Ve lo abbiamo raccontato dopo la ricerca di Stage-Up/Ipsos (vedi qui): il pubblico calciofilo invecchia sempre di più. Il tempo scorre velocemente e trascina verso la deriva tutto ciò che sta nel mezzo, come un fiume in piena. Difficile stare al passo con tutto quello che accade nel mondo, difficile anche se vanti miliardi di persone al tuo seguito. Il calcio sta faticando, non poco, per riuscire a stare al passo dei tempi, per ritrovare l’appeal nei confronti delle nuove generazioni che, piano piano, stanno abbandonando il sogno tondo del pallone.

Siamo nell’era di internet, dei social network e dei videogiochi. Statisticamente, i giovani di questa generazioni preferiscono interagire con eventi che gli permettano di essere sempre connessi, sempre online, qualcosa che possa essere condiviso con una platea di pubblico che non può entrare in uno stadio da calcio.

Nell’ultimo anno, gli eSports hanno aumentato del 25% i ricavati rispetto al 2018. Sintomo che qualcosa sta cambiando verso una direzione ancora sconosciuta, trascinato inevitabilmente da quella voglia di rete di cui si parlava prima. Quest’anno, le competizioni videoludiche potrebbero, per la prima volta, sfondare il muro del miliardo di dollari di guadagni. Una fetta di mercato invitante, inesplorata da tanti, ma conosciuta da tutti.

Secondi i dati di Football Benchmark, l’età media degli appassionati di calcio internazionale è di 39 anni. Ben 7 anni più vecchia rispetto a quella degli eSports. Ma cosa attira così tanto i giovani in questo mondo? Sicuramente un fattore è quello del tempo necessario per diventare professionista: se nel calcio bisogna investire tempo, sudore e sacrifici per un numero di anni molto elevato e non avere la sicurezza di riuscire ad arrivare al top, nel campo degli eSports ciò non accade. Diventare un professionista negli eSports richiede poco tempo e, inoltre, in generale il giocatore amatoriale può possedere gli stessi identici mezzi del professionista. Una strada meno impervia da percorrere rispetto a quella, tutta in salita e piena di trappole, del calcio giocato.

Una foto del calcio che prova a far colpo sui giovani

Per quanto i soldi prodotti dalle competizioni degli eSports totali superino di poco solo il bilancio del Barcelona (poco più di 800 milioni di dollari), le società calcistiche non hanno perso tempo per cercare di accapararrarsi un pezzo di questi guadagni. I giochi football-based, come Fifa, però non riescono comunque ad entrare nella Top 10 dei videogiochi più famosi e giocati del mondo. E sebbene ormai quasi tutte le grandi leghe europee offrano anche una lega virtuale, dove le società acquistano lettteralmente dei giocatori di Fifa, come per esempio la ePremierLeague, alcune squadre hanno deciso di fare un salto ulteriore verso questo nuovo mondo.

Lo Schalke 04 è ormai diventato un consueto partecipante nel campionato europeo di League of Legends, la Roma ha avviato una partnership con un gruppo dal nome Fnatic per eventi eSports, il PSG ha seguito la strada dei giallorossi con la cinese LGD per partecipare a campionati di Dota2, quarto videogioco più popolare al mondo. Molti giocatori, come Romagnoli del Milan, stanno iniziando a investire in questo tipo di collaborazioni, mentre il Manchester City ha trovato un accordo con FaZe Clan per una partnership che crei contenuti social ed edizioni limitate con le quali attirare sempre più pubblico giovane.

Il team di LoL dello Schalke 04

Gli eSports si stanno trasformando in una corsa all’ora per uno sport che ha un disperato bisogno di rinnovamento. Le società puntano sempre più a una gestione social, dove conta più l’immagine che la sostanza. Dove anche se perdi, conta il fotomontaggio post partita creato ad hoc per la situazione. Contano gli hashtag, le campagne social, la facciata di un edificio sempre più vecchio e sempre più sporco. Le partnership di eSports rappresentano l’ultimo e disperato tentativo, da parte di un mondo ormai troppo corrotto dal denaro, di portare nuova gente allo stadio, di creare introiti sicuri anche per i prossimi anni. Ma forse la vera soluzione non è negli eSports, non è quella di sembrare un vecchietto in un negozio di videogiochi o alla prima esperienza con uno smartphone, non è quella di ridipingere la facciata, ma di ripartire dalle fondamenta