Se c’è una squadra che in questi ultimi due anni sta dominando in Europa come poche altre prima, quella squadra è proprio il Liverpool di Jürgen Klopp.
La stagione 2019/2020 è per il Liverpool e i suoi tifosi una favola. Dopo la vittoria della coppa dalle grandi orecchie, in questa stagione di Premier League i Reds hanno pareggiato una sola volta e vinto tutte le restanti partite senza troppe difficoltà.
Il dominio è totale, sotto ogni punto di vista: ma che cosa rende questo dominio giustificato, quali sono le ragioni di questa inarrestabile corsa verso la conquista di tutto?
Limitare l’analisi di una delle squadre più forti del terzo millennio ad un solo fattore è banalmente scorretto, ma approfondire un elemento chiave del calcio moderno, che i Reds applicano alla perfezione, è oltremodo giusto e doveroso.
Signore e signori, vi presentiamo il gegenpressing.

I Reds festeggiano la vittoria della Champions League, nella fanale vinta per 2-0 ai danni del Tottenham

Letteralmente, gegenpressing significa “contro-pressing“.
Se per “pressing” intendiamo la pressione nei confronti della costruzione di un attacco organizzato avversario, che può esercitarsi in vari settori del campo al fine di ostacolare la giocata avversaria e di fermarne l’azione offensiva, per gegenpressing si intende il recupero immediato del pallone successivo alla perdita del possesso.

Se col mero pressing, alto o basso che sia, la squadra si limita a difendere e a recuperare il pallone, con il “contro-pressing” o “riaggressione” la squadra recupera il possesso all’origine del contropiede avversario per portare immediatamente una nuova transizione offensiva.
Ancora meglio, se una squadra solitamente scappa all’indietro per limitare il contropiede, esercitando il gegenpressing la squadra corre in avanti, tenta di recuperare il pallone e ripropone una nuova transizione provando a cogliere di sorpresa l’avversario.
Detta così sembra semplice, ma esercitare questa tattica offensiva (sebbene il pressing sia di per sé difensivo) implica una copertura degli spazi ed una pressione sul portatore di palla quasi del tutto perfetti, onde evitare spiacevoli situazioni.
Eliminare del tutto il rischio di risultare scoperti al contropiede avversario che riesce a sfuggire dalla contro-pressione è impossibile, soprattutto quando si ha a che fare con giocatori dotati di una tecnica di palleggio sopra la media, ma limitarne il rischio al minimo è possibile, e in questo il Liverpool di Klopp riesce alla perfezione.
Ma il tecnico tedesco non è l’unico ad adottare questa tattica, e neanche il primo ad averla esercitata, nonostante Klopp con il suo Borussia Dortmund ha avuto senza dubbio l’onore di averla sdoganata. Dunque, dove nasce questo famoso gegenpressing e perché nel calcio moderno è diventato così rilevante?

Come in ogni cosa, per comprenderne a tutti gli effetti il valore, è doveroso compiere un excursus storico, precisamente ai mondiali di calcio del 1974, alla gara di apertura del gruppo 3, disputata da Olanda-Uruguay.
Stiamo parlando, ovviamente, degli Orange di Johan Cruijff, fruitori in larga scala, dal quel momento in poi, di quello stile di gioco denominato “calcio totale”.
Pressing sistematico, raddoppi, occupazione totale degli spazi, sovrapposizioni e scambi di posizione continui: l’Olanda, che nonostante tutto perse la finalissima contro la Germania Ovest, stupì non solo per l’innovativo stile di gioco, ma anche per la condizione atletica dei propri calciatori, in quanto gli spazi che venivano liberati dai movimenti senza palla degli olandesi venivano immediatamente occupati dai compagni, in un’incessante corsa senza palla.
Questo aspetto cambiò per sempre il calcio: oggi i calciatori sono più atletici non perché è richiesta una forza maggiore ed una maggiore velocità per avvicinarsi ai canoni dello sportivo modello, ma per adattarsi a quel nuovo modo di intendere il gioco che l’Olanda aveva lanciato.
La crescita sul piano fisico che il calcio ebbe in quegli anni, fino ai massimi dei giorni nostri, fu la naturale conseguenza di quello stile di gioco che le squadre vollero ricreare.

La nazionale olandese ai mondiali del 1974, allenata dal rivoluzionario Rinus Michels

Questo nuovo modello calcistico tiene conto più dei movimenti senza palla che con la palla, in particolare dell’atteggiamento che la squadra assume in fase di non possesso per il recupero del pallone.
E’ questo l’aspetto di maggiore considerazione per i tecnici moderni, come dal già citato Jurgen Klopp, ma anche da Pep Guardiola, Jupp Heynckes, Thomas Tuchel e dal meno “conosciuto” (si fa per dire) ma più estremista Roger Schmidt.

Fu proprio quest’ultimo, nel 2014 alla guida del Salisburgo, a sorprendere il maestro del tiki taka Guardiola in un’amichevole terminata a favore degli austriaci per 3-0, risultato ottenuto sin dalla prima frazione di gioco (in gol anche il giovanissimo Sadio Mané).
Guardiola dichiarò: “Non ho mai giocato nella mia carriera contro una squadra con un’intensità alta come quella del Red Bull Salisburgo”.
E se lo dice Pep Guardiola possiamo credergli, perché già ai tempi del Barcelona, fresco delle lezioni inflittagli dai contropiedi dell’Inter di Mourinho e dell’Atletico Madrid di Simeone, capì come il pressing alto proteso al riacquisto immediato del possesso fosse un elemento chiave del calcio moderno, capace di fermare all’origine i contropiedi avversari e di limitare al meglio i punti deboli del suo tiki taka.

Roger Schmidt, il più estremista nell’utilizzo del gegenpressing, fino all’anno prima allenatore del BJ Sinobo Guoan, attualmente svincolato

Guardiola a parte, oltre ogni ragionevole dubbio, si può affermare come Klopp sia il vero maestro di quest’ultimo decennio calcistico, sin dal lavoro svolto con il Borussia Dortmund.
Il tedesco è stato vincitore, per ben due volte, della Bundesliga, finalista di Champions Leugue con i giallo-neri e vincitore della suddetta competizione con i Reds nella stagione 2018/2019, con un campionato, attualmente, già in bacheca.
Klopp definì il gegenpressing come “il miglior playmaker del mondo”, proprio per le opportunità che il meccanismo tattico portava nella creazione di spazi utili all’impostazione di una nuova manovra offensiva.
Ma in sostanza, come e dove si applica il gegenpressing?
Il meccanismo non avviene certo in maniera improvvisa e casuale, tant’è che è la squadra stessa, in genere per uscire da una situazione di difficoltà, a forzarne l’esecuzione perdendo appositamente il possesso del pallone per esercitare un’immediata pressione nella zona di campo dove la sfera è stata lanciata (tattica utilizzata con molta frequenza da Roger Schmidt).

La pressione è esercitata in maniera precisa, occupando in un breve lasso di tempo quante più posizioni strategiche, ovvero chiudendo le linee di passaggio oppure forzando la giocata sull’esterno (dov’è più facile recuperare il possesso) o ancora cercando di rubare immediatamente il pallone al portatore.
E’ una questione di stili: sono infatti tre i modi di esercitare la contro-pressione.
Il primo metodo pressando individualmente l’uomo, ovvero tutti gli avversari aventi la possibilità di ricevere il pallone incluso il portatore stesso, il secondo metodo orientandosi in particolare sul portatore di palla e il suo spazio circostante, ed infine il terzo metodo orientandosi sulle linee di passaggio, ovvero cercando di intercettare il passaggio effettuato dal portatore di palla (è importante sottolineare come questi tre modi siano tra loro generalmente integrati, risultando esserci quindi una semplice preferenza per un determinato stile, come con Guardiola che predilige una chiusura delle linee di passaggio e con Klopp che predilige una pressione individuale).

Cosa rende il Liverpool di Klopp tanto efficace?

Per quanto “il mago” Klopp sia stato il tecnico ad aver maggiormente usufruito del gegenpressing, il tedesco è stato anche l’unico a rimetterci, per così dire, le mani sopra.
Alla guida dei Reds, nella stagione 2018/2019 decide di apportare importanti modifiche allo stile difensivo della squadra: rinuncia in più occasioni ad un recupero alto del pallone e modula l’altezza del pressing di volta in volta, di partita in partita.
Il motivo? Un adattamento alle caratteristiche tecniche della squadra.
Se in un allenatore è fondamentale la sua interpretazione del calcio, altrettanto importante è la sua capacità di adattare la sua idea al contesto in cui la sta esercitando.
Jurgen Klopp si rende conto che la difesa dei Reds è più adatta a difendere su di una linea non troppo alta, e che i suoi calciatori sono incredibilmente bravi negli spazi aperti, meno nello stretto.
La modulazione del pressing permette uno spazio tra i reparti maggiore, ed è in quegli spazi che brillano le capacità tecniche dei due terzini Robertson ed Alexander Arnold e dei due esterni d’attacco Mané e Salah.
Questi spazi coesistono perfettamente fra loro grazie alla presenza dei due pilastri della zona centrale del campo, ovvero Fabinho e Roberto Firmino, capaci di cucire perfettamente difesa-centrocampo e centrocampo-attacco.

I brasiliani Firmino e Fabinho, elementi fondamentali nello scacchiere di Jürgen Klopp

Klopp vuole che la sua squadra sia rock n’ roll, o come da lui chiamata “heavy metal”: continui campi di campo, passaggi lunghi, forti e precisi, spazi aperti per gli inserimenti dei terzini e zone centrali adibite all’inserimento degli attaccanti.
L’evitare a tutti i costi un pressing alto preferendo un recupero del pallone in una zona più bassa del campo consente di sfruttare la velocità di Mané e Salah in una maniera in cui in precedenza non era possibile, con l’egiziano che infatti vede la sua carriera prendere un decollo sorprendente, con un notevole aumento della sua media gol.

Questo è il motivo per il quale il Liverpool è così pericoloso e difficilmente affrontabile.
Un pressing più contenuto e meno spregiudicato abbassa il rischio di subire contropiedi pericolosi, e diminuisce le energie utilizzate in concentrazione, preservando più lucidità per la fase offensiva.
Jürgen Klopp è stato capace non solo di ripresentare la sua idea di calcio basata in particolare sul gegenpressing, protagonista assoluto del suo Borussia Dortmund, ma anche di adattare e di modificare il suo stile in base alle capacità tecniche dei suoi giocatori.
Jürgen Klopp non ha chiesto giocatori diversi, bensì ha modificato le sue idee senza rinunciarvi, individuando questo fattore non come un difetto, ma come una possibilità di migliorare il suo gioco.
E possiamo dire che c’è riuscito alla grande.
La mancanza di idee è un difetto, non l’adattamento.

Come fu per il calcio totale dell’Olanda di Cruijff, il Milan di Sacchi e il Barcellona di Guardiola, il football sta vivendo una nuova era, fatta di un gioco fisico, verticale ed incessante, e non abbiamo dubbi che quel qualcuno che oggi sta scrivendo pagine e pagine di questo fantastico sport sia il Liverpool di Klopp.
Jürgen, ovviamente.

“In certi momenti da qualche parte si schiaccia un bottone dentro di me ed esce quella faccia. Altri allenatori sono dei baronetti, portano la giacca, fanno l’inchino. Io metto la tuta e schiaccio il cinque. Loro fanno suonare i violini, il mio calcio è heavy metal”.

Jurgen Klopp