“Abbiamo fatto un mercato da 10, ci prendiamo la responsabilità di lottare per il primo posto”.

Carlo Ancelotti, 23 Agosto 2019

Sono passati poco più di tre mesi da quel giorno, ed il Napoli si trova in settima posizione a 17 punti di distanza dall’Inter e 16 dalla Juventus.
Se alla guida del club partenopeo ci fosse stato un allenatore con una storia diversa, con ogni probabilità la fiducia nei suoi confronti sarebbe svanita da tempo e De Laurentiis adesso avrebbe a stipendio due coach.

Il Napoli ha perso il treno scudetto, ma quello per la Champions League è ancora lì in stazione, e gli Azzurri non possono perderlo: proprio per questo è necessario un immediato cambio di rotta.

Cosa ha portato a questa crisi? Sono diversi i fattori da considerare, dalla dirigenza spesso al di sopra delle righe allo strappo con i giocatori, culminato nel famoso “ammutinamento“. A pagare alla fine però è sempre l’allenatore, concentriamoci quindi sulle colpe di Ancelotti.
Lungi dal voler insegnare ad un maestro come Carlo, molte cose non convincono di questa gestione.

Partiamo dalla continua alternanza in porta tra Meret e Ospina. Il portiere è un ruolo molto delicato: deve guidare la linea di difesa (in questo caso al primo anno insieme) e dare sicurezza ai propri compagni. Una situazione di perenne incertezza non aiuta a creare questo rapporto. Inoltre, lo possiamo dire, Alex Meret è al momento almeno una spanna superiore al colombiano, ed in futuro sarà il padrone dei pali azzurri. Non vediamo quindi motivi che giustifichino questa scelta.

Vedere poi questa rosa, di assoluto livello, schierata con il 4-4-2 è poi una bestemmia calcistica: per uscire dall’ombra del sarrismo Ancelotti ha ripudiato il modulo perfetto per questi giocatori, il 4-3-3.
Analizziamo infatti i reparti:

Sulla linea difensiva con il 442 si costringono i terzini a rimanere abbastanza bloccati, essendo le fasce occupate dai centrocampisti esterni; giocatori come Di Lorenzo, o Gholuam (se mai tornerà quello vero), invece hanno bisogno di campo da percorrere, di spazi lasciati liberi dalle mezzali e dagli attaccanti che si accentrano.

Vedere poi a centrocampo un cristallo come Fabian Ruiz relegato al ruolo di regista fa male al cuore: lo spagnolo, insieme a Zielinski, andrebbe con il cambio di modulo a costituire una delle coppie di mezzali più forti e complete dell’intero campionato. Tecnica sopraffina, tiro da fuori, inserimenti, visione di gioco, tutto al servizio della squadra. Allan nel ruolo di mediano tornerebbe nel suo ruolo naturale, con un jolly come Elmas in grado di coprire entrambi i ruoli.

È in attacco che l’analisi tattica diviene limpidissima. Al momento il Napoli relega Callejon ed Insigne sulla linea dei centrocampisti, con Lozano – Mertens – Milik – Llorrente ad alternarsi nelle due posizioni d’attacco.
Nel 4-3-3 ognuno andrebbe a ricoprire la propria posizione ideale: sulle fasce Callejon, Lozano, Insigne e Mertens (con il belga che può agire anche da prima punta), pronti a servire Milik o Llorrente, terminali perfetti.

Il valore di un uomo e di un allenatore si vede nel coraggio di cambiare idee, soprattutto nei momenti di difficoltà. Ci auguriamo che Carlo Ancelotti saprà fare ciò, altrimenti l’epilogo potrebbe essere durissimo.