La Coppa Italia è sempre stata lontano dall’ideale inglese della FA Cup. Diversa per composizione e regole. Vediamo le sostanziali differenze tra le due coppe nazionali.

Numero di partecipanti

Nella stagione 2008-2009 la Coppa d’Inghilterra ha visto prendere parte alla competizione 762 squadre, record uguagliato l’anno successivo. Nella Coppa Italia – nella passata edizione – erano ammesse 78 formazioni. Numero ridotto ulteriormente a 44 per il triennio 2021-2024. Nella nuova competizione saranno ammesse le squadre di Serie A e B, più quattro squadre di Serie C.

Accoppiamenti

La FA Cup non prevede teste di serie e gli accoppiamenti sono casuali. Nella Coppa Italia i posti all’interno del tabellone sono già prestabiliti, in più le migliori otto della Serie A entrano a partire dagli Ottavi perché testa di serie.

Tutte le squadre della Premier League, della Football League, della National League e delle tre leghe semiprofessionistiche locali possono partecipare alla Coppa d’Inghilterra. Ma anche i club estranei a queste leghe possono partecipare se hanno disputato nella precedente stagione FA Cup, FA Trophy o FA Vase e si ritiene giochino in una lega “accettabile” nella stagione corrente. Ovviamente, tutti devono rispettare norme di capienza e sicurezza degli impianti sportivi. In Italia come detto pocanzi, nel nuovo formato della Coppa Italia, a partecipare saranno 44 squadre (Serie A, B e quattro di C).

Data l’enormità della FA Cup, le maggiori società – dei rispettivi campionati – sono esentate da alcuni turni. Ad esempio, squadre che giocano la National League North o la National League South sono esentate fino al secondo turno di qualificazione, mentre quelle della National League sono esentate fino al quarto turno di qualificazione. Questo per evitare che partite di coppa e campionato possano essere in date troppo ravvicinate, o addirittura essere lo stesso giorno. Semifinali e finali sono sempre giocate nello Stadio di Wembley, a Londra.

C’è un però

Se dall’inizio dell’articolo abbiamo confrontato la FA Cup e la Coppa Italia, c’è da dire che la nostra coppa nazionale è un ibrido. Difatti, la Coppa Italia è riconosciuta come una “coppa federale” ma organizzativamente parlando è da considerarsi una “coppa di lega”, dove la sua omologa inglese è la English Football League Cup o meglio nota Carabao Cup per motivi di sponsor. La Coppa di Lega inglese è formata da tutte le 92 squadre professionistiche affiliate alla Premier League e alla English Football League. Numero di squadre ugualmente superiore anche alla vecchia Coppa Italia.

Insomma, a seconda di come vogliamo raccontare la storia, il calcio italiano non è inclusivo nei confronti dei club minori che spesso una visibilità maggiore porterebbe loro più tranquillità, senz’altro economica. Impossibile non fare l’esempio del Marine – squadra di ottava divisione inglese – che incontrando il Tottenham, in FA Cup, ha venduto oltre 30.000 biglietti: Sistemando economicamente il piccolo club per la prossima decade. Inutile nascondersi, le coppe nazionali sono il primo traguardo che più o meno tutti sogneremmo – da calciatori – di alzare. Inoltre, il romanticismo che portano con sé scontri al limite dell’incredibile, favole del calcio moderno sono impagabili. Quelle partite che anche i non appassionati vedrebbero. Per il solo gusto di guardare “Davide contro Golia”.

La nuova Coppa Italia porta via con sé molte speranze. Sarà sempre più difficile assistere a partite come nell’edizione 2017/2018 tra Inter e Pordenone (Lega Pro), oppure la semifinale tra l’Alessandria (Lega Pro) e il Milan, o come qualcuno ricorderà anche un Lumezzane (Serie C) e Udinese nella stagione 2009/2010. I friulani all’epoca si giocavano anche l’accesso in Europa. Che delusione. Peccato.

Pensate che bello sarebbe vedere ASD Fanfulla – Sassuolo agli Ottavi o un Taranto FC 1927 – Fiorentina, o ancora (e sarebbe più romantico) se il Trastevere potesse giocare contro la Lazio o la Roma dando vita ad un derby inedito per la capitale. Senza contare tutte le “vecchie glorie” che potrebbero rinascere.

In conclusione, se il vecchio formato ci ha dato – nel tempo – diverse emozioni più o meno romantiche, la nuova Coppa Italia sarà sempre più anonima e impostata. Lo strapotere di Milan, Inter e Juventus potranno lasciare il passo – al massimo – ad Atalanta, Lazio e Napoli solo ad anni alterni. Quello che mi auguro come tifoso, come abbonato e come calciatore è di vedere – finito il triennio – una Coppa Italia più FA Cup e meno Carabao Cup.