Multiproprietà nel Calcio e Caso Salernitana.

Proveremo in questa sede, come nostra abitudine, a fare un po’ di chiarezza su questioni calcistiche che hanno una ratio alquanto discutibile e che ai più possono sembrare complesse. Quella delle regole del calcio è una materia piuttosto contorta ed il nostro scopo è quello di semplificarla per rendere queste faccende alla portata di tutti.

L’oggetto della nostra analisi riguarda il problema attuale delle Multiproprietà nel calcio.

Si parla di Multiproprietà quando un medesimo soggetto ha in capo a sé la proprietà di più società calcistiche, come ad esempio il caso del Presidente Giampaolo Pozzo che ad oggi è proprietario sia dell’Udinese (Serie A) sia del Watford (Premier League) e che fino al 2016 era anche proprietario del Granada (Liga). In questo caso si parla appunto di Multiproprietà di società calcistiche che è ammessa a livello europeo, purché le società disputino campionati differenti.

Diverso è il discorso per quanto concerne la Multiproprietà in Italia, cioè quando ci veniamo a trovare nella situazione in cui lo stesso soggetto è titolare della proprietà di 2 società appartenenti alla sfera professionistica. Questa fattispecie è assolutamente vietata dalla disposizione dell’articolo 16bis delle NOIF che sono le Norme Organizzative Interne della Figc e che regolano tutti gli aspetti del gioco del calcio in Italia.

L’art.16bis cita testualmente: “Non sono ammesse partecipazioni o gestioni che determino in capo al medesimo soggetto controlli diretti o indiretti in società appartenenti alla sfera professionistica”. Inoltre il Consiglio Federale nel Luglio del 2013 ha definitivamente e categoricamente escluso la presenza nella stessa categoria di 2 squadre riconducibili alla medesima proprietà.

Quindi la domanda che sorge spontanea è: 

Come è possibile che il Presidente Lotito abbia la proprietà di 2 squadre nella sfera professionistica (Lazio e Salernitana) così come il Presidente De Laurentiis (Napoli e Bari)? 

Semplice, il tipico pasticcio all’italiana. Sono state concesse delle deroghe da parte della Federazione, con la speranza che mai ci si venisse a trovare in una situazione come quella che poi alla fine si è venuta a creare davvero e cioè che ad oggi il Presidente Claudio Lotito possiede 2 squadre ammesse allo stesso campionato.

Ovviamente il Consiglio Federale in una nota recente è stato categorico ed ha ribadito che le multiproprietà non saranno più ammesse e non ci saranno deroghe, ma ormai la frittata è fatta.

Quale è quindi, come detto in precedenza, la ratio alla base di queste regole? 

Lo scopo è quello di garantire l’osservanza dei principi della lealtà, della correttezza e della probità dello sport e di garantire inoltre il regolare ordinamento e svolgimento dei campionati, evitando che in capo al medesimo soggetto vi siano molteplici interessi.

Si potrebbe a questo punto obbiettare che la proprietà della Salernitana non sia direttamente riconducibile a Claudio Lotito ma divisa al 50% tra il figlio Enrico (Omnia Service One srl) ed il cognato Marco Mezzaroma (Morgenstern srl). In merito a questo punto le NOIF dicono che: “Un soggetto ha una posizione di controllo di una società quando allo stesso, ai suoi parenti o affini entro il quarto grado sono riconducibili, anche indirettamente, la maggioranza dei voti di organi decisionali ovvero un’influenza dominante in ragione di partecipazioni particolarmente qualificate o di particolari vincoli contrattuali”.

Detto in poche parole, non vi è alcuna altra soluzione, se non quella di vendere una delle 2 Società di cui Claudio Lotito è proprietario, sia direttamente che indirettamente.

Definiti questi paletti insormontabili, Lotito ha provato la via del Trust che è uno strumento di separazione, di origine anglosassone, la cui collocazione nel sistema giuridico italiano è, da sempre, oggetto di discussioni. Il Trust, infatti, nasce come una figura tipica degli ordinamenti di common law, recepito da altri paesi solo con l’adesione alla Convenzione dell’Aja del 1985. L’Italia vi ha aderito, ma questo non ha placato le discussioni circa la figura del trust nel nostro paese. Se è pacificamente ammesso il Trust “straniero”, dove vi è un collegamento con l’ordinamento giuridico straniero, non si può dire la stessa cosa del Trust “interno”, dove di questo collegamento non vi è traccia, come appunto nel caso del Trust presentato da Lotito per la Salernitana. 

Più nello specifico: con il Trust il costituente (definito settlor) trasferisce dei suoi beni ad un trustee affinché questi li amministri per raggiungere l’interesse di un soggetto terzo oppure per il raggiungimento di un determinato fine indicato dal costituente. Come abbiamo detto, alla luce della difficile collocazione nel nostro ordinamento, ogni Trust deve essere oggetto di riconoscimento dato che può rappresentare uno strumento abusivo di un diritto oppure un tentativo di frode alla legge, come nel caso di Lotito che – da proprietario della Lazio – non starebbe vendendo in maniera chiara e univoca la Salernitana ma starebbe cercando di raggiungere lo stesso risultato solo fungendo da settlor e concedendo la società campana ad un soggetto terzo, appunto il trustee, il quale avrebbe il potere di amministrarla.

Risulta dunque ovvia anche ai meno esperti della materia, la natura poco chiara e limpida dell’operazione, soprattutto in merito alla tutela dei principi sportivi di cui sopra.

In conclusione, dopo il rifiuto dell’ipotesi del Trust da parte del Presidente della FIGC Gabriele Gravina, si attendono i responsi del Consiglio Federale e della COVISOC. In caso di diniego, per Lotito non resta altro da fare se non vendere, come detto, una delle due Società, presumibilmente la Salernitana. Ma visti gli esiti delle precedenti vicende che hanno riguardato il Presidente Lotito, non ci stupiamo più di nulla.

Ad ogni modo come ben chiarito dalle NOIF e dal Codice di Giustizia Sportiva, il Presidente rischia un ulteriore deferimento (è già stato deferito per il Caso Tamponi) e soprattutto la Salernitana rischia seriamente la mancata ammissione alla Serie A, con la conseguenza che in questo caso non sarebbe solo Lotito a perdere, ma tutto il calcio.