Rosario, città di poco più di un milione di abitanti, non molto distante da Buenos Aires. Cattedrale del calcio argentino, ha dato i natali a talenti come Lionel Messi, Angel Di Maria e Mauro Icardi. Ed è proprio qui che nel 1955 nasce anche uno dei più grandi e visionari allenatori della storia del calcio sudamericano e mondiale: Marcelo Bielsa.

L’infanzia del piccolo Marcelo è totalmente differente da quella della maggior parte dei suoi coetanei rosarini: non nasce in una di quelle realtà povere da cui provengono la maggior parte dei calciatori argentini, che vedono il pallone come unica forma di riscatto. Nasce in una famiglia dell’alta borghesia argentina, composta da importanti giuristi, a tal punto che il fratello e la sorella intraprenderanno carriere politiche molto importanti.

Ma il piccolo Marcelo lascia subito intendere che la sua strada è un’altra, lui ha una grande passione: il calcio. Il pallone per lui è un’ossessione come per tutti i ragazzi della sua età, che lo reputavano un ragazzo di famiglia benestante per il quale il calcio era solo un passatempo. A differenza degli altri però, lui come idolo non ha un calciatore, bensì due allenatori: Cesar Menotti e Carlos Bilardo, i due allenatori che hanno condotto l’Argentina sul tetto del mondo nel 1978 e nel 1986.

La famiglia non prende bene questa sua passione per il calcio, a tal punto che dopo una grossa litigata con il padre, Marcelo decide a diciassette anni di andare via di casa e di rifugiarsi nella pensione dove abitano i ragazzi facenti parte della squadra di cui lui scriverà la storia da allenatore: il Newell’s Old Boys. Riguardo invece la sua carriera da calciatore non c’è molto da dire: discreto difensore centrale, che nonostante ciò decide di lasciare il calcio giocato a soli venticinque anni. Compie dunque la prima grande decisione della sua vita nel mondo del calcio.

Grazie alle conoscenze del fratello, inizia ad allenare la squadra maschile dell’università di Buenos Aires, ma gli eccellenti risultati non passano inosservati e diventa quindi responsabile del settore giovanile della squadra per cui ha giocato da calciatore. Ed è qui che viene colto da un’idea fenomenale: girare in un lungo e largo tutta l’Argentina e poter visionare tutti i talenti più interessanti sparsi per il paese e così farli firmare per i Leprosos.

Il più famoso dei giovani talenti da lui scoperti è probabilmente un ragazzo proveniente dal distretto di Avellaneda, leggermente in sovrappeso e un po’ goffo nei movimenti ma con un fiuto del goal fuori dal comune: Gabriel Omar Batistuta, che lo definirà come l’allenatore più importante della sua vita. Un altro talento scovato da Bielsa è lo sceriffo di Murphy, noto ai più come Mauricio Pochettino, un difensore centrale che prima dell’avvento di Marcelo Bielsa stava per firmare per gli acerrimi rivali del Rosario Central. Esordirà pochi mesi dopo e vincerà due campionati con la maglia del Newell’s Old Boys, con Bielsa in panchina.

Crea così in soli tre anni il miglior settore giovanile dell’Argentina che può vantare una vasta quantità di futuri campioni e vince almeno una volta ogni campionato giovanile di ogni categoria. Nel 1990 sale alla guida della prima squadra e qui comincia a mostrare a tutti la sua tipologia di calcio. Marcelo plasma la sua squadra a suo piacimento e la fa giocare un calcio super offensivo. Le caratteristiche principali del suo gioco sono: giocate rapide a massimo due tocchi, tagli in profondità e continue verticalizzazioni. Porta i Leprosos a vincere due campionati e a giocarsi la finale di Copa Libertadores contro il Sao Paulo di Cafu, che vincerà solamente ai rigori. Tanto è l’amore e la devozione che provano i tifosi del Newell’s che decideranno di intitolargli lo stadio di Rosario.

Un’altra decisione folle la prende quando decide di lasciare la sua patria e volare in Messico, dove si accasa con l’Atlas. Appena arrivato però, al momento della firma sul contratto, fa mettere una clausola che afferma che lui nel primo anno si occuperà solo del settore giovanile. Così fu, visionò migliaia e migliaia di astri nascenti del calcio messicano e tra questi scopre il “gran capitan” Rafa Marquez, centrale di difesa con un passato in Italia tra le fila del Verona. Nel ’97 decide di fare ritorno in Argentina e alla guida del Velez vincerà il Torneo di Clausura.

Per il “Loco” è arrivato dunque il momento di attraversare l’Atlantico ed esportare la sua filosofia anche nel vecchio continente. Nell’estate del 1998 firma un contratto con l’Espanyol, ma la sua avventura in terra catalana durerà solo dieci partite perché a settembre accetta di sostituire Daniel Passarella alla guida dell’Albiceleste.

Marcelo è amatissimo in patria e i supporters della nazionale argentina non vedono l’ora di vederlo all’opera con una generazione di autentici fenomeni. La sua Seleccion comincia a dare spettacolo durante le qualificazioni per il mondiale coreano grazie anche all’ennesima intuizione di Bielsa: il 3-3-1-3. Questo modulo prevede l’utilizzo di tre centrali di difesa veri, tre centrocampisti di grande sostanza e fiato, un trequartista, chiamato “enganche”, che letteralmente significa aggancio, e che svolge proprio questa funzione, di creare gioco e armonia tra i reparti. Infine, davanti un tridente formato da due esterni d’attacco di grande movimento, e una punta centrale pura. Sicuramente, questo modulo ha portato i suoi frutti grazie anche al fatto che nei ruoli cardine c’erano dei veri e propri top player.

La Seleccion si presenta dunque da grande favorita, ma esce clamorosamente al primo turno dopo aver battuto la Nigeria, e aver perso contro Inghilterra e Svezia. Questa eliminazione inciderà tantissimo nella carriera di Marcelo Bielsa, che rimedierà in parte conquistando l’oro ad Atene nel 2004 con la selezione olimpica, guidata da un magnifico Carlos Tevez. Da questo momento in poi inoltre deciderà di non concedere neanche più interviste, ma solo conferenze stampa.

Dopo la parentesi con la nazionale, decide di fermarsi per tre anni, fino a che non assume l’incarico di C.T. della nazionale cilena e porta una nazionale da sempre dietro l’ombra di potenze come Brasile e Argentina, a giocare un calcio spettacolare e a mettere in mostra altri due giovani talenti: Alexis Sanchez e Arturo Vidal. La Roja stupisce tutti nelle qualificazioni al mondiale sudamericano e fa altrettanto nel mondiale stesso, passando il girone da seconda classificata e uscendo con la Seleçao agli ottavi. La nazionale cilena al ritorno in patria viene accolta in maniera trionfale per aver fatto un qualcosa che non era mai riuscito alla Roja.

Nemmeno a dirlo, la squadra gioca un calcio favoloso, a detta di molti, tra cui anche un certo Johan Cruijff, addirittura il migliore ai mondiali africani del 2010. El Loco ha posto le basi della nazionale che vincerà per due volte la Copa America sotto la guida di un allenatore che ha fatto di Bielsa il suo idolo e il suo esempio: Jorge Sampaoli.

Ma l’ex allenatore tra di Siviglia, nazionale cilena e albiceleste non è l’unico figlio calcistico di Marcelo: anche il celeberrimo Pep Guardiola scelse di fare l’allenatore a fine carriera grazie ad un incontro con El Loco. Tra gli altri ci sono anche due allenatori, un tempo pupilli della sua nazionale argentina quando erano calciatori. Il primo è Mauricio Pochettino, proprio quel ragazzo che Marcelo è andato a svegliare a casa in piena notte ormai tanti anni fa per farlo firmare con il Newell’s. Mauricio, dopo aver visto la sua carriera da calciatore marcata in maniera indelebile dal Loco, si è portato qualcosa anche nella sua carriera da allenatore. Il secondo è il Cholo Simeone, che sostiene come Bielsa sia stato uno dei personaggi più influenti per la sua successiva carriera da allenatore. A testimonianza di questa sua stima verso El Loco è la scelta del suo vice all’Atletico, German Burgos, ex portiere della nazionale argentina che lavoró in passato con Marcelo Bielsa. Un altro grande allenatore, attualmente C.T. del Messico ed ex allenatore di Barça e Argentina, è Gerardo “El Tata” Martino. Anche lui da giocatore è stato allenato da Marcelo al Newell’s, con cui ha vinto due campionati, della quale squadra è stato nominato miglior giocatore della storia.

Per rimanere in tema “loco”, Bielsa fa una scelta che spiazza tutti ancora una volta dando le dimissioni e lasciando la nazionale cilena per ritentare l’avventura europea. Tra le molte offerte che gli arrivano, lui sceglie l’Athletic Bilbao, società nota per essere composta interamente da giocatori provenienti dai paesi baschi o dal settore giovanile. La prima annata è tanto mediocre in campionato, con un normalissimo nono posto, quanto spettacolare nelle coppe. Arriva in finale sia in Copa del Rey che in Europa League, perdendole però in maniera rovinosa entrambe rispettivamente contro Barcellona e Atletico Madrid. Purtroppo il secondo anno non andrà come il primo e alla fine della stagione decide di dirigersi oltralpe e più precisamente all’Olympique Marsiglia.


Bielsa si presenta a chi si trova di fronte a lui come tutt’altro che una persona che si fa andare bene tutto: infatti attacca la dirigenza del Marsiglia sin dalla prima conferenza stampa, dicendo che non avevanpo mantenuto le promesse fatte alla firma del contratto, e per aver attuato strategie di calciomercato differenti da quelle che aveva in testa lui.

Nonostante ciò, la prima stagione alla guida dei provenzali va alla grande e, dopo aver inanellato otto vittorie consecutive nelle prime dieci giornate, rimane quasi per tutta la stagione in testa alla classifica, trascinato da giovani come Dimitri Payet e Benjamin Mendy. Sebbene a fine stagione campionato lo vince il PSG, tuttavia dalle parti del Velodrome c’è la consapevolezza che con El Loco si possa costruire qualcosa di grande. Ma ancora una volta Bielsa sorprende tutti dando le sue dimissioni dopo la prima giornata di campionato, tornando così nella sua Argentina.

Dopo l’avventura transalpina decide di provare ad esportare il suo gioco in Italia, più precisamente a Roma. Il 6 luglio del 2016 Marcelo Bielsa raggiunge l’accordo con la Lazio, ma la sua esperienza sulla panchina dei biancocelesti non inizia nemmeno. Si dimette prima del ritiro estivo di Auronzo Di Cadore a causa di incomprensioni sul mercato con la società. Nel febbraio del 2017 invece, torna in Francia per guidare il Lille, ma sulla panchina dei Les Dogues i risultati tardano ad arrivare e la società decide di esonerarlo quando parte per il Cile per andare a trovare un amico malato senza avvisare nessuno. Attualmente allena uno dei club più storici d’Inghilterra: il Leeds United, con la missione di riportarlo in Premier League dopo l’ultima volta dal 2004.