Il tifo sportivo risponde ad un grande bisogno dell’uomo, quello dell’identità sociale, l’identità legata all’appartenenza ad un gruppo, ad una categoria sociale. Dall’altro angolo visuale il tifoso è spesso associato al dodicesimo uomo della squadra, l’elemento che rende il fattore campo decisivo. Allo stesso tempo il tifoso è per le società una fonte di guadagno, un guadagno derivante da botteghini, merchandising e servizi messi a sua disposizione.

L’assenza dei tifosi negli stadi di tutto il mondo, imposta dai vari governi per fronteggiare l’emergenza sanitaria Covid-19, risale ormai a diversi mesi fa, e regnano ancora incertezza e disinformazione su quando verrà concesso il via libera per la grande riapertura nonché su quali saranno le modalità. La scelta di vietare l’accesso in massa a stadi e simili strutture adibite alla disputa di manifestazioni sportive è stata senz’altro lungimirante, meglio obbligatoria, visto l’alto tasso di rischio di contagio che deriva dall’assembramento di decine di migliaia di persone. Non a caso si ipotizza che due tra i focolai principali del virus a livello internazionale siano state le partite Atalanta-Valencia e Liverpool-Atletico Madrid, entrambe giocate a porte aperte, visto l’elevato numero di contagiati registrati dopo quella data in Italia, proprio nella regione lombarda, e in Spagna.

ITALIA: Conclusasi la stagione 2019-20 a porte chiuse e pubblicato giusto ieri il calendario della prossima stagione di Serie A, che prenderà il via il 19 settembre, la Lega di A e le 20 società sembrano tutte spingere verso la riapertura, visto anche che solo i ricavi dal botteghino valgono in media il 10% del loro fatturato totale. Il 10 luglio la Lega ha presentato un protocollo per la riapertura degli impianti fino ad un terzo della capienza massima progettata per la terza giornata di campionato (4-5 ottobre), ma il documento non è stato nemmeno preso in considerazione dal CTS. Per di più, il recente nuovo aumento del numero di contagi ha portato alla chiusura di discoteche e suggerito ulteriore cautela, nonché suscitato incertezza sulla riapertura delle scuole a settembre. Ad oggi, secondo il CTS non sussistono i presupposti per la riapertura degli stadi e, afferma Agostino Miozzo coordinatore del Comitato: “In questi giorni tutti gli sforzi dovrebbero essere concentrati sulla scuola, gli stadi possono aspettare“. 

La decisione sarà rimessa, in forza del Dpcm in vigore, alle singole Regioni, che decideranno individualmente se procedere alla riapertura, nel rispetto di alcuni criteri generali e previo parere positivo del CTS, o mantenere chiuse le porte degli stadi. Il governatore della regione Lombardia Attilio Fontana sta valutando di autorizzare l’ingresso negli impianti sportivi per il 25% della capienza. La regione Emilia Romagna si è invece portata avanti con il lavoro, essendo stata una delle prime a emettere un’ordinanza che consente la partecipazione di poche centinaia di spettatori ad eventi sportivi al chiuso e all’aperto, prevedendo deroghe nel caso di eventi di particolare rilevanza nazionale e internazionale, tanto che la partita di basket tra Fortitudo e Reggio Emilia si è disputata davanti alla presenza di 590 spettatori. La notizia più fresca è senz’altro quella di stamattina, secondo la quale il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, avrebbe trasmesso a Roma il parere positivo della regione per la riapertura parziale dell’Allianz Stadium, nella speranza di riceverne il via libera da parte del CTS.

INGHILTERRA: Tra i primi a prospettare una riapertura degli impianti siportivi era stato il premier britannico Boris Johnson, che intendeva procedere per gradi attraverso una serie di eventi pilota per testare il gran ritorno dei tifosi: un’amichevole di cricket, una partita di biliardo e la corsa ippica di Goodwood. Ma l’obiettivo finale, nonché quello principale per il seguito che ha e gli introiti che porta, era ovviamente il calcio. Secondo indiscrezioni riportate dal quotidiano  “The Sun” nei test pilota degli stadi a settembre era stato previsto un rigido distanziamento sociale, con gli spalti riempiti anche meno del 50% della loro capienza abituale. L’arrivo allo stadio era previsto contingentato, ossia entro un orario prestabilito a seconda della posizione in tribuna o in curva. Sarebbero stati messi a disposizione ovunque accanto ai seggiolini gel disinfettanti per mani. Ma soprattutto i tifosi non avrebbero potuto cantare cori o urlare. Quest’ultima regola molto difficile da far rispettare, ma è risaputo che, secondo vari test scientifici, le particelle del coronavirus si diffondono più facilmente nell’aria quando si urla. Sfortunatamente, visto il picco di contagi registrato negli ultimi giorni, gli eventi pilota di settembre si svolgeranno a porte chiuse e la Premier League il 12 settembre comincerà la stagione senza pubblico.

GERMANIA: Tanto per cambiare ė in Germania che arriva la svolta, perché la Bundesliga è pronta a accogliere  di nuovo i tifosi. Sebbene l’esecutivo di Berlino sia contrario, il governatore della Sassonia ha concesso il via libera al Lipsia per la riapertura della Red Bull Arena già il prossimo 20 settembre, giorno in cui è prevista la prima giornata di campionato. In Germania, essendo una repubblica federale, le singole regioni hanno statuti a sé stanti. Il governatore della Sassonia, Michael Kretschmer, ha ottenuto il benestare delle autorità sanitarie locali per la riapertura parziale dello stadio del Lipsia. Per l’esordio in campionato la RBL potrà accogliere poco più di 8400 tifosi, circa il 20% della capienza massima del proprio impianto. Ci sono però diverse condizioni da rispettare: si potrà recare alla Red Bull Arena solo chi è effettivamente residente in Sassonia, il pubblico dovrà indossare le mascherine, ma è precisato che si potrà cantare, mentre l’ingresso allo stadio sarà scaglionato con 4 finestre di 20 minuti l’una. L’apertura dell’Arena sarà comunque subordinata al numero dei contagi, ed al rapporto con il numero della popolazione. Quello del Lipsia potrebbe non essere un caso isolato in quanto anche Hertha Berlino, Union Berlino ed Eintracht Francoforte sono in attesa che le rispettiva autorità sanitarie approvino la riapertura. 

Il nostro punto di vista è piuttosto in linea con quanto già affermato in un precedente articolo sulla opportunità di proseguire o meno i campionati qualche mese fa. Il virus non può e non deve essere il motivo di stallo di un intero paese, per cui si auspica che la situazione critica stimoli soluzioni creative e ponderate per garantire la ripresa della vita economica e sociale di tutti i paesi, non solo in tema di stadi, ma anche di scuole e di uffici. L’obiettivo alto numero di vittime dei mesi passati è stato probabilmente dovuto all’imprevedibilità, all’aggressività e alla rapidità di una pandemia che però adesso conosciamo e possiamo fronteggiare con  più consapevolezza e lucidità, due armi che purtroppo sono necessariamente mancate in principio. Prendere esempio da modelli che si distinguono in positivo e non commettere gli errori del passato sono i criteri direttivi che devono guidare tutte le nazioni a convivere con questo nemico comune e, un domani, a debellarlo.