France Football, rivista francese, dal 1956 elegge annualmente il miglior giocatore di tutto il mondo, durante l’anno solare, assegnandogli il Pallone d’Oro.

I requisiti richiesti per l’assegnazione del titolo sono quattro, e servono per inquadrare un giocatore, definito come migliore in assoluto sotto tutti i punti di vista.
Prioritario è l’insieme delle prestazioni del singolo giocatore e della Squadra e Nazionale in cui milita. Poi il valore del giocatore, compreso di talento e fair play; la carriera svolta che lo ha portato a contendersi il titolo e infine la personalità e il carisma.

Dal 2008 al 2019 c’è stata un’egemonia totale sul premio di migliore giocatore del mondo. Premiazioni abbastanza indiscusse per Messi, sei volte, e Ronaldo, cinque. Solo nel 2018, Luka Modric ha interrotto il dominio alieno.

Negli ultimi anni l’assegnazione del Pallone d’Oro e la vittoria di uno tra Messi e Ronaldo però non è più certa.
Nel 2019 l’assegnazione è andata al diez argentino, dopo un combattuto confronto con Van Dijk, che Messi vinse per soli sette punti di distacco: 686 a 679. I Reds quell’anno vinsero la Champions League e ottennero un secondo posto in Premier con 97 punti. E l’olandese durante tutta la stagione non venne mai dribblato, subendo appena 23 gol in PL. Tutto ciò però non bastò per strappare il Pallone d’Oro alla Pulce.

L’anno 2020 è stato senza dubbio un anno particolare, causa Covid-19 i campionati si sono fermati e alcuni, come la Ligue 1 non sono più ripartiti. Per una scelta presa di comune accordo dai giornalisti della redazione di France Football,il Pallone d’Oro non è stato assegnato a nessun giocatore, per non penalizzare nessuno. Ma in realtà qualcuno ha perso una grande occasione; Robert Lewandowski effettivamente quel premio lo avrebbe meritato ed era già quasi scritto il nome su quel pallone. Con il Bayern Monaco ha vinto tutto, il “Treble”: Bundesliga, Coppa di Germania e Champions League; più Supercoppa Europea e Mondiale per club.
Il bomber polacco per altro ha siglato 47 reti nell’anno solare 2020, piazzandosi per la seconda volta consecutiva primo nella classifica marcatori totale. Perde solamente la scarpa d’oro a discapito di un grandioso Ciro Immobile, che segna 36 gol.

Il 2021 invece ha due protagonisti indiscussi a contendere il titolo del pallone d’Oro: il solito Leo Messi e il sorprendente Jorginho.
Il primo, presenza fissa di determinati palcoscenici, il secondo di meno: nuovo, strabiliante, pazzo. Pazzo com’è la sua personalità fuori dal rettangolo di gioco e serio com’è quando si mette a dirigere l’orchestra nel centrocampo del Chelsea di Tuchel e della nazionale di Mancini.

Frello Filho Jorginho, classe ‘91, dal 1 gennaio 2021 ha vinto tanto, quasi tutto quello che c’era da portare a casa. Champions league, Europeo e Supercoppa Europea, con Chelsea e Nazionale italiana. Primo e unico giocatore, insieme ad Emerson, a vincere questo tris di trofei e, cosa più importante, lo ha fatto da protagonista indiscusso. Pertanto è entrato in nomina per il premio di miglior centrocampista dell’ultima Champions League, insieme a Kantè e De Bruyne.

Dall’arrivo del tecnico tedesco il Chelsea è cresciuto e con lo sviluppo della squadra è salito in cattedra anche “il Professore”, come viene soprannominato, affermandosi come l’ingranaggio mancante per ricominciare a far girare il club londinese e gli Azzurri.
In generale è un giocatore che pensa più da difensore che da centrocampista, fa da barriera, costruisce e gestisce egregiamente la manovra delle squadre. Come all’Hellas Verona dove si è messo in mostra, ma soprattutto nel Napoli di Sarri. Nelle squadre in cui ha giocato ha cucito un filo impercettibile e allo stesso tempo indistruttibile che lega la difesa e l’attacco, dando equilibrio e armonia.

Al Chelsea, con al fianco Kantè, ha avuto modo di crescere. Il francese per anni si è preso la scena e gli applausi e il giocatore italo-brasiliano ha imparato nel silenzio ed è migliorato sotto tanti aspetti. Adesso però è arrivato il momento che la standing ovation di Stamford Bridge, se la prenda a pari modo anche Jorginho.

All’Europeo si è presentato nel pieno del suo valore e della maturità. Ormai è tra i leader morali e tecnici della squadra; trasmette tranquillità alla manovra, e glacialità nei momenti difficili, prendendosi difatti la responsabilità di calciare entrambi i quinti rigori in Semifinale e in Finale. Ne segna uno e ne sbaglia un altro, ma non è quest’ultimo un dettaglio importante, fortunatamente. Partito dalle ceneri dopo la notte di San Siro è diventato pilastro del Rinascimento italiano, portando il tricolore sul tetto d’Europa.
Prestazioni che non sono passate inosservate fuori dal bel Paese, tanto da figurare anche nella top undici dell’Europeo.

Non ha mai lasciato la squadra in difficoltà, anche nei momenti in cui il crollo sembrava imminente, non ha mollato la nave e l’ha guidata sempre verso un porto sicuro. Ha dettato tempi di gioco, con gli occhi e con la voce, meritandosi pertanto il soprannome di “radio”.

Nella stagione 2020-21 ha collezionato 43 presenze con il Chelsea in tutte le competizioni, siglando 8 reti, di cui una in Champions League. Con la nazionale azzurra invece nel 2021 può vantare 8 presenze, 7 delle quali da protagonista ad Euro 2020.
Un gioco completo, il suo. Ha fatto una stagione perfetta, tatticamente, tecnicamente, caratterialmente, e soprattutto una stagione vincente.

“Se parliamo di talento, sono consapevole di non essere il migliore al mondo” – sono le parole di Jorginho riferendosi al tema pallone d’oro e al confronto con Messi – “Se invece si sceglie in base ai titoli, nessuno ha vinto più di me in questa stagione”.

Nella stagione 2020-21, Messi infatti ha vinto solamente la Copa del Rey in blaugrana, accumulando 47 presenze e 38 gol con il club. Di cui 30 in 35 partite in Liga e 5 gol in 6 presenze in Champions League.
Il suo Barcellona è arrivato terzo, sette punti dietro all’Atletico Madrid di Luis Suarez, dopo una combattuta volata a tre anche con il Real Madrid.

D’altra parte però Messi ha vinto il suo primo e attesissimo trofeo in Albiceleste, la Copa America. Anche lui da protagonista come l’italiano, ha condotto l’Argentina fino al trionfo in finale contro il Brasile, con 7 presenze e 4 gol, diventando per altro capocannoniere del torneo.


Messi, giocatore dalla classe fuori dal comune dovrà adesso assestarsi nel nuovo ambiente parigino, per portare a casa il suo settimo pallone d’oro.
Jorginho invece è chiamato a confermarsi nella stessa realtà e a conquistare l’ultimo trofeo raggiungibile con il Chelsea nel 2021, ovvero il Mondiale per club.
Noi “Viviamo per i sogni” dice Jorginho, quei sogni che si stavano infrangendo in giovane età al Verona, e che poi però hanno spiccato il volo toccando il tetto d’Europa a distanza di pochi anni.

La scelta sull’assegnazione del titolo è difficile, ma c’è la consapevolezza che mai come in questi ultimi quattro anni, il titolo di miglior giocatore del mondo è sempre più incerto.