I Soprannomi del Calcio: Cruz, El Jardinero

Ogni lunedì dedicheremo un po’ di tempo ad analizzare i soprannomi più particolari, buffi, curiosi, strani legati al mondo del pallone, affibbiati a giocatori od allenatori per i motivi più vari. Oltre ad andare a scoprire le peculiarità e le storie di calciatori in attività, questa rubrica ci aiuterà a rispolverare qualche nome caduto nel dimenticatoio.

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Per iniziare ci serve, però, andare a definire in modo adeguato cosa sia un soprannome e soprattutto che legame vi sia fra i soprannomi e il nostro amato sport. Per non sbagliare ci affidiamo al dizionario che alla voce soprannome recita:” Nome che, per distinguere meglio una persona, viene dalla persona stessa o da altri aggiunto al nome proprio, derivandolo generalmente dal nome di uno dei genitori, del luogo di origine, o da un appellativo”. Questa è la definizione classica. Ma il soprannome nel contesto calcistico ha delle sfumature differenti. Senza dubbio può derivare da un genitore (vedi: La Brujita, soprannome che Veron ha ereditato dal padre) o dal luogo di origine (vedi: Tevez, l’Apache, che deve questo nome al quartiere di Buenos Aires in cui è nato). La maggior parte delle volte, però, il motivo per il quale viene affibbiato un soprannome a un calciatore si lega alle caratteristiche tecniche o fisiche di quel determinato giocatore.

La patria dei soprannomi per antonomasia è l’Argentina. Qui chiunque ha un soprannome. Alcuni sono dei veri e propri capolavori, che con una semplice parola riescono a raccontare per filo e per segno un giocatore, il suo carattere e il suo modo di giocare. Questi nomignoli accompagnano i calciatori per tutta la carriera e sono una vera e propria forma d’arte.

Il nostro percorso parte proprio dall’Argentina, precisamente in una città situata a nord: Santiago del Estero. Qui nasce Julio Ricardo Cruz, “El Jardinero (il Giardiniere).

Cruz, che tutti ricorderanno con la maglia dell’Inter, si è ritirato dal calcio giocato nell’estate del 2010 dopo aver conquistato 4 Campionati italiani e 2 Coppe Italia con la maglia dell’Inter, un Campionato olandese con la maglia del Feyenord e due Campionati argentini con il River Plate. Ha inoltre collezionato 22 gettoni con la nazionale Albiceleste con la quale ha disputato il Mondiale 2006.

Il soprannome “El Jardinero” Cruz se lo porta dietro da quando ha iniziato a giocare con i professionisti. Il centravanti argentino comincia la sua carriera nel settore giovanile del Banfield, club soprannominato “El Taladro” (il Trapano) poiché nel 1930 un giornale locale scrisse che i suoi attaccanti perforavano le difese avversarie come trapani. Presto Julio Cruz si allinea a quella che è la tradizione della squadra e dei suoi vecchi colleghi in quel ruolo. A soli 19 anni, infatti, realizza il suo primo gol tra i grandi in una partita per niente banale: mette a segno la rete che permette al Banfield di espugnare la Bombonera e vincere contro il Boca Juniors. El Jardinero nasce proprio qui ed è lo stesso Julio Cruz a raccontarcelo: “Eravamo 3-4 giocatori degli Allievi. Alla fine dell’allenamento ci mettevamo sempre a giocare vicino a un tagliaerba, per divertimento. Qualcuno l’ha visto e dopo il gol contro il Boca, quando tutti hanno iniziato a chiedersi ‘Chi è quel ragazzino?’, hanno cominciato a chiamarmi così”.