L’Italia ha terminato questa settimana di calcio internazionale con un pareggio contro la Bosnia di Edin Dzeko ed una piacevole vittoria contro l’Olanda. Gli Azzurri hanno nel complesso trasmesso sensazioni positive, anche se all’indomani del match contro l’Oranje i riflettori erano puntati sull’infortunio di Nicolò Zaniolo, costretto ad un altro lungo stop. Nel disperato tentativo di trovare una causa alla sfortunata ricaduta del giovane talento della Roma è finita sul banco degli imputati anche la Nations League che, secondo molti, avrebbe obbligato i calciatori, reduci da un’annata abbastanza particolare ed ormai prossimi ad una nuova stagione, a disputare ulteriori gare ufficiali. Naturalmente sarebbe poco brillante, quasi patetico, giustificare il caso Zaniolo con i soli impegni della Nazionale, perché altrimenti tanti altri giocatori in questo momento si starebbero leccando le ferite. Tuttavia forse non ha del tutto torto chi sostiene questa posizione.

Roberto Mancini

La Nations League è una competizione continentale gestita dalla UEFA che nacque da un’idea di Michel Platini, secondo il quale le amichevoli internazionali non erano sufficientemente competitive. Il torneo, che si svolge con cadenza biennale, si innesta in un calendario già particolarmente ricco, e suscita perplessità la scelta del presidente UEFA Aleksander Ceferin di far disputare la UNL in un anno come quello che stiamo vivendo. La decisione avviene a marzo, dopo una riunione generale in videoconferenza, alla quale avevano partecipato i rappresentanti delle 55 federazioni affiliate, i dirigenti dell’Associazione dei club europei e delle Leghe europee e i rappresentante della FIFPro: la federazione internazionale dei calciatori professionisti.

Presidente della UEFA Aleksander Čeferin

La  maggior parte dei calciatori ha terminato la scorsa stagione appena un mese fa e gli allenamenti in vista della prossima sono da poco ricominciati: era forse necessario lasciare che il torneo si svolgesse come da regola o forse si sarebbe potuto decidere diversamente? Anche perché le soste per giocare le rimanenti quattro partite del girone previste entro il 18 novembre saranno ancora due, che si aggiungeranno ai molti impegni dei club, tra campionato coppe. In più, quest’anno il campionato sarà più compresso del solito in certi periodi, come quello post natalizio, e a giugno andrà in scena l’Europeo. Viste le ristrette tempistiche per preparare la nuova annata calcistica e l’importanza innegabilmente secondaria del torneo, nonché le difficoltà generali causate dall’emergenza sanitaria in corso, probabilmente sarebbe stato opportuno annullare o semplicemente posticipare la competizione, così come fu deciso per l’Europeo 2020.

Coppa UEFA Nations League

Al di là dell’infortunio di Zaniolo, che vuole essere soltanto il punto di partenza di una riflessione più profonda e previdente, il sovraccarico di appuntamenti che sta impegnando i calciatori in date anomale ormai da tempo, per poi continuare a farlo nei prossimi i mesi, rischia di mettere seriamente a repentaglio la stagione che verrà. La preparazione atletica estiva è un momento imprescindibile per una squadra di calcio. Magari non rivela i suoi frutti nell’immediato ma in seguito fa la differenza, basti guardare il rendimento dell’Atalanta. Se già quest’anno era intuitivo che tempo e risorse sarebbero state sottratte alla pianificazione fisica e mentale della prossima stagione, sarebbe stato apprezzabile eliminare quantomeno ciò che poteva essere eliminato, e di cui francamente nessuno avrebbe sentito la mancanza. Vero è che la tendenza sarà quella di studiare la preparazione estiva su misura, cioè in base alle caratteristiche e allo stato di forma di ogni singolo calciatore, rispetto alle specifiche esigenze attuali di ciascuno, ma il rischio è quello di anteporre il bisogno di una pronta condizione fisica nel breve periodo rispetto a quella nel lungo termine. Così, sebbene questo scenario possa passare inosservato nell’immediato, tuttavia ciò non toglie che quello che oggi semini, domani raccogli: non sarà sorprendente assistere a repentini cali di forma e infortuni muscolari, più in determinati tipi di calciatori, meno in altri, in base alle peculiarità fisiche. In tutto ciò a risentirne rischierà di essere, oltre che la salute degli stessi protagonisti in campo, la qualità del gioco e di conseguenza lo spettacolo.

E chi ci guadagna? Naturalmente una competizione internazionale come la Nations League porta guadagno in termini televisivi e di affluenza allo stadio, quest’ultimo tutto da decidere. Inoltre il regolamento del torneo mette in palio posti riservati per l’accesso ai play-off di qualificazione alle fasi finali di campionato europeo e mondiale immediatamente successivo, consentendo dunque una sorta di paracadute in caso di esito negativo nei successivi gironi di qualificazione.

Purtroppo la consapevolezza di questi rischi era nella coscienza di tutti, ma si è preferito osare. Quantomeno si sarebbero potute applicare delle regole transitorie, come quella dei 5 cambi anziché 3, ma la proposta del CT della nazionale tedesca Löw è stata rispedita al mittente. Roberto Mancini non ha fatto in tempo a rispettare il suo proposito di garantire il turnover che ha già perso, alla seconda partita del torneo, il suo giovane più promettente. Ora a pagarne le conseguenze è la Roma. Anche il francese Deschamps ha chiarito la sua posizione al termine della partita contro la Croazia senza mezzi termini: “Spero che la UEFA si renda conto della situazione, ho dovuto fare 7 cambi rispetto alla formazione della scorsa partita e la terza sostituzione l’ho effettuata molto prima del solito”. Il CT dei Bleus ha concluso dicendo di averne parlato anche con il collega Zlatko Dalic. Il fronte pare unanime: i commissari tecnici chiedono le cinque sostituzioni anche in Nations League.