Sguardo Nerazzurro:

La partita del San Paolo ci ha fornito un quadro perfetto del momento che le due squadre stanno passando. Due squadre emotivamente agli antipodi. Una, il Napoli, in preda ad una crisi psicologica e di risultati, con ogni speranza di successo stroncata e vittima di una gestione societaria, secondo me, non impeccabile. L’altra, l’Inter, che sull’onda dell’entusiasmo sta andando oltre le aspettative nate ad inizio stagione su una rosa decisamente troppo corta e non all’altezza della posizione ora occupata. Il mondo alla rovescia, praticamente, con un Napoli isterico che non vince tra le mura amiche da Ottobre e che assomiglia alle vecchie Inter di Pioli & Co.

Per l’Inter vincere contro il Napoli era essenziale per due motivi: il primo e più importante era tenere il passo della Juventus e rispondere alle dichiarazioni di Ronaldo sul campo; il secondo era mandare un messaggio: i neroazzurri non vincevano al San Paolo dal 18 ottobre 1997, quando in campo c’erano Ronaldo e Djorkaeff, e gli azzurri negli ultimi anni hanno sempre lasciato la polvere alla squadra meneghina.

L’Inter ha risposto presente, giocando una partita su ritmi molto alti per gli standard del nostro campionato e quasi perfetta dal punto di vista tattico. L’estenuante pressing degli uomini di Conte, con la squadra molto alta, non permetteva ai partenopei un palleggio pulito in uscita e ha portato ai tanti errori di misura commessi dagli azzurri. Errori decisivi: perché se è vero che l’Inter ha meritato sul campo i 3 punti, i gol sono nati da 3 errori individuali del Napoli, a dimostrazione della mancanza di fiducia che si respira dalle parti di Castel Volturno. Ma si sa, la fortuna aiuta gli audaci e nella vittoria dell’Inter non c’è nulla di casuale. Il lavoro maniacale dell’allenatore salentino si nota dalla prima giornata e man mano che passano i mesi, la squadra si muove a memoria oliando quei meccanismi provati e riprovati in allenamento, e tanto amati da Conte, che rendono l’Inter una macchina da guerra.

La tattica di Antonio Conte è stata efficace ma ha inevitabilmente esposto l’Inter a rischi in fase difensiva. Le poche volte che i centrocampisti del Napoli sono riusciti ad eludere il pressing nerazzurro, lì si aprivano spazi ampi per gli incursori. Qualche problema di comunicazione per la difesa dell’Inter, nel primo tempo, ha permesso agli attaccanti azzurri di inserirsi come solo loro sanno fare e sfiorare più volte il gol. Qualche indecisione subito cancellata dall’ennesima prestazione mostruosa di Stefan De Vrij, sicuramente il centrale più in forma della nostra Serie A, che nel secondo tempo ha preso per mano il fedele soldato Skriniar e l’astro nascente Bastoni, futuro e presente del muro neroazzurro, annientando le speranze napoletane.

E adesso permettetemi di parlare della “Pippa”. La “Pippa” ha segnato il 13° e 14° gol in Serie A, a Napoli, in un campo dove l’Inter non vinceva da 23 anni. Di potenza, di esplosività, prima dopo 50 metri di corsa e dopo liberando un sinistro a 111km/h degno del miglior Adriano, con l’evidente complicità di Meret. Il perfetto riassunto delle sue doti fisiche mischiate alla tecnica e all’agilità che un centravanti moderno deve avere. Il suo gioco ha permesso inoltre lo sbocciare definitivo di Lautaro, sempre più erede di Milito. In due hanno segnato 30 gol, tra campionato e Champions League. I 6 giocatori offensivi del Napoli ne hanno segnati 31. 30 gol non da dividere tra i 16 del belga e i 14 dell’argentino, ma da prendere insieme come un pacchetto incartato con tanto di fiocchetti neroazzuri. Un regalo a tutti i tifosi dell’Inter, da Antonio Conte.

Qualche giornalista aveva detto “No Icardi No Party”, ma sembra che dalle parti di Appiano Gentile si festeggi spesso. È presto per dire se l’Inter arriverà in fondo con questi risultati e questo gioco, ma di certo non ha il problema del centravanti. E se ancora, dopo i gol e le prestazioni di Lukaku, crediate che sia un bidone…beh, cambiate sport; sceglietene uno più facile da comprendere. BIG ROM IS IN DA HOUSE.

Una previsione: Il Napoli si riprenderà.
Gattuso è l’uomo giusto, il gioco c’è, manca la fiducia. Ma il campionato è lungo. 

Occhio Azzurro:

Ancora una volta il Napoli delude le aspettative. L’Inter in questo momento è sicuramente (assieme alla Lazio) la squadra più difficile da battere in campionato, ma il Napoli poteva e doveva fare di più. La squadra di Conte è aggressiva, attenta, cannibale. L’opposto dell’attuale Napoli, che appare sempre più stanco, superficiale e generoso. Moduli a parte, è l’atteggiamento il punto centrale su cui si basa l’inesorabile e lenta disfatta dei partenopei.

È lampante come il problema sia anche tattico, ma è l’atteggiamento quel fattore capace di farti vincere le partite quando le cose non girano per il verso giusto. Quell’atteggiamento che ha fatto vincere il Napoli due anni fa a Torino, che ha portato al gol di Diawara contro il Chievo Verona, che ha fatto vivere un sogno ai tifosi napoletani chiamato scudetto. Quella forza è ormai svanita. Come sono svanite le certezze riguardanti alcuni giocatori dal punto di vista individuale, in particolare Koulibaly, Allan e Insigne, proprio gli scrittori di quella bellissima favola dei 91 punti.

Il Napoli, inconsapevole che il periodo natalizio sia finito, regala all’Inter due gol, ed un’occasione a campo aperto ad uno straordinario Lukaku che fulmina Meret con un missile. Semplice sfortuna o c’è qualcosa di più?
Ricordando la sconfitta contro il Parma, alla sua prima sulla panchina del Napoli, Gattuso esce sconfitto e senza alibi, affermando come la sfortuna nel calcio non esista. Ed è inequivocabilmente vero.
La fortuna assiste gli audaci: il Napoli è tutto fuorché audace.

Cercasi mediano.
A proposito di tattica, il Napoli si ritrova ormai da tre partite a giocare con un modulo che necessita di un mediano, quando un mediano non ce l’ha. Allan col Parma delude, si prova allora Ruiz, non in grado però di gestire la manovra. I piedi sono buoni, ma mancano i tempi, e contro i nerazzurri Ruiz è incapace di fare qualsiasi passaggio chiave, o almeno di verticalizzare. Il suo unico spunto, peraltro scorretto, avviene soltanto al settantesimo quando scaraventa il pallone contro la panchina di Conte prima di uscire tra i fischi incessanti del San Paolo: bocciato.

Allan viene invece provato molto vicino a Milik; l’idea di Gattuso è quella di tentare di far sfuggire il brasiliano dalle marcature del centrocampo avversario, con esiti però negativi. Allan spalle alla porta non riesce a farsi trovare libero, fatica enormemente palla al piede e a causa di ciò, con un uomo in meno a centrocampo, l’Inter riesce a fare più male nelle ripartenze, con una superiorità numerica schiacciante: non un’idea geniale quella del tecnico.

Il Napoli può salvare qualcosa da questa prestazione? Sì, può farlo. Insigne è più brillante del solito: salta l’uomo, non si arrende, combatte e prende una bella traversa su calcio piazzato. Non è abbastanza, ma è qualcosa, ed è da qui che il capitano deve ripartire, dopo delle prestazioni non certo eccellenti.

Milik si riconferma bomber presente, nonostante la sua prestazione rimanga comunque sotto la media. Merito anche ai difensori nerazzurri, in primis De Vrij, con una nota di merito al giovane Bastoni che ha stupito positivamente il San Paolo.

L’altro polacco, Piotr Zielinski, è invece il migliore in campo per il Napoli: padrone del centrocampo azzurro, è l’unico a mostrare il talento e la personalità capaci di trascinare il Napoli verso una possibile rimonta. Molto bravo a servire Insigne nei primi minuti, e a creare superiorità numerica a centrocampo con i suoi dribbling improvvisi.

Cosa serve oggi al Napoli? Al Napoli serve coraggio, ed un mediano. Non possiamo sapere se Lobotka sia l’uomo giusto, ma il tifoso del Napoli sa prima di tutto quello che vuole vedere in campo a partire dalla prossima domenica: la cosiddetta “cazzimma”.

Nicola Bongiorni & Filippo Zampolini