La nostra Nazionale quest’estate ci ha lasciato notti che resteranno nell’immaginario comune per un bel po’. La vittoria ad Euro2020 è stato l’apice di un cammino tortuoso iniziato nell’ormai lontano 2018 da mister Mancini. Un trionfo arrivato grazie ad una grande organizzazione di squadra, ma soprattutto grazie ad un gruppo di 26 amici.


Questa squadra ha portato una ventata di positività al paese dopo un periodo buio come quello che abbiamo passato negli ultimi venti mesi. E oltre all’ondata di gioia suscitata in tutto lo stivale, ha mandato un altro segnale importante. Il Mancio ha mostrato a tutti come anche in Italia il calcio possa cambiare.

Via il vecchio e obsoleto catenaccio e contropiede che per decenni ci ha distinto nel mondo, spazio al “bel gioco”. Possesso palla elevato, combinazioni in mezzo al campo e tanta, tantissima qualità, quella che hanno mostrato gli Azzurri in giro per l’Europa non più di quattro mesi fa.

Una proposta di calcio, quella del CT marchigiano, che per essere messa in atto alla perfezione, necessita di alcune figure. Centrali in grado di impostare, e chi meglio di Bonucci. Terzini di gamba che possano sovrapporsi costantemente, e salvo infortuni uno come Spinazzola ha pochi eguali in Europa. Un palleggiatore, con Jorginho che sembra calzare a pennello con quest’idea di calcio. Mezzali di qualità e abili nell’inserimento, e ce ne sono a bizzeffe, basti pensare a Barella, Locatelli, Pellegrini e Verratti. Esterni d’attacco capaci di inventare la giocata e sfruttare la loro velocità, e anche qui Mancini ha l’imbarazzo della scelta. E poi un centravanti dinamico, che sappia aiutare la squadra nella manovra, che venga a prendersi il pallone basso, che faccia movimento e apra spazi per gli inserimenti dei compagni.

Arriviamo quindi ora alla nota dolente. Le punte che ormai da cinque anni si spartiscono il posto nell’undici titolare sono il Gallo Belotti e Ciro Immobile. Il problema è però che nessuno dei due sembra sposarsi con quella che è l’idea di calcio dell’allenatore. Il 9 del Torino è un attaccante fisico, che fa a sportellate con gli avversari, potente e abile nel gioco aereo. La Scarpa d’Oro della stagione 2019/2020 invece nella Lazio è abituato ad essere servito in profondità per sfruttare la propria rapidità ed essere letale negli ultimi sedici metri.

Facile intuire come quindi nessuno dei due possa rendere al meglio in Nazionale. E proprio per questo motivo, il bomber oplontino, che ha giocato da titolare l’Europeo, è stato bersaglio di molte critiche. C’è chi l’avrebbe voluto fuori, per fare spazio ad un fin troppo giovane ed inesperto, seppur più dinamico, Raspadori. Chi invece avrebbe preferito giocare con il falso nueve, come ha fatto la Spagna contro di noi, mandandoci in dannata difficoltà.

L’unica conclusione che però si è tratta è che, nonostante la vittoria di Euro2020, una soluzione per quanto riguarda la questione centravanti vada trovata il prima possibile, magari entro Qatar 2022, se ci si arriverà. Stando però a quello che vediamo tutte le domeniche sui campi di Serie A, è difficile individuare un attaccante che possa togliere ad Immobile la palma di centravanti della Nazionale.

Incredibilmente però, una possibile alternativa, perché definendola soluzione accelereremmo troppo i tempi, si trova scendendo di categoria. In Serie B, che quest’anno è avvincente come al solito, c’è un ragazzone di 201 centimetri che ha segnato sei goal in questo avvio di stagione. Insieme al suo Pisa è terzo in classifica, a meno due dalla capolista Brescia, e sogna di riportare i toscani in Serie A, dove manca ormai da trent’anni.

Si chiama Lorenzo Lucca, ed è il fuoriclasse, nel vero senso della parola, del campionato cadetto.
Arriva da Palermo, dove in Serie C la scorsa stagione ha totalizzato 13 centri in 27 presenze. Numeri importanti per un giovane di vent’anni e che hanno folgorato il presidente rosanero. Il patron Mirri sostiene fermamente che senza il suo infortunio il Palermo avrebbe vinto i playoff. Si dice poi estremamente deluso per la sua cessione, per una cifra, a suo modo di vedere, esageratamente bassa per quello che sarà il futuro numero 9 della Nazionale. Arriva così a Pisa, dove quest’anno sta vivendo la sua prima stagione di Serie B.


Lucca però prima di raggiungere Pisa ha fatto anni di quella gavetta che purtroppo troppi ragazzi suoi coetanei non fanno. Nasce a Moncalieri, provincia di Torino, ed entra già ad otto anni nel settore giovanile granata. A sedici viene scartato ed inizia il suo peregrinare per tutto lo stivale. Scende in promozione, poi esordisce in C con il Mantova, e infine nel 2018 se lo riprende il Toro per la Primavera. Quando sembra poter arrivare la sua chance, ecco il prestito a Brescia, dove rimane comunque in Primavera. Poi la svolta con l’arrivo in Sicilia, e adesso la consacrazione a Pisa.
Abbiamo però iniziato il nostro discorso soffermandoci sul dilemma riguardante l’attaccante del presente e del futuro azzurro. E quindi perché proprio Lucca dovrebbe essere il giocatore che fa al caso di Mancini?


Il talento piemontese ha caratteristiche tecniche e fisiche ancora differenti da Immobile e Belotti. Assomiglia particolarmente a Luca Toni, del quale sta ripercorrendo anche le tappe della carriera: Vicenza, Brescia e Palermo. Parliamo di un attaccante facente parte di quella categoria di “bestioni tecnici” che vediamo sempre più giganteggiare sui campi di tutta Europa. Per rendere meglio l’idea di cosa intendiamo per “bestione tecnico” basta fare qualche esempio: Dzeko, Ibrahimovic, Haaland, Vlahovic, e perché no anche Haller, tenendo conto ovviamente delle dovute proporzioni, fanno tutti parte di questa specie. E Lucca ha tutte le carte in regola per poter entrare a far parte di questa élite dei numeri nove.

Innanzitutto ha l’età dalla sua parte, e poi le caratteristiche tecniche sono pressoché quelle. A tratti sembra essere un centravanti vecchio stampo. Lavora, inevitabilmente, molto con il fisico, ma a questo tipo di lavoro abbina anche una grande forza nelle gambe. Imposta le proprie azioni e giocate perlopiù sul suo strapotere fisico e una brutalità fuori dal comune. Non tocca molti palloni, in quanto passa più tempo a duellare con il difensore avversario, ma quando lo fa non delude.

Nonostante la tecnica non sia quella di un numero 10, riesce spesso in giocate complesse, ed è sempre partecipe nella costruzione del gioco. In più ha fornito al Pisa una soluzione di grandissima importanza che gli altri anni non aveva, quella della palla lunga su di lui. Con la sua stazza infatti è il principale bersaglio dei lanci dalla difesa, che controlla proteggendo il pallone, attirando su di sé avversari e aprendo varchi per i tre che giocano alle sue spalle. E poi, cosa non meno importante di tutto il resto, segna in qualsiasi modo. Di destro, di sinistro, di testa, anche dalla distanza a volte.


Il suo idolo più grande è Ibrahimovic, ma si ispira anche a Dzeko, dal quale sembra aver ripreso anche lo stile di vita sano. Va a dormire presto la sera, non si concede quasi mai peccati di gola e il suo piatto preferito è la pasta. Ama la Playstation e le serie tv come tutti i ragazzi della sua età, adora il mare e non ha tatuaggi. Un ragazzo educato, così ce lo descrive chi ha avuto a che fare strettamente con lui, senza grandi grilli per la testa, nonostante le insistenti voci di mercato dell’ultimo periodo sul suo conto.


In una fase delicata come quella che sta attraversando Mancini alla guida degli Azzurri, chissà che non possa essere proprio Lucca il tassello mancante del reparto offensivo della Nazionale. D’altronde il CT non più di un mese fa ha mostrato apprezzamento verso il ragazzo, dicendo di tenerlo in considerazione per il futuro. Forse però, una sua chiamata potrebbe essere imminente. La data cerchiata sul calendario è quella di Marzo 2022, quando l’Italia si giocherà l’accesso ai prossimi mondiali nei playoff come quattro anni fa. Magari Mancini, che pare stia pensando a stravolgimenti tattici, come il passaggio al 4231 o al 352, terrà in considerazione la “Torre di Pisa” per riuscire a staccare un ultimo biglietto per il volo che tra più o meno un anno partirà per il Qatar.

Intanto lui continua a stupire in B e con l’under 21, ma il salto tra i grandi è sempre più vicino ed inevitabile.