LondonDerry, Irlanda del Nord. La seconda città delle 6 contee britanniche nell’isola irlandese. Un nome imposto dalla corona, per placare l’animo della maggioranza cattolica presente in città. La stessa maggioranza che, nel corso dei cosiddetti Troubles, marciava per i Civil Rights e la stessa maggioranza vittima di nefaste violenze e discriminazioni. Se nasci a Derry e sei cattolico, molto probabilmente non esporrai mai la Union Jack fuori dal tuo balcone. Non tiferai mai Linfield e quando in Scozia si gioca l’Old Firm, difficilmente tiferai per i Rangers.

Camminando per Derry ammirerete una cosa molto rara nel resto dell’Ulster: la bandiera irlandese. Sì, perchè oltre ad essere cattolica, la maggioranza della popolazione di Derry è repubblicana, cioè condivide lo stesso sogno di uomini come Bobby Sands: un’Irlanda unita e senza discriminazioni. La squadra della città, il Derry Football Club, non gioca nella lega nordirlandese, ma nella Airtricity League dell’Eire e lotta per un posto in Europa. Per troppi anni, durante la sua permanenza nel campionato di casa, la squadra è stata vittima di ingiustizie manovrate dal palazzo del calcio a maggioranza lealista, e che quindi vedeva di cattivo occhio la presenza di una tifoseria così tanto esposta contro le loro idee e che, inoltre, non portava il nome imposto, ma quello ribelle: FreeDerry.

Murales a Derry

Ma perchè parlare di questa cittadina, sconosciuta ai più, e protagonista di brutte e tristi vicende, come le Bloody Sunday? Perchè a Derry, nel 1989, nasceva James McClean. McClean è un giocatore dello Stoke City, nella seconda divisione inglese, nato e cresciuto nei territori delle 6 contee sotto il dominio della corona inglese, ma che mai nella sua vita ha pensato di rappresentare. Lui ha infatti vissuto i suoi 15 minuti di fama quando, con la maglia del WBA in Premier League, si rifiutò di vestire il poppy.

Nei paesi che una volta formavano il Commonwealth è usanza festeggiare, l’11 novembre, il Remembrance Day, giorno in cui si commemorano i militari dei paesi britannici caduti durante la prima guerra mondiale. Le commemorazioni partono da metà ottobre e sono un’usanza particolarmente sentita dagli abitanti e dalle istituzioni di questi paesi.

In Premier League, ma in generale in tutti i campionati inglesi, le squadre partecipano al ricordo cucendo sulla maglia il famoso poppy (papavero). Il papavero rosso è il simbolo di questi festeggiamenti e venne scelto perchè era il fiore che sbocciava in alcuni dei peggiori campi di battaglia nelle Fiandre e ripreso dal poeta e medico canadese John McRae.

Un gigantesco poppy di cartone tenuto da due soldati al centro di un campo da calcio

James McClean si rifutò più volte di vestire quel simbolo, scatenando l’ira di tutti, compresi i suoi tifosi. La sua scelta fu dettata da una semplice ragione, per lui: quel fiore commemora tutti i caduti dell’esercito del Commonwealth, ma non quelli irlandesi mandati alla guerra. Neanche le vittime della guerra civile scoppiata proprio in Irlanda nel 1916, dopo la rivolta di Dublino in cui alcuni degli uomini di spicco della società irlandese avevano provato a ribellarsi alla corona e riscattare quell’indipendenza portatagli via secoli prima. Da quella guerra, finita nel 1921, nacquero l’Eire e l’Ulster e con loro i Troubles. In quegli anni persero la vita migliaia di irlandesi, sotto i colpi dei fucili inglesi, e negli anni successivi altri 2000 civili morirono negli scontri tra chi cercava di liberarsi da una tirannia e chi la difendeva col sangue.

McClean visse gli ultimi anni di quello che passò alla storia come “Il conflitto nordirlandese”, concluso nel 1998 con il Good Friday Agreement che permetteva a tutti i cittadini nordirlandesi che volessero prendere cittadinanza dell’Eire, di ottenerla. E infatti, McClean si rifiutò di vestire la maglia della nazionale nordirlandese, quella di George Best, in favore di quella che lui considera come la vera patria: l’Irlanda.

James McClean, al centro, senza il poppy

McClean è diventato l’idolo, il simbolo, di tutti quelli che ancora lottano per un’Irlanda unita e senza discriminazioni settarie. Le sue forti prese di posizioni l’hanno reso amato dalle tifoserie di squadre come Celtic o il suo Derry FC, in cui ha iniziato la carriera da professionista dal 2008 al 2011, ma odiato in altre. In Inghilterra la sua presenza è accompagnata da fischi e minacce. L’odio nei suoi confronti ha portato la FA ad aprire, per la prima volta nella sua storia, un‘indagine per insulti settari, dopo le pressioni dei media e del giocatore vittima di minacce di morte. Una figura controversa che insegna ancora una volta quanto il calcio possa essere mezzo di comunicazione e che, nella sua magia, può essere terreno di frizioni che vanno ben oltre al normale campanilismo da provincia.