manca un ultimo salto di qualità per essere pericolosamente competitivo. In ballo anche la costruzione del nuovo stadio, che a partire dalla stagione 2023/24 dovrebbe sostituire l’ultracentenario Goodison Park, dove l’Everton ha conquistato otto campionati inglesi e cinque FA Cup. L’impianto sorgerà nell’area di Bramley-Moore Dock, un molo del porto di Liverpool, dunque praticamente sul mare.

La scientifica campagna di mercato ha portato a casa giocatori fondamentali per l’idea di calcio di Ancelotti, nonché da lui fortemente voluti. Al sistema di gioco dello scorso anno, altalenante tra il 4-4-2 ed il 4-2-3-1, ne viene proposto uno nuovo e tendenzialmente stabile: il 4-3-3.

Il modulo dell’anno scorso confrontato con quello attuale.

Quello che a prima vista potrebbe essere catalogato come un tridente puro, va reinterpretato in termini più dinamici. Infatti il neoacquisto James Rodriguez non è un esterno naturale, ed il suo passato ne è testimone. Il colombiano è l’epicentro offensivo dell’Everton, il pozzo di idee della squadra quando questa supera la metà campo. James vede in Carlo Ancelotti il proprio padrino calcistico, sotto la guida del quale ha sempre fornito prestazioni e raggiunto numeri di primissimo livello. Dopo aver lavorato insieme al Real Madrid e al Bayern Monaco, dopo esserci andati vicini a Napoli l’anno scorso, i due si ritrovano. Decisivo il comune sentimento di mettersi nuovamente in gioco dopo un periodo non esaltante per entrambi. 

James tende a venire verso l’interno del campo per eseguire la giocata, servendo i compagni con palloni a spiovente oppure calciando in porta con il sinistro. La capacità del diez di creare gioco ha modificato profondamente l’architettura delle azioni dell’Everton rispetto all’anno precedente. Il tridente mobile fa sì che la palla non sia giocata più esclusivamente in verticale su Calvert Lewin, ma che venga girata ai due esterni. La corsia laterale lasciata da James può essere sfruttata dal terzino, il capitano Coleman, spesso lanciato in profondità dal colombiano. Stesso copione viene recitato sull’altra fascia, con Richarlison che si accentra per fare spazio a Digne, l’uomo che secondo le statistiche crossa più palloni nell’area avversaria. 

James Rodriguez e Carlo Ancelotti dialogano prima del match.

Richarlison e Calvert Lewin completano questo atipico tridente. Le caratteristiche fisiche del brasiliano sono da prima punta centrale, anche se l’anima non è quella del centravanti. Sulla carta è un esterno, ma l’atipicità dell’attacco dei Toffees risiede proprio nella mancanza di posizioni e ruoli cristallizzati. I tre davanti compongono un sistema mobile ed imprevedibile, con Richarlison che lavora da ala o da seconda punta, a seconda delle circostanze. Le doti fisiche e tecniche lo rendono il prototipo dell’esterno d’attacco moderno, a cui manca solamente di compiere un passo in avanti sul piano della continuità e della disciplina.

Calvert Lewin, già in doppia cifra, sta vivendo un periodo di pura grazia. Da quando Ancelotti ha varcato il cancello di Goodison Park, Air Dominic è uscito dall’equivoco di essere solo un attaccante che fa le sponde e apre varchi, poco decisivo in area di rigore. La convocazione in nazionale dal CT Southgate non si è fatta attendere, e Calvert Lewin ha risposto presente andando subito in gol contro Galles ed Irlanda. Carletto ha ora un nuovo protégée.

Il reparto che ad oggi sembra essere meno attrezzato degli altri è senza dubbio la coppia dei centrali di difesa, Keane e Mina. Per intenderci, parliamo di due giocatori affidabili e perfettamente complementari, che hanno imparato a conoscersi nelle due stagioni precedenti. Keane è tra i due il più aggressivo, quello che gioca di anticipo e che va a prendere l’avversario nell’uno contro uno. Jerry Mina è più un giocatore di pensiero, il primo ad iniziare l’azione e a giocare la palla.

Michael Keane esulta dopo aver segnato il gol del pareggio nel derby contro il Liverpool.

Nonostante ciò, questo settore sembra leggermente indietro rispetto al livello complessivo dell’undici titolare. A maggior ragione se consideriamo che i ricambi sono pochi e ancora acerbi. Infatti, l’Everton ha subito 16 gol nelle prime 9 partite di Premier, non pochi. Poi un sensibile miglioramento, con soli due gol incassati negli ultimi 4 match. In parte, questi dati sono giustificati dall’atteggiamento generalmente arrembante della squadra di Ancelotti, propensa a dominare la partita, come dimostrano i 23 gol segnati. Allo stesso tempo però i numeri sono il sintomo che l’equilibrio difensivo è ancora imperfetto e meritevole di attenzione.

Il centrocampo è il reparto che ha beneficiato maggiormente degli investimenti operati durante la sessione di mercato estiva, perché sono stati acquistati due giocatori che valgono una buona parte di squadra. Allan e Doucuré sono elementi che si sposano perfettamente con il 4-3-3 disegnato da Ancelotti.

Le qualità preziosissime di Allan, lo rendono un vero perno della squadra e del gioco, sia come vertice basso, sia in una ipotetica mediana a due. L’ex Napoli, oltre ad essere impattante agonisticamente, ha senso tattico e tempi di regia che lo rendono imprescindibile nella fase di prima costruzione. Allan è l’interruttore dell’azione, la tappa presso la quale la palla transita prima di passare a coloro che trasformeranno l’azione. Doucuré arriva dal Watford per soddisfare la necessità fisica del calcio inglese. Grazie alla sua discreta misura fisica fa dell’interdizione uno dei suoi principali punti di forza, sostenendo assieme ad Allan il peso dell’intera squadra. Peraltro, giocando prevalentemente da mezzala, sfrutta la buona abilità negli inserimenti senza palla.

Allan e Doucuré in azione contro Sadio Mané.

Completa il reparto l’altra mezzala, uno tra André Gomes e Sigurdsson, più altri elementi a disposizione, come il polivalente Delph ed il giovane Davies. 

Risulta scontato dire che è  presto per parlare di orizzonti certi ma gli ottimi risultati iniziali lasciano presagire una buona annata. Il club non ha risorse infinite, soprattutto in difesa, quindi serve cautela nella gestione delle energie fisiche e mentali. Infatti, dopo un avvio straripante, con 12 punti ottenuti su 12 disponibili, ed il pareggio nel Merseyside Derby più combattuto degli ultimi anni, è calata la notte fonda. Soltanto 4 punti nelle successive 5 partite, con il rischio di buttare al vento il lavoro del primo mese e mezzo di campionato. Poi, le vittorie contro due grossi calibri restituisce fiducia ai Toffees: Chelsea e Leicester messe a tappeto senza subire alcun gol. Ciò che suscita curiosità è l’incredibile score dell’Everton contro le big: 10 punti conquistati contro Tottenham, Liverpool, Chelsea e Leicester. D’altronde, un uomo da palcoscenici importanti come Carlo Ancelotti si esalta quando il livello si impenna.

Ora la testa è all’Arsenal di Arteta, in programma sabato, per continuare la scia positiva.