I mondiali del 2018 in Russia qui in Italia li ricorderemo a lungo. Sono il simbolo del fallimento di un movimento calcistico, il fondo dal quale si è potuto solo risalire.
L’amarezza è venuta ancor di più guardandola la competizione. Ha fatto male a tutti gli italiani vedere il Panama giocare ai mondiali contro Belgio ed Inghilterra mentre i nostri beniamini erano sparsi sulle spiagge del globo a prendere il Sole. Proprio quel Panama, una nazione di 890.000 abitanti, che ha staccato il pass per la Russia eliminando nello spareggio gli USA. Anche gli americani sono stati degli esclusi eccellenti dell’ultima Coppa del Mondo. Sintomo questa non qualificazione, anche per loro, di un’imminente e improrogabile rivoluzione al sistema calcistico.

La nazionale a stelle e strisce, per comprendere la validità dei propri giocatori, ha sempre avuto come metro di misura l’Europa. Il quantitativo di giocatori americani che giocavano nel Vecchio Continente indicava la qualità della rosa a disposizione per le grandi manifestazioni. Più erano gli statunitensi oltreoceano, più la squadra era forte.

Il Mondiale del 2010, con il raggiungimento degli ottavi di finale, avrebbe dovuto segnare l’inizio della scalata alle grandi del calcio europeo e sudamericano. In quella circostanza, su ventitre convocati, solo quattro giocavano in MLS, gli altri tutti in Europa. Purtroppo però da lì in poi, per gli Usa è iniziato un periodo di grosse difficoltà, che è culminato con l’esclusione dall’ultima Coppa del Mondo.


Lo spartito della musica però è cambiato, e i primi risultati cominciano già ad intravedersi. Quest’estate, tra Copa America, Euro2020, e un mercato folle, è passata in secondo piano la Gold Cup. La competizione che mette contro le rappresentative del centro e nord America ha visto la nazionale statunitense trionfare in finale contro il Messico. E cosa ancor più importante, lo ha fatto senza i suoi giocatori più importanti. Perché i vari McKennie, Pulisic e Reyna non hanno preso parte alla manifestazione. E insieme a loro tanti altri ragazzi che giocano in Europa come Adams, Dest, De La Fuente, Mendez, Horvath e Steffen.

Tutti ragazzi questi che, oltre ad avere in comune la giovane età, il più anziano è il venticinquenne Steffen, hanno giocato, chi più e chi meno, l’ultima Champions League. Mai il più importante torneo calcistico per club del mondo aveva visto partecipare così tanti americani. Un dato che testimonia la bontà del lavoro svolto dalla federazione tramite la US Soccer Development Academy. Da qui sono usciti Pulisic, McKennie, Reyna, Adams, Steffen e Richards. Questo programma della federazione è stato iniziato nel 2007 e già sta dando i primi frutti, con la maggior parte dei giocatori sopra elencati che giocano in top club assoluti europei.

La Development Academy coinvolge 113 società, per un totale di quasi 500 squadre, 9.000 giovani calciatori, sia maschi che femmine, dall’under 13 all’under 19. Grazie a questo progetto è stato possibile anche standardizzare i metodi di allenamento e facilitare lo scouting. L’Academy si concentra principalmente su un aspetto fondamentale, quale lo sviluppo tecnico del ragazzo. Con questo progetto i ragazzi possono poi allenarsi di più durante la settimana perché le trasferte da affrontare nel weekend sono meno lunghe.


Questo grazie invece alla creazione di tre conferences regionali che non costringono più i giovani calciatori a viaggiare da una parte all’altra della nazione. In più, ne giovano anche gli allenatori e gli staff tecnici che possono lavorare maggiormente con la squadra, con la conseguenza inevitabile dell’innalzamento del livello delle partite.

Un’altra caratteristica di questa Academy è che, man mano che si sale di categoria, le squadre diminuiscono. Questo consente ai giovani di confrontarsi sempre con quelli più forti e mettersi in luce per ricevere convocazioni in prima squadra.

Un ruolo fondamentale nello sviluppo di questa Academy lo ha senza dubbio avuto l’MLS. La massima divisione americana ha sostentato indirettamente il programma durante la pandemia, prendendone il controllo e ribattezzandola MLS NEXT. Questa acquisizione ha però due scopi principali. Il primo è quello di portare nel calcio professionistico il prima possibile i ragazzi più meritevoli. Il secondo è quello di rivenderli in Europa, in modo da utilizzare i ricavi per crescere nuovi talenti e migliorare i settori giovanili.

Un’idea questa, un modo di agire e di pensare che porterà in breve tempo gli USA dove meritano di stare anche nel calcio, o soccer come lo chiamano loro. La nazionale femminile è da anni la più forte al mondo, quella maschile non vede l’ora di combattere contro le grandi potenze calcistiche attuali.