Non possiamo negare che la Roma sia stata rivoluzionata da Paulo Fonseca: carente sotto il profilo del gioco, la squadra dell’anno scorso è stata letteralmente rimpiazzata da una fantasiosa e brillante sotto porta, che ha fatto dimenticare gli snervanti problemi di identità della stagione passata. La nuova Roma ha un volto proprio, capace di accettare i propri limiti ma consapevole dei pregi e delle qualità, tante, degli interpreti in campo ed in panchina.

Paulo Fonseca sta disputando la prima stagione da allenatore della Roma.

Soprattutto in panchina, perché il tecnico portoghese ha dimostrato di non esitare nel momento in cui dovevano essere fatte alcune scelte di formazione, preferendo certi giocatori ad altri il cui posto sembrava a priori assicurato. Tra l’altro, i numerosi infortuni in cui si sono imbattuti tanti fra i giallorossi non hanno spaventato il portoghese, che si è dimostrato abile nel trovare nell’ostacolo la via: se i due attaccanti classe ‘99 stanno convincendo, Mancini in mediana è un capolavoro. Gli infortuni di Pellegrini, Cristante, Mikitharian e Under lasciavano intendere l’utilizzo di Florenzi come mezz’ala o come esterno d’attacco, ma Fonseca non è arrivato per scegliere allo stesso modo di chiunque segua la Roma da un paio di anni. Il portoghese ha visto in Gianluca Mancini, arrivato in veste di difensore centrale dall’Atalanta, un mediano capace e saggio nonostante la giovane età. Una grossa responsabilità, in un momento delicato in cui dovrebbero essere gli anziani a sacrificarsi, che il talento di Pontedera non ha rifiutato di assumersi in una zona nevralgica del campo: “è un merito chiedere e voler giocare la palla in un ruolo che non è tuo” afferma Diego Perotti in un’intervista.

Paulo Fonseca dialoga con Gianluca Mancini.

A dire la verità, a Mancini non è nuovo questo ruolo: è lo stesso giocatore che nasce come centrocampista difensivo nelle giovanili della Fiorentina. Arrivato in Primavera gli viene imputato poco dinamismo in mezzo al campo e, al contempo, le qualità di tempismo e fisicità suggeriscono un suo abbassamento verso la difesa. Federico Guidi, ex allenatore di Allievi e Primavera Viola, individua nella caratteristiche di Mancini un difensore centrale: ed in quella posizione verrà da quel momento schierato. Tuttavia, i piedi buoni e la visione di gioco sono qualità innate che sono sempre appartenute al giocatore: basta ammirare il lancio profondo a Spinazzola nell’occasione del gol di Zaniolo contro il Napoli per farsi un’idea.

Proprio Giunti si complimenta con Fonseca per l’intuizione tattica: “è stato abile a metterlo davanti alla difesa per cercare equilibrio, considerata anche l’emergenza infortuni per i giallorossi, ma penso che nel momento in cui rientreranno gli infortunati Gianluca possa ritornare a giocare da difensore”. 

Mancini ai tempi della Primavera della Fiorentina.

Nessuno potrà dire quale sarà il destino di Mancini al termine dell’emergenza giocatori, ma una conferma in quella zona di campo non è da escludere. Con lui in campo è possibile che in fase di costruzione bassa un centrocampista, Mancini, si abbassi tra i due centrali difensivi, nel caso giallorosso Fazio e Smalling. Lo spazio necessario ad accogliere il centrocampista è creato dall’allargamento dei due difensori centrali che, a loro volta, sfruttano quello creato dai terzini, Kolarov e Spinazzola, che alzano la propria posizione fino alla linea dei centrocampisti. Si crea così una linea arretrata di tre difensori, che può garantire superiorità numerica e talvolta posizionale, agevolando appunto l’uscita del pallone. Dunque lo schema della Salida Lavolpiana, caro a Fonseca, è in tal senso praticabile. 

Mancini scala dietro a completare la linea difensiva a 3.
I terzini si alzano perché il buco è coperto.

La polivalenza e la duttilità sono le qualità più importanti di Mancini, che rendono questo giocatore sui generis tra i giovani italiani. Nessuno come lui. Le prospettive di una carriera importante, tra club e nazionale, ci sono: sta a te Gianluca continuare su questa strada.