Ecco un nuovo appuntamento con la rubrica “I Templi del calcio”. Oggi parleremo dell’Old Trafford, storico stadio del Manchester United, ma provando a farlo in un’altra ottica.

George Best, Bobby Charlton, Cristiano Ronaldo, Brian Robson, Eric Cantonà, David Beckham, Paul Scholes, Ryan Giggs, Denis Law. Potremmo stare qui ancora un po’. Ma cosa accomuna tutti questi giocatori? Facile, no? Il Manchester United, la squadra più tifata e ricca del mondo, i Red Devils. Diversi fattori associano la storia dello United al mito, i giocatori elencati sopra di certo aiutano, ma c’è una cosa in particolare a rendere speciale l’aria di Manchester. No, non sto parlando dello smog che circonda la città, ma dell’Old Trafford.

L’Old Trafford è lo stadio che, dal 1910, ospita le partite del Manchester United. Fatta eccezzione del periodo che va dal 1941 al 1949, quando lo stadio venne bombardato dai tedeschi e i Red Devils furono costretti ad emigrare a Maine Road, impianto degli odiati rivali cittadini del Manchester City. Situato nella città di Trafford, facente parte della Great Manchester (area metropolitana della città), lo stadio è costruito con la classica architettura inglese e può contenere fino a 76.212 persone, il che lo rende il secondo stadio inglese più capiente dopo il nuovo Wembley.

All’Old Trafford si è scritta la leggenda, anzi si sono scritte le leggende. Perchè sotto i riflettori dell’impianto di Sir Matt Busby Way sono nati tutti quei giocatori elencati poco più sopra. E quando lo United giocava in casa e in panchina c’era Sir Alex Ferguson, uomo che non ha bisogno di presentazioni, la chimica tra la gente sulle tribune e la squadra aumentava nei minuti finali. Quando lo United era sotto, in casa, e mancavano pochi minuti alla fine, Ferguson portava il dito sul quadrante dell’orologio. Un po’ come a indicare a tutti che bisognava svegliarsi. E si svegliavano. L’Old Trafford si svegliava, entrava in un mondo onirico, fatto di una materia differente. Una materia che, se tua nemica, ti soffocava e non ti lasciava scampo. La stessa materia dei sogni. E non è un caso quindi se Bobby Charlton, negli anni ’60, si rivolgesse all’Old Trafford come al “Teatro dei Sogni”.

Ma oggi tutto questo sembra far parte di un passato lontano, lontano come quando appena sveglio cerchi di ricordare un sogno. Un sogno che non tornerà più, che si perderà inevitabilmente tra il mare di materia cerebrale. Il teatro dei sogni non vede più recitare quelle grandi opere a cui era abituato, qualcosa si è rotto.

Dal 2013, dall’addio di Ferguson, i Red Devils non sono più riusciti a svegliare quel gigante dormiente. Sono stati chiamati i migliori dottori del mondo, dall’Olanda, dal Portogallo e adesso qualcuno ha richiamato qualcuno che da Old Trafford c’era già passato, ma che poco può fare. Il titolo non è mai stato così lontano negli ultimi anni, la Champions League stessa potrebbe non essere alla portata dello United. Il teatro dei sogni chiuso in mezza alla settimana, che tristezza.

Lo United è passato in momenti bui, pensate che negli anni ’70 dopo l’addio di Best, la squadra finì addirittura in League One (Serie B dell’epoca). Come se lo stadio soffrisse l’abbandono delle sue più grandi star. Come se il teatro dei sogni avesse bisogno di un qualcuno capace di far sognare pure lui, non solo la gente che ospita.

In questi momenti l’Old Trafford si sta preparando per una sfida particolare. Miglialia di persone stanotte, in quel di Manchester, sogneranno. Sogneranno uno stadio gremito, tutto rosso, rosso fuoco. Sogneranno di alzarsi in piedi ad urlare, a gioire al pub dopo una vittoria. Il sogno più bello del mondo, l’incubo peggiore per quelli di Liverpool. Perchè all’Old Trafford, domani, andrà in scena la partita più sentita dell’anno. La partita che vale una stagione, dove tutti i sogni diventano realtà. Manchester United-Liverpool. Domani su quel terreno 22 giocatori vivranno l’ennesima opera del teatro di Manchester, nessuno può sapere se si tratterà di un bellissimo sogno, o del peggiore degli incubi.