Zlatan Ibrahimovic, un nome che non ha bisogno di presentazioni. Ovunque sia andato, Zlatan ha spaccato in due il campionato, a suon di gol, giocate straordinarie e parole roboanti. In questi giorni ha più volte espresso il desiderio di tornare nella nostra Serie A. Ma Zlatan è ancora il conquistatore?

Pochi giocatori nella storia del calcio sono stati capaci di vincere ovunque, a prescindere dal livello del campionato o dall’età. Pochissimi hanno vinto il numero di trofei che Zlatan Ibrahimovic ha portato a casa. Malmoe, Ajax, Juventus, Inter, Barcelona, Milan, Paris Saint-Germain, Manchester United e L.A. Galaxy. 9 squadre e 7 campionati differenti, Ibra non ha mai trovato difficoltà ad adattarsi. Anzi, probabilmente, come direbbe lui, sono sempre stati gli altri a doversi adattare a lui.

Personaggio fuori dalle righe, polarizzante. O lo ami o lo odi. Ma nonostante il grande numero di squadre per cui ha giocato, sono davvero in pochi ad odiare Ibra. La sua presunta arroganza, che col tempo è cresciuta sempre di più, lo ha aiutato nel creare l’immagine di un giocatore onnisciente e onnipotente. Quando Ibra è in campo si ha la sensazione che tutto possa dipendere da lui, che da un momento all’altro lui possa tirare fuori dal cilindro una giocata magica, un aggancio al volo in stile Taekwondo, sua grande passione, e poi palla all’incrocio dei pali.

Ibra è stato Ibra fin dai tempi della sua gioventù a Rosengard, quartiere popolare della sua Malmoe, e continuerà ad esserlo finche giocherà. Ma adesso Zlatan sembra essere triste, l’età avanza e lui ormai da due anni è emigrato in America dove tutti pensavano fosse pronto ad appendere le scarpette al chiodo. L’infortunio al ginocchio patito in quel di Manchester sembrava averlo condannato a un finale di carriera lontano dai riflettori, ma Ibra è un conquistatore e non è felice se non prende tutto ciò che trova. Arrivato a Los Angeles, ai Galaxy, Ibra ha attirato subito le attenzioni di tutta l’America con le sue egocentriche dichiarazioni, ma soprattutto con le sue prestazioni in campo. Tutti si aspettavano un giocatore al capolinea della carriera, un uomo di 38 anni stanco della ribalta e intenzionato solo ad arrichhire ancora una volta il portafoglio in un posto più esotico rispetto al solito. Ma non conoscevano Zlatan.

Dopo 2 stagioni con i Galaxy, Ibra rimarrà senza un contratto da dicembre. A 38 anni è difficile immaginare una squadra che possa permettersi lo stipendio che percepisce in America, ma lui ha ancora voglia. Sono ormai 4 anni che Ibra non vince un campionato, sono ormai 3 anni che Ibra non vince un trofeo, sono ormai 2 anni che Ibra è lontano dal calcio che conta. Troppo tempo per lui che non sente di avere l’età che legge nella sua carta d’identità. Vuole tornare, vuole tornare per dimostrare a tutti che lui è ancora quel famelico conquistatore che tutti siamo abituati a conoscere e che tutti temono.

Ma tornare dove? In Italia, a detta sua. Si, perchè in un’intervista uscita sulla Gazzetta Dello Sport Ibra ha confessato che gli piacerebbe tornare in Italia. Ma ha fatto di più: ha confessato che non vorrebbe tornare solo come “fenomeno da baraccone” per attirare i tifosi di qualche squadra di media classifica. No, lui vuole vincere. Lui vuole dimostrare che nessuno è superiore a Ibra, nemmeno ora che ha 38 anni.

Subito sono partite le speculazioni: in Italia non ci sono tante squadre che lottano per lo scudetto e che allo stesso tempo possano permettersi le prestazioni di Ibrahimovic. La Juventus ha già Cristiano Ronaldo e altri campioni, Ibra rischierebbe di essere tagliato fuori da una squadra già costruita per stravincere. Il Napoli è già stato accostato più volte al nome di Zlatan e tra lo svedese e Carlo Ancelotti c’è un buon rapporto. Lo ha dichiarato più volte lo stesso Ibra che si è detto dispiaciuto di aver lavorato solo un anno con l’attuale allenatore del Napoli.

Ma sembra che ci sia qualcuno che ci sta pensando seriamente, dalle parti di Milano. Perchè Sanchez sarà out per 3 mesi, perchè Lukaku ha già giocato con lui, perchè Lautaro potrebbe solo che crescere guardando Ibra giocare al suo fianco. Stiamo parlando dell’Inter di Conte. E proprio per Conte, sempre nell’intervista sopracitata, Ibra ha parlato molto bene. Ci ha lasciato forse un indizio? Ibra tornerà a vestire il neroazzurro?

Ciò che conta è che un campione come lui, alla sua età, sia ancora affamato, a dimostrare che nel calcio non conta solo il talento. Conta la testa, la decisione, la voglia di competere al massimo. E Ibra lo ha sempre fatto. Anzi, Ibra ha sempre vinto.