Per parlare di Igli Tare dobbiamo tornare indietro di qualche anno, più precisamente ad un anno: il 2008.
L’annata che precede gli europei in Austria e Svizzera non è particolarmente brillante per la società del patron Lotito, la Lazio conclude infatti dodicesima in campionato, in Coppa Italia esce in semifinale a discapito dei cugini dell’Inter e in Champions League va fuori da ultima classificata ai gironi.

Della rosa allenata da Delio Rossi fa parte questo attaccante albanese, senza un grandissimo fiuto del goal, ma che evidentemente ha ben altre doti. E questo lo nota in particolar modo il presidente Lotito. Igli Tare alla fine di quella stagione è in scadenza di contratto e il presidente, invece di proporgli un rinnovo per continuare la sua carriera da calciatore, gli offre un ruolo dirigenziale, inizialmente di coordinatore dell’area tecnica, che lui accetta molto volentieri.
Il nove luglio, dopo aver posto la firma su un contratto biennale, parte a seguito della squadra per il ritiro estivo di Auronzo di Cadore. Ma l’ascesa dell’allora 35enne Tare nelle gerarchie della società biancoceleste non è finita, perché dopo aver ricevuto il diploma da direttore sportivo a Coverciano con il massimo dei voti il 20 aprile 2009, va subito a ricoprire questo ruolo nella Lazio.

Scelta che, sia qui in Italia che nel suo paese natale, l’Albania, fa molto scalpore. Tutti si chiedono come mai Claudio Lotito azzardi così tanto nel mettere un uomo così giovane a ricoprire un ruolo di tale importanza. Tutti danno del matto al patron laziale, senza sapere però che questa sarebbe stata la sua più grande scommessa vinta. Lotito punta su di lui innanzitutto perché parla fluentemente sei lingue; seconda cosa, ma non meno importante, perché nella sua carriera da calciatore non aveva fatto parlare un granché delle sue gesta e di conseguenza può ricoprire un ruolo di spessore senza avere troppa attenzione mediatica addosso. Altro importante fattore è il senso del dovere e la dedizione di Igli al lavoro, grande a tal punto da farlo finire per nove giorni in terapia intensiva a causa del troppo stress causatogli dal lavoro stesso.

I tifosi biancocelesti però, dopo i primi anni in cui la squadra rimane non competitiva, mostra diffidenza verso questa scelta e la sua figura. C’è voluto un po’ di tempo prima di capire il vero lavoro di Igli Tare, un direttore sportivo che con un budget otto, nove volte inferiore ai grandi club del vecchio continente ma anche del nord Italia, è stato capace di allestire una squadra che al giorno d’oggi lotta per la vittoria dello Scudetto.

Se guardiamo nello specifico l’undici titolare della Lazio di quest’anno balzerà subito all’occhio la somma spesa per acquistare ogni giocatore e il contesto in cui questi si trovavano prima di approdare a Formello. Come esempio del suo lavoro e delle sue grandi doti di scopritore di talenti si può prendere il centrocampo della Lazio, interamente costruito da Tare e che oggi ha pochi rivali in Italia.

Partendo da Luis Alberto, un giocatore smarrito, dalle grandi doti tecniche ma che non era mai riuscito a fare il grande salto; passando poi per Leiva, un centrocampista dato ormai per finito a Liverpool e acquistato da Tare per soli 5,5 milioni di euro, rinato sotto la guida di mister Inzaghi e oggi faro della mediana laziale. Arrivando poi a Sergej Milinkovic Savic, arrivato all’ombra del Colosseo per poco più di dieci milioni e ad con un valore decuplicato.

Queste sono solo alcune delle intuizioni del ds biancoceleste, un uomo capace di credere in un Klose ormai scaricato dal Bayern Monaco, di ridare fiducia all’attuale capocannoniere del nostro campionato dopo delle stagioni fallimentari all’estero, e di riportare in Italia Joaquin Correa. Per non parlare poi di tutti i calciatori scoperti in giro per il globo come De Vrij, Hernanes, Felipe Anderson, Lucas Biglia, quasi tutti diventati poi delle importanti plusvalenze. Certo, l’esperienza di Igli Tare alla direzione della Lazio ha visto anche tanti buchi nell’acqua, meteore passate per Formello come ad esempio Ravel Morrison, Ricardo Kishna, Gael Kakuta e tanti altri, ma che nella valutazione generale del suo lavoro passano in secondo piano grazie anche alle bassissime cifre che sono state spese per acquistarli.

Ciò che però può sorprendere di più di questo lungimirante direttore sportivo, è probabilmente il modo in cui lavora. Proprio così, perché al contrario di tanti suoi colleghi, fa affidamento quasi esclusivamente su sé stesso e su di una piccola squadra di analisti, oltre che su una piattaforma russa di statistiche e scouting. Spesso passa le nottate intere a visionare le giocate dei calciatori che più gli interessano e se c’è un giocatore che lo convince, allora va a vederlo personalmente, in qualsiasi parte del mondo giochi, perché oltre all’aspetto tecnico, è fondamentale anche conoscere l’aspetto caratteriale del giocatore.

Insomma, grazie al lavoro svolto negli ultimi undici anni, Igli Tare si è guadagnato non solo la grande stima del presidente Lotito, ma anche di tutta la tifoseria biancoceleste, che adesso apprezza il suo operato e gioisce alle giocate e alle vittorie che arrivano grazie ai giocatori portati dall’albanese nella capitale.

Il grande impegno del D.S. albanese è facilmente riassumibile anche nei trofei che la Lazio è riuscita a mettere in bacheca durante gli anni in cui lui ha ricoperto questo ruolo: tre Coppe Italia e tre Supercoppe Italiane.
Il suo lavoro, inoltre, non è passato inosservato neanche agli altri grandi club che vorrebbero averlo nel loro staff dirigenziale. È recente la notizia della trattativa da parte del Milan che avrebbe fatto di tutto per far sì che diventasse un dirigente rossonero, ma Igli dopo un leggero tentennamento ha deciso di rimanere a Roma, che ormai sente come casa sua.

Ormai è uno dei migliori nel suo campo, ha fatto un grandissimo lavoro con la Lazio e tutto l’ambiente laziale spera di sognare ancora più in grande.