Joao Pedro, Neymar e Coutinho al mondiale sub17 del 2009

João Pedro Geraldino dos Santos Galvão, o molto più brevemente Joao Pedro, quest’anno ha dimostrato di essere un giocatore dal talento cristallino. Nonostante molti continuino a dubitarne.

Il brasiliano, fino all’inizio della stagione calcistica 19/20, era noto ai più per un grave infortunio alla tibia occorsogli nel 2016 e per il problema relativo al diuretico che, nel 2018, lo costrinse a sei mesi di stop (pena ridotta dagli iniziali 4 anni previsti in un primo momento).

Anche per questo Joao Pedro è speciale. 

Si tratta di un giocatore che ha saputo cancellare tutto e ripartire, inseguendo quel sogno di dimostrare a tutti quale sia il vero talento del nativo di Ipatinga.

Joao Pedro è nato il 9 Marzo del 1992 e quindi, se la matematica non è un’opinione, nel 2009 era un 17enne di belle speranze. Un talento non da tutti. Tanto da permettergli di laurearsi campione del mondo con la maglia verde oro del Brasile in una squadra dove giocavano anche Coutinho e Neymar. Da li sembra tutto pronto per una carriera ad alto livello per tutti e tre i fantasisti brasiliani eppure qualcosa va storto.

Coutinho viene scelto dall’Inter post triplete, dove però non riesce ad imporsi. Poco male perché il giovane astro brasiliano viene individuato da Klopp come l’uomo giusto per riportare il Liverpool ai vertici del calcio inglese. Altra scommessa vinta dal condottiero tedesco.

“O Ney”, invece, fa impazzire i tifosi del Santos. Il tutto prima di approdare al Barcellona e consacrarsi nella élite del calcio mondiale.

Joao, invece, viene scelto dal Palermo. In rosanero, però, non gli viene mai connessa nessuna vera occasione: neanche 90 minuti di gioco prima di essere spedito in Portogallo al Vitoria Guimaraes. Non è facile per uno che veniva considerato il migliore del trio.

during a pre-season friendly match between US Citta di Palermo and Selezione Alto Adige on July 13, 2011 in Malles Venosta near Bolzano, Italy.

La carriera di Joao Pedro, poi, prende una strada triste. Tanti anni da nomade del calcio: Sudamerica (Uruguay prima e Brasile poi), Portogallo – di nuovo – ma con la maglia dell’Estoril e poi Italia, Cagliari.

In Sardegna sboccia un amore puro.

Il primo anno (5 goal e 2 assist) è di ambientamento in una squadra che, seppur giovane e con giocatori interessanti come Cragno, Ibarbo e un giovanissimo Barella, non riesce a reggere la pressione della Serie A e finisce per retrocedere nella serie cadetta. 

Lì sboccia il talento di Joao Pedro. Il brasiliano, infatti, è l’autentico MVP di una promozione raggiunta con irrisoria facilità grazie ai suoi 13 goal, conditi da 7 assist. Il brasiliano si mette quindi in mostra per la sua capacità sia di andare in rete con regolarità sia di mettere i compagni in condizione di segnare. Una seconda punta moderna.

Nella stagione 16/17 Joao Pedro ha la seconda occasione nella massima serie di calcio italiano, deve dimostrare il proprio livello ma qualcosa, non per colpa sua, va storto.

Ad inizio agosto, infatti, il brasiliano si procura la rottura della tibia ed è costretto a rimanere ai box fino a dicembre. Ciononostante Joao conclude la stagione con 7 goal e 3 assist nel solo girone di ritorno. Numeri che vengono confermati nella stagione seguente. Lo renderanno sì un buon giocatore ma non ancora quello che aveva fatto intravedere – da minorenne – insieme a Neymar e Coutinho.

Joao in stampelle dopo il grave infortunio

Il fantasista rossoblu non è ancora soddisfatto. Vuole a tutti i costi dimostrare a tutti che quel titolo nel 2009 e quelle giocate non erano frutto del caso.

Sembra quindi tutto pronto per la consacrazione definitiva del talento di Ipatinga ma qualcosa va – nuovamente – storto. La commissione per l’antidoping, infatti, lo condanna ad una pena di 4 anni per aver usato un diuretico non a norma. L’inizio di un incubo, ancora una volta.

La cosa, però, prende una piega positiva e la squalifica viene ridotta a soli 4 mesi. Joao Pedro può tornare in campo ad inizio della stagione 2018/2019.

Non è facile riprendere dopo uno stop forzato e anche la quarta stagione in Sardegna del brasiliano si conferma sulla falsa riga di quanto dimostrato.

Ma ecco che quando anche i più ottimisti sembrano aver perso le speranze, pronti a coccolare ugualmente un giocatore “normale”, Joao Pedro esplode.

In questa stagione il brasiliano ha messo a referto 16 goal, uno più di Ilicic e 9 più di Dybala, e 2 assist in 25 partite di Serie A. Sono un biglietto da visita mostruoso. In Sardegna si stropicciano gli occhi, in pochi ci credono. Solo i più inguaribili ottimisti erano convinti che il “10” fosse in grado di realizzare questi numeri.

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Adesso Joao Pedro è un giocatore di livello assoluto. Un talento come ce ne sono pochi in Serie A e no, non è una esagerazione. A 28 anni, nel pieno della propria maturazione calcistica, 16 goal in due terzi di stagione – per di più in una medio piccola – sono numeri strabilianti.

È stato in grado, tra le altre cose, di cambiare la storia di molte leghe di Fantacalcio. Uno fantallenatore italiano, Gabriele Frenda – teorico del Frendismo (consistente nello schieramento di una punta forte e due outsider) – commenta così: «Non ho mai avuto dubbi su JP, lui era la punta forte, ho solo dovuto scegliere come outsider Ronaldo e Ilicic».

Ad ulteriore dimostrazione della classe di Joao Pedro alcune delle 16 marcature sono davvero per palati fini. Un pallonetto contro la Roma, un esterno volante contro la Sampdoria. Ma anche lo stacco imperioso contro il Brescia, a dimostrazione che il classe 1992 può segnare anche come una prima punta vera. Tutte reti di pregevole fattura.

Oggi Joao Pedro è felice, non è più “quello del mondiale u17 con Neymar e Coutinho” ma è un giocatore che fa gola a mezza Europa e fa le fortune del Cagliari, sì perché al Poetto si balla ritmo carioca.