Il complesso connubio tra Calcio e politica

Gli episodi politici delle ultime settimane ci spingono ad analizzare gli effetti che questi abbiano nel mondo del Calcio.

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Il rapporto tra calcio e politica ha radici antiche. Non é infatti una notizia che siano insiti l’uno nell’altra e che si influenzino a vicenda. Diversi sono i temi politici che in questi giorni stanno scuotendo le cronache calcistiche, a partire dalla questione della Catalogna fino agli episodi della nazionale Turca negli ultimi giorni. La realtà dei fatti ci mostra che, essendo queste due tematiche di gran rilievo nella mente del popolo, è inevitabile che si condizionino reciprocamente.
Nel corso della storia a presentare la maggiore influenza politica sul mondo del calcio sono stati,come immaginabile, i regimi dittatoriali. É necessario citare l’episodio del dittatore dello Zaire, Mobutu, in occasione dei mondiali del 1974. Lo Zaire è la prima nazionale dell’Africa nera a partecipare ad una fase finale di un mondiale, ma la pressione imposta dal regime rese quel mondiale per i ragazzi un incubo; passato alla storia é l’episodio di Mwepu, terzino della nazionale Africana, che in occasione di una pericolosa punizione di Rivelino, sul 3-0 contro il Brasile esce dalla barriera e scaraventa il pallone lontano. Lo calcia con la forza di ribellione di un paese intero, mista al timore per la sorte della squadra e delle famiglie.

Mwepu calcia via il pallone, non permettendo di battere la punizione.


È spesso un’emozione primaria di difesa come la paura a spingere i giocatori a compiere determinanti gesti; basti pensare al surreale “derby delle due Coree” disputato a porte chiuse e indirizzato dalla Corea del Nord,con i ragazzi Sudcoreani impauriti da possibili ripercussioni sulle loro vite, o alla polemiche relative ai festeggiamenti dei ragazzi Turchi ad inneggiare il “regime”. Recentemente ha preso piede in tutte le cronache sportive mondiali la storia del cestista turco Kanter, che milita in Nba e che vive una vita da apolide e da ricercato a causa della sua dichiarata opposizione contro la politica repressiva di Erdogan. Una politica che colpisce chiunque sia in opposizione con conseguenti ripercussioni sul nucleo famigliare di ciascuno, (come nel caso di Kanter, il cui padre è in galera e la famiglia non può avere in nessun modo contatti con lui). Esempi di questo tipo possono anche essere la causa delle azioni compiute da ragazzi talvolta più per imposizione che per vero e proprio legame ad un’ideologia. In linea con ciò possono essere interpretati i recenti comportamenti dei giocatori turchi che al momento dell’esultanza mimavano il saluto militare come segno di fedeltà al governo di Erdogan.

Saluto militare in sostegno dell’avanzata Turca contro i Curdi.


Ovviamente la politica entra nel mondo dello sport,attraverso le idee degli atleti e di chiunque faccia parte del settore, non dovrebbe però influenzarlo in nessun modo, ne potersi permettere di usarlo come strumento propagandistico o mezzo per rafforzare un determinato potere.
É presto per capire che scenari avrà la vicenda e in che modo si muoverà la UEFA a proposito, certo é che bisognerebbe tutelare il più possibile il mondo dello sport affinché non succedano nuovamente episodi di questo genere.