Era il 2 Luglio 2016, la nostra Nazionale guidata da Antonio Conte si arrendeva alla Germania e chiudeva così il suo percorso ad Euro2016.
Dalla stampa alle chiacchiere da bar, l’argomento sulla bocca di tutti era la totale assenza di futuro (calcistico, ma non solo) per il nostro Paese.
L’età media di quella squadra era infatti di circa 29 anni, una delle più alte di sempre, ed il mister salentino aveva compiuto un vero e proprio miracolo uscendo solamente ai rigori contro i Campioni del Mondo in carica, avendo una squadra che di certo non eccelleva per qualità tecnica.

A solo tre anni di distanza, la situazione si capovolge paradossalmente: gli Azzurrini dell’U21 si presentano infatti all’Europeo di categoria con una squadra definita da molti tra le più forti di sempre.

La prematura uscita dalla competizione porta così ad un attacco frontale a quasi tutta la rosa, con i maggiori giocatori definiti “sopravvalutati” (dalle stesse bocche che li esaltavano poche settimane prima), e colpevolizzati per le loro altissime valutazioni di mercato.

Ma quale colpa ne hanno i nostri giocatori se, in seguito all’affare Neymar al Paris Saint-Germain, i meccanismi del mercato calcistico sono usciti da una qualsivoglia logica? Se Federico Chiesa al giorno d’oggi vale circa 60 milioni (dieci anni fa il Real Madrid acquistava Kakà per la medesima somma) , se per assicurarsi Lorenzo Pellegrini o Nicolò Barella occorre una cifra vicina ai 40 milioni, la colpa non può di certo essere di questi ragazzi.

Per quanto riguarda invece le critiche più specificatamente tecniche, definire i nostri ragazzi come “sopravvalutati” per via delle prestazioni in questo Europeo di categoria vuol dire non aver minimamente seguito nessuna delle tre partite disputate. L’Italia ha infatti mostrato una totale assenza di identità di gioco, le cui responsabilità sono da imputare all’allenatore Luigi Di Biagio, che si è prontamente dimesso in seguito a questo fallimento (onore al merito, di questi tempi non è così scontato).
La nostra Nazionale si è di conseguenza affidata totalmente agli spunti dei singoli giocatori, che le hanno permesso di sconfiggere, con una grande prestazione, la Spagna poi finalista (e chissà, forse vincitrice), uscendo solamente per via della differenza reti negli scontri diretti.

In un solo triennio si è detto tutto e il contrario di tutto: è evidente che l’Italia ha bisogno di una maggiore cultura sportiva, in grado di non farsi trasportare dagli eccessi.
Il nostro Paese è da sempre, e sempre sarà, terra di grandi campioni. Supportiamo i nostri ragazzi, per far tornare grande questa Nazionale!