Nel 1923 il Regno Unito era il più grande impero coloniale che la storia abbia mai visto. In ripresa dalla grande guerra verso la depressione del ’29 che, di lì a poco, avrebbe sconvolto l’economia mondiale. Durante quell’anno a Londra, sua capitale, c’era grande fermento per l’Esposizione dell’Impero Britannico prevista in città l’anno seguente. Tutti i popoli riuniti sotto la corona inglese sarebbero stati testimoni di un evento imponente, come la storia del paese. Serviva, quindi, un impianto all’altezza del nome di quell’evento e dell’impero. Un qualcosa che potesse ospitare centinaia di migliaia di persone che, in quegli anni, si erano perdutamente innamorate di uno sport: il football. Re Giorgio V decise che era ora di costruire lo stadio dell’impero, appunto, “Empire Stadium“. Vi dice qualcosa il nome? No!? Beh, allora proviamo con il quartiere che venne scelto per quell’opera immensa: Wembley. Ora ci capiamo.

Il 28 Aprile del 1923, dopo soli 300 giorni dall’inizio dei lavori, a Wembley, oltre 200.000 persone accorsero per l’inaugurazione di quello che sarebbe diventato il tempio del calcio. Tutti per vedere la finale di FA Cup, tra Bolton e West Ham, vinta 2-0 dagli Wanderers, al primo dei 4 successi della loro storia. Sarebbe passato poco tempo prima che quell’opera così imponente diventasse uno dei simboli del calcio, non solo inglese, ma mondiale. Le due torri gemelle poste all’entrata di una delle tribune hanno accolto per 80 anni le migliaia di persone arrivate per assistere alle Olimpiadi del 1948 o alle 5 finali di Coppa dei Campioni, o alla finale dell’europeo del 1996 vinta dalla Germania, ma soprattutto quelle arrivate da tutta l’Inghilterra il 30 Luglio 1966. Quel giorno, la Regina Elisabetta II, insieme ad altri 92.999 spettatori, ammirò Bobby Moore alzare la Coppa Rimet nell’unico trionfo mondiale (e internazionale) della nazionale dei 3 Leoni.

Poi nel 2000 la chiusura e la drastica decisione. L’Empire Stadium verrà buttato giù per lasciare spazio ad uno stadio più moderno, 3 volte e mezzo più grande e al passo coi tempi. Accompagnando il tutto con un’opera di rinnovamento del quartiere circostante che ospita alcune residenze studentesche. Così nel 2003, ad 80 anni da quella finale di FA Cup, l’Empire Stadium venne demolito per far iniziare i lavori di quello che è oggi “Wembley Stadium“. Sì, perchè in fondo dell’impero non fregava niente a nessuno. Importava solo il football. E football e Wembley sono sinonimi.

Non 300 giorni, ma 4 anni di lavori ininterrotti per coprire un costo di quasi 700 milioni di sterline. E nel 2007 venne ufficialmente alla luce, sorretto dal suo poetico e simbolico arco, il nuovo Wembley, inaugurato da un’amichevole tra Inghilterra e Brasile.

Oggi, Londra è una delle mete turistiche più ricercate nel mondo. Tante sono le attrazzioni che attirano i curiosi turisti: Piccadilly Circus e le sue luci; Portobello Road e i suoi stravaganti mercatini; l’imponenza del Tower Bridge e del London Eye; il polmone verde di Hyde Park o il noiosissimo cambio della guardia a Buckingham Palace. Ma se amate il calcio e siete dalle parti di Londra non potete non visitare quel magnifico stadio, o gli altri che tappezzano la città di poesia e leggenda. Ma mi raccomando: in metro, state attenti ad elogiare una squadra piuttosto che un’altra, non sapete mai in che quartiere potreste trovarvi.

Se avete intenzione di fare un salto a visitare lo stadio o siete fortunati e ci capitate nei giorni in cui ospita qualche tipo di evento, sappiate che è molto facile da raggiungere con 2 fermate della metro a circa 10 minuti di cammino dall’impianto e una stazione della linea ferroviaria nazionale a qualche centinaia di metri. Noi vi consigliamo di scendere alla fermata della metro di Wembley Park, che si trova sulla linea della Jubilee (che potrete trovare sul Tamigi ad Embarkment, vicino al London Eye e Westminster) e sulla Metropolitan (che passa da Liverpool Street, stazione d’arrivo dei treni dall’aeroporto di Stansted), nonchè la più suggestiva per arrivare, con lo stadio ben visibile in fondo al vialone.

Una volta scesi dalla metro, troverete subito un clima magico, particolare e moderno. Tutto il quartiere intorno allo Stadium è costruito per accogliere e far meravigliare i più curiosi tra outlet al passo coi tempi, pub sportivi, bibliotece immense e una arena molto simile ai nostri palazzetti dello sport, senza contare l’immancabile teatro.

Ma una sola costante notere subito: Bobby Moore. Lui che ha indossato la fascia da capitano della nazionale per 90 volte e lui, solo lui, che ha alzato quella coppa. Infatti, dopo essere passati sotto al “Bobby Moore Bridge” e aver fatto qualche foto al mosaico a lui dedicato, non potrete sbagliare strada: tutto dritto fino alla sua statua. Imponente, che osserva tutti quelli che arrivano, come per guidarli all’interno di un’altra dimensione, per trovare la retta via.

Una volta arrivati al cospetto della statua e dopo le solite foto di rito, potrete leggervi i nomi di tutti quelli che hanno vestito almeno una volta la maglia della nazionale inglese oppure decidere di entrare e spendere 22 sterline per visitare lo stadio, entrando nel Bobby Moore Club. Una volta iniziato il tour, potrete subito ammirare un pezzo di storia: la traversa della finale della Coppa del Mondo ’66, quella colpita da Geoff Hurst per segnare il più controverso goal nella storia dei mondiali. Ma reperti storici a parte (anche la Coppa Rimet è esposta all’interno del museo) il tour vi offre l’opportunità di entrare nel dietro le quinte dello stadio, accompagnati da una guida, obbligatoriamente. Perchè Wembley è un labirinto, perdersi è un attimo.

Perciò, dopo aver ascoltato la storia olimpica dello stadio e qualche anedotto su di esso, e dopo essere entrati nello spogliatoio della squadra di casa, la nazionale, finalmente potrete sedervi tra le sue tribune. Lì, si respira un’aria diversa. Magica. Vedendo quelle tribune e il tetto che vi sovrasta (tetto che si può chiudere completamente) vi sembrerà di poter tornare indietro nel tempo e ammirare tutti i campioni che hanno calcato quel campo. Eusebio, George Best e la prima Champions dello United, Moore, Charlton e il mondiale, Rivera e la coppa del ’63, la Sampdoria in finale contro il Barcelona, Robben che si toglie l’etichetta di perdente di lusso e manda in paradiso il Bayern, la prodezza di Messi nella finale del 2011. Insomma, chi pù ne ha, più ne metta.

Quello che è certo, è che non si può spiegare in parole quello che rappresenta quello stadio, simbolo mondiale. Il solo nome pronunciato il qualsiasi angolo del globo porta alla mente di ognuno qualche ricordo, che sia un concerto con Freddie Mercury o i Metallica, una partita di rugby, una corsa in moto, una finale mondiale o europea. Non importa. Ognuno porta dentro di sè un ricordo di quello stadio. Poi chiedete agli inglesi cosa sia più importante: avere vinto 5 mondiali come i brasiliani, o avere uno stadio con oltre 500 punti bar e 2800 bagni.

Se poi, costretti da qualcuno, uscirete da lì e vagherete per la città fino al London Eye, salindoci, buttato un occhio verso l’ovest di Londra, oltre il Big Ben. Cercatelo, cercatelo bene. Si vede, è li che vi aspetta. Con il suo arco a catturare il vostro sguardo e il vostro cuore. Perchè, magari ci sono stadi più belli al mondo, ma nessuno di quelli può vantare la storia di quello stadio nella zona 4 di Londra. Chiamatelo come vi pare, assecondate i vanitosi inglesi quando lo chiamano stadio dell’impero o semplicemente chiamatelo Wembley, ma ammiratelo e provate a chiudere gli occhi e sentire i cori e le urla di gioia di tutte le persone che sono passate di lì. Il tempio del calcio.