Le due squadre di Manchester danno vita a un derby particolare, differente da quelli che siamo abituati a conoscere in Italia colmi di passione e, talvolta, parecchio odio sportivo. City e United non si sono mai odiate. Sono come due coinquiline che hanno vissuto amorevolmente per tanti anni, ma che per colpa di un bel ragazzo hanno litigato. E non si parlano più.

La storia di questa stracittadina inizia nel diciannovesimo secolo: il 3 novembre 1894 si gioca, in casa dei Citizens, il primo storico derby di Manchester. Vincono 5-2 i Red Devils, ma entrambe le squadre a fine stagione non riusciranno ad ottenere la promozione in First Division.

All’epoca si giocava un calcio diverso. Sia sul campo con gli arbitri in giacca e cravatta, che sugli spalti. A Manchester il derby non è mai stato la partita della stagione, ma solo una questione di onore cittadino, senza troppo rilievo. I tifosi di entrambe le squadre erano soliti supportare anche l’altra compagine della città, quando la propria era impegnata nelle trasferte allora proibitive per il pubblico comune.

Una vecchia foto di Maine Road, casa del City

Nel secondo dopoguerra lo United fu ospitato proprio a Maine Road, storico stadio del City, per permettere la ristrutturazione dell’Old Trafford, bombardato e distrutto dai tedeschi, mentre i cugini blue aiutavano nel riempire le tribune e incitare i giocatori in campo. Impensabile nel calcio di oggi, impensabile per chi è abituato a derby molto più caldi, dove per una sera le famiglie si spaccano e non esiste la parola “amico”.

Eppure, la solidarietà tra le due tifoserie della più importante città industriale dell’Inghilterra era all’ordine del giorno. Dopo il disastro aereo di Monaco che provocò la morte di buona parte della squadra dello United, oltre che di giornalisti e dirigenti, molti tifosi dei Citizens cambiarono squadra. Lo fecero per empatia, per aiutare chi in quel momento aveva visto spezzato un sogno, in una tempestosa sera tedesca. E se pensiamo che l’allenatore di quello United era Sir Matt Busby, storico attaccante del City nei suoi anni da calciatore, diventa tutto ancora più romantico.

Probabilmente vi starete chiedendo dove sia iniziato tutto l’astio che oggi caratterizza la partita. Difficile da capire e da individuare in un momento. Probabilmente i successi delle due squadre alla fine degli ’60 hanno contribuito ad accendere una partita che fino a quegli anni non era mai valsa niente più che 2 punti. Ma la leggenda racconta altre cose e se si parla di leggenda non si può non parlare di George Best.

Una pagina di giornale con un’intervista a Best in occasione del derby

Siamo ad Old Trafford, è il 12 Dicembre 1970. Matt Busby aveva lasciato la panchina del Manchester United l’anno prima e sarebbe tornato solo qualche mese più tardi. A tirare le redini di una squadra che si avvia alla fine di un ciclo c’è Wilf McGuinness, storico allenatore inglese delle giovanili dei Red Devils, colpevole di non essere mai riuscito a stringere un buon rapporto con il vero fenomeno di quegli anni: George Best.

Sulla panchina dei Citizens siede, invece, il leggendario Joe Mercer. L’ultimo, prima degli sceicchi, capace di portare la squadra sul tetto d’Inghilterra dopo averla presa in Second Division. Il campionato vinto nel ’68, proprio contro i rivali cittadini attardati di soli 2 punti, e la FA Cup dell’anno seguente segnano il periodo più roseo della storia del Manchester City. Momento che sembra concluso però durante la stagione del derby incriminato.

Torniamo ad Old Trafford. Mike Doyle ha portato avanti i blue con un bel colpo di testa. I Red Devils provano a reagire spinti dal pubblico di casa. Da centrocampo Charlton prova a servire Best sulla trequarti offensiva. Il fenomeno nordirlandese sbaglia il controllo e Glyn Pardoe, in estirata, allontana il pallone mentre Best entra in tackle colpendogli la gamba destra. Per Pardoe si tratterà di una frattura e sarà costretto a lasciare il campo per Arhur Mann. I tifosi e i giocatori del City sono una furia. La partita verrà vinta 4-1 dagli uomini di Mercer con un Franny Lee scatenato e autore di una tripletta.

Glynn Pardoe soccorso dai medici dopo l’intervento di Best

Per un anno i tifosi blue hanno rinfacciato ai cugini il rischio amputazione, mai corso veramente, di Glynn Pardoe, rinfacciando a Best il fatto di non aver nemmeno chiesto scusa dopo il terribile intervento. E proprio Lee, l’anno seguente, contribuì ad aggiungere pepe ad una sfida che stava diventando molto saporita. Durante il derby accusò Best di essere un simulatore e per farlo notare all’arbitro si gettò in terra, anticipando di parecchi anni Van Gaal, creando scompiglio.

Da quegli anni, qualcosa si ruppe. La competitività delle due squadre negli anni ’60 aveva incrinato il rapporto di amicizia che aveva sempre contraddistinto le due tifoserie facendo nascere un derby fantastico senza mai sfociare in atti di violenza ingiustificata e situazioni spiacevoli che siamo abituati a vivere qui in Italia.

Ma se andiamo a vedere le statistiche, dall’arivo di Sir Alex Ferguson sulla panchina dello United il derby di Manchester non ha mai rappresentato uno scoglio per i Red Devils. Sugli spalti dell’Old Trafford i tifosi si divertivano a contare gli anni che passavano dall’ultimo trofeo vinto dal City che nel frattempo faticava a rimanere in Premier League. Sul campo non c’era storia. Finchè la storia non è cambiata, per mano degli sceicchi che hanno fatto rinascere dagli albori di quello scontro tra Best e Pardoe una rivalità spenta dai pessimi risultati del Manchester City.

Da quel momento è successo di tutto: il 6-1 del City ad Old Trafford e il “Why always me?” di Balotelli; la rovesciata di Rooney; Aguero che all’ultimo respiro regala un trofeo che al City mancava da più di 40 anni; lo United che sprofonda e il City che fa lo United. Una partita pazza, fuori dagli schemi.

La fantastica rovesciata di Rooney nel derby

E adesso, dopo il derby di dicembre vinto dallo United, gli uomini di Guardiola proveranno a vendicarsi nella semifinale di League Cup, nel primo derby di questo nuovo decennio. Una partita mai scontata, fatta da brutti falli, reti fantastiche e cori di sfottò all’inglese. Uno spettacolo imperdibile.

Un po’ di statistiche: