La stagione in Inghilterra è ricominciata alla grande. Il calcio inglese vive probabilmente la sua epoca migliore. Ai nastri di partenza in Premier League si sono presentate in pole position per la vittoria finale dei veri e propri dream team. Dal City di Guardiola e De Bruyne, al Chelsea di Tuchel e Lukaku, senza dimenticare il solito grande Liverpool e lo United, che quest’anno avrà a disposizione, a completare la già ricca gamma di attaccanti, CR7.

In queste prime tre giornate però la squadra che più di tutte ha sorpreso non è stata nessuna di queste. E neanche il Tottenham a punteggio pieno o il West Ham secondo a sette punti. La pìù grande rivelazione di questo avvio di stagione inglese è il Brentford.

Esattamente, una delle tre neopromosse, nonostante una rosa senza grandi nomi, ha accumulato cinque punti e zero sconfitte. E gli avversari affrontati sono assolutamente di tutto rispetto. Anzi, parliamo di big del calcio d’oltremanica quando pensiamo all’Arsenal, sconfitto al primo turno grazie alle reti di Conas e di Norgaard. La settimana dopo è arrivato un punto dalla trasferta in casa del Crystal Palace, nella sfida conclusasi a reti bianche. Mentre il weekend successivo, al Villa Park, alla rete iniziale di bomber Toney, ha risposto quella del definitivo uno a uno di Buendia.

Un inizio ottimo, quello delle bees, date come vittima sacrificale da tutti all’inizio del campionato e capaci di imporsi sin qui senza timore di nessuno.

Il Brentford è tornato a giocare la massima divisione inglese dopo addirittura settantaquattro anni. Un lungo lasso di tempo durante il quale il club ha galleggiato tra terza e quarta divisione per lo più. La storia però è cambiata quando al timone della società è arrivato Matthew Benham. Il presidente è stato da ragazzo un ottimo studente, capace di laurearsi ad Oxford in fisica. Dopo qualche anno in questo settore, capì che in realtà la strada da intraprendere era un’altra. Si gettò dunque nel mondo della finanza, e anche qui raggiunse livelli molto alti, addirittura diventò vicepresidente della Bank of America.

Le sue più grandi passioni però sono sempre state il calcio e il betting, e nel 2001 entrò a lavorare per la Premier Bet, società di scommesse londinese. Dall’infanzia ha sempre portato poi dentro di sé un grande amore verso il Brentford e quando si è palesata l’occasione di acquistarlo non ci ha pensato due volte. Una volta salvata dal fallimento la società, ha deciso di instaurare un modello vincente per riportare la squadra dove mancava da troppi anni.

Assieme a Rasmus Ankersen, business consultant, esperto di public speaking e scrittore acquista anche il Midtjylland nel 2014 e importa la sua filosofia anche lì. Ankersen poi, oltre ad avere grandi doti manageriali, è anche un grande appassionato di data analysis e statistiche, che applica successivamente nel mondo del pallone. Ed è qui che nasce il modello Benham-Ankersen, e che unisce in maniera significativa il Brentford e il Midtjylland.

Un modo di pensare e di agire spesso paragonato a quello usato da Billy Beane, storico manager degli Oakland Athletics. Un metodo talmente apprezzato e sul quale è stato sia scritto un libro che girato un film. Il titolo è Moneyball ed ha fatto sì che tutto ciò venisse conosciuto da tantissime persone.

Per comprendere nel miglior modo possibile il ragionamento fatto da questi due personaggi bisogna entrare nell’ottica che il piazzamento in classifica non è la cosa più importante. Benham e Ankersen puntano a migliorare i risultati dei due team alzando i KPI, key performance indicators. Questi indicatori esaminano e si concentrano su determinati parametri e fattori della prestazione del calciatore. Tra queste la più famosa è quella dei XGoals. Brentford e Midtjylland sono state tra le prime ad utilizzare un qualcosa che adesso è sempre più diffuso nei club di tutta Europa.

L’analisi di questi parametri non incide però solo sul monitoraggio delle prestazioni in campo dei giocatori. Risulta fondamentale anche nell’ambito del calciomercato. Infatti, prima di acquistare un calciatore, il tema di analisti della società studia il ragazzo e lo esamina seguendo questi famosi parametri per capire se possiede le caratteristiche tecnico-tattiche di cui la squadra necessità per migliorarsi. Molto interessante è anche il fatto che questi approfondimenti statistici possono rivelarsi molto utili in alcuni aspetti del gioco. L’esempio lampante di ciò ce lo fornisce il dato dei goal da situazioni di calcio piazzato del Midtjylland a partire dal 2014, anno di acquisizione del club da parte di Benham. I danesi hanno incrementato la loro pericolosità da questo tipo di situazioni addirittura del 400% rispetto alla stagione precedente.

La bontà di questo lavoro è testimoniata soprattutto però dal palmares, arricchitosi in maniera importante negli ultimi sette anni. I Lupi, prima dell’arrivo di Benham, non avevano mai vinto il campionato danese, adesso vantano addirittura tre Superligaen in bacheca.

La validità dell’operato sin qui svolto è tangibile anche oltremanica. In terra d’Albione, il Brentford, prima dell’avvento del presidente-tifoso, bazzicava nelle leghe minori. Per la precisione, all’arrivo di Benham, giocava in League Two, quarta divisione inglese. Nel giro di poche stagioni è tornata in Premier League, dopo un’assenza che si protraeva dal 1947. Il ritorno sul più grande palcoscenico del calcio inglese è stato possibile grazie a quel modo di agire basato sullo studio di statistiche e analisi di parametri e fattori di ogni giocatore in qualsiasi partita. Anche però grazie alla costruzione di un modello di business vincente ma soprattutto sostenibile, cosa assolutamente non scontata al giorno d’oggi.

Il patron ha investito più di 100 milioni tra rinnovamento di tutte le strutture societarie, mercato e staff. Ha costruito un nuovo stadio, il moderno Brentford Community Stadium, che prenderà il posto di Griffin Park, storico impianto famoso soprattutto per avere un pub ad ognuno dei quattro angoli. Di grande importanza è stato anche il lavoro di osservatori e scout, capaci di scovare giovani talenti dalle serie minori, rivelatisi poi ottimi giocatori che hanno contribuito alla scalata verso la Premier.

A proposito di giovani, chi meglio di Frank, ex allenatore delle giovanili della Danimarca, per gestire al meglio questi ultimi. Scelto da Ankersen, che lo ha messo per due anni a lavorare da vice di un tecnico navigato come Dean Smith. Parliamo di un tecnico della scuola nordeuropea, seguace di Klopp, amante del calcio in verticale. La sua squadra va alla costante ricerca di spazi fra le linee avversarie per favorire rapidamente la risalita del campo.

La stagione è ancora molto lunga, è difficile dire se il Brentford potrà salvarsi tranquillamente o addirittura sperare in qualcosa di più. Chissà se invece il Midtjylland riuscirà a vincere il quarto campionato della sua storia, e perché no, rincorrere un sogno europeo.

Una cosa è certa le premesse per stupire ci sono tutte.