In Germania è “fussball”, in Spagna è “futbòl”, in Francia è rimasto “football”, ma in Italia è “calcio”. Scopriamo i motivi che hanno portato alla scelta di questo nome nel nuovo appuntamento con la rubrica “Le radici politiche nel calcio”.

Il calcio è arrivato in Italia in città portuali come Genova, Livorno o Napoli. Nelle banchine dei porti, i marinai inglesi si dilettavano nel giocare alcune partitelle di quello che, all’epoca, era ancora uno sport sconosciuto agli italiani. Le origini del calcio nostrano sono, quindi, legate a doppio filo con l’Inghilterra.

Edoardo Bosio, nato a Torino nel 1864, fu un dipendente dell’azienda tessile Thomas Adams di Nottingham. Ciò gli permise di viaggiare spesso in Gran Bretagna e di entrare in contatto con il football (già sport professionale in Inghilterra). Nel 1891, di ritorno da uno di questi viaggi, fondò a Torino la prima squadra di calcio in Italia: International Football Club. La squadra di Bosio giocava, tuttavia, partitelle di dopolavoro senza regole o avversari validi. Si dovette attendere il 1893 per la prima società, quando alcuni consoli inglesi fondarono a Genova: il Genoa Football&Cricket Club.

Alcuni canottieri. Il primo in piedi, partendo da destra, è Edoardo Bosio.

Piano piano, il football divenne sempre più popolare in Italia e incominciò a passare dalle ultime pagine dei giornali sportivi, alle prime. Nel 1898, al termine della sfida tra il Genoa e il Football Club Torinese del 6 Gennaio, nacque la Federazione Italiana del Football. Da sottolineare come, all’epoca, il termine usato dai giornali e dagli organi ufficiali fosse, appunto, l’originale football.

Nella neonata Italia, però, all’inizio del XX secolo iniziarono a nascere i primi movimenti nazionalistici e a diventare sempre più rilevanti nella scena politica del Bel Paese. Si arrivò, dunque, al 1909 quando il potere politico obbligò la federazione a cambiare nome. I politici tentarono di legare questo sport, nato in Inghilterra, con il calcio fiorentino: da qui la scelta del nome Federazione Italiana Giuoco Calcio (F.I.G.C.).

Il logo attuale della FIGC

Con l’avvento del fascismo, un decennio più tardi, la nazionalizzazione del calcio venne portata all’estremo. Il calcio fiorentino, che dai politici italiani venne riconosciuto come precursore del calcio moderno, riprese ad essere praticato nel capoluogo toscano, spostato dalla proletaria Piazza Santa Croce alla borghese Piazza della Signoria.

Il calcio fiorentino è uno sport storico di cui si hanno testimonianze già prima del 1300. L’unico problema è che questo sport ha pochi punti in comune con il calcio che conosciamo noi oggi: ci sono due squadre (ognuna con i giocatori schierati in una sorta di 9-9-9) e sei giudici posizionati su un palchetto a lato del campo; le regole sono molto elastiche, tanto che molte volte le partite sfociano in vere e proprie risse; la palla può essere spostata con le mani o con i piedi, ma non può essere lanciata se non dai 3 portieri. L’estrema violenza di questo sport portò le Chiese a vietarlo e, nel 2005 a Firenze, il torneo annuale fu sospeso dopo che una squadra fu costretta a lasciare il campo per i troppi infortuni.

Spesso durante le partite del calcio fiorentino, i giocatori si disinteressano della palla per continuare a picchiarsi.

Persino Gianni Brera, uno se non il più importante storico del pallone in Italia e teorico del catenaccio e contropiede, provò a legare le origini del football allo storico sport toscano seguendo le fila dettate dalla politica italiana.

Per anni il nazionalismo ha influito sulle regole del campionato, tanto che nel 1908 la federazione decise che tutte le squadre con in rosa calciatori stranieri sarebbero state escluse dal campionato. Le proteste arrivarono subito: il Milan boicottò la competizione e alcuni suoi dirigenti fondarono un club aperto a tutte le nazionalità: l’Internazionale Milano, l’Inter. Le polemiche per gli stranieri nelle squadre si sono prottratte dalle origini del calcio fino ai giorni nostri, da ricondurre probabilmente alla massiccia presenza di calciatori inglesi nei primi campionati giocati nello Stivale.

Il tentativo della politica italiana di far nascere le radici del football in Italia non venne accettata da tutti: alcuni giornalisti si rifiutarono di utilizzare il termine calcio perchè ritenevano offendesse sia il football, sia gli storici sport toscani.

Per quanto, oramai, il termine calcio sia diventato universale, è innegabile che se si vogliono ricercare le radici di questo sport, in Italia, si deve guardare all’Inghilterra e a persone come Bosio che, grazie ai continui rapporti con gli inglesi, portarono le attrezzature e le conoscenze in grado di far diventare il football un’identità nazionale. Al di là di nazionalismi e revisionismi storici, il calcio ha sempre unito l’Italia, paese diviso all’interno da tante culture.

Il fascismo e altri movimenti politici hanno tentato di usare la forte scossa emotiva che il calcio portava tra la folla per alimentare un sentimento nazionalista, arrivando perfino a cambiare nome allo sport. Ma il calcio, come tutti gli sport, ha origini internazionali ed è destinato ad unire tutte le culture. Ed è proprio il sentimento di unione culturale che ha permesso a questo sport di rubare il cuore di miliardi di appassionati.