Paradise Lost: l’Old Firm di Belfast

Il football è lo sport che più mostra gli aspetti della comunità in cui è radicato. In questa nuova rubrica, targata Omnia Football, vi racconteremo alcuni episodi che lo dimostrano. Iniziando da un derby sconosciuto ai più.

Una delle partite più famose e affascinanti del mondo è sicuramente l’Old Firm di Glasgow, in Scozia.

Celtic e Rangers sono le due squadre della città, nonchè le più vincenti della storia del calcio scozzese, e sono unite da una rivalità che va oltre l’appartenenza di entrambe a Glasgow: i biancoverdi del Celtic sono la squadra dei cattolici irlandesi scappati in Scozia, mentre i blues dei Rangers sono la squadra degli unionisti leali alla corona inglese. Quando le due compagini si scontrano sui campi da calcio danno vita ad uno dei derby più caldi di questo sport.

In Irlanda del Nord le diatribe tra i cattolici e i protestanti hanno martoriato il territorio dalla rivolta di Dublino, nel 1916, fino alla fine del secolo scorso causando più di 3000 vitime. Erano gli anni dei cosiddetti Troubles.

I troubles segnarono le vite degli abitanti delle 6 contee del nord, controllate dal Regno Unito. Gli scontri e le divisioni non poterono quindi che sfociare anche sui campi da calcio, dando vita a quello che può essere definito l’Old Firm di Belfast.

A Belfast, capitale, avevano sede le due squadre più titolate del campionato Nord Irlandese: il Belfast Celtic e il Linfield. Soprattutto dopo l’indipendenza dell’Irlanda (ottenuta nel 1921) e la divisione dal nord, le diffirenti ideologie a capo delle due squadre e dei propri tifosi alimentarono le tensioni, portando la partita a trascendere lo sport per diventare terreno di scontro tra le fazioni cattolico indipendentiste e protestanti lealiste.

Il Belfast Celtic era la squadra dei cattolici. Già dal nome è chiaro il riferimento alla compagine scozzese e anche i colori scelti, il bianco e il verde, sono un tributo alla squadra di Glasgow. Le partite del Celtic non trovarono fissa dimora fino al 1901 quando venne inaugurato il Celtic Park, che, proprio come quello a Glasgow, venne soprannominato dai tifosi: Paradise.

Il Celtic Park a Belfast

Il Linfield, invece, era la squadra dei protestanti e fin dal 1886 veste i colori dei Rangers di Glasgow: maglia blu e pantaloncini bianchi con calzettoni rossi. Chiaro, come nel caso degli scozzesi, il riferimento alla Union Jack, bandiera britannica.

Windsor Park, stadio del Linfield e della nazionale nordirlandese.

Ogni volta che le due squadre si scontravano in un campo da calcio, la situazione sugli spalti diventava bollente e gli scontri tra le due tifoserie erano inevitabili.

Il derby del boxing day nel 1948, a Windsor Park casa del Linfield, sfociò in un’invasione di campo dei tifosi di casa, alla caccia dei giocatori biancoverdi. I Celtic vantavano 14 campionati, di cui 6 consecutivi. Quel giorno tra le fila dei Celts vi erano ben 6 giocatori di religione protestante e questo ai tifosi del Linfield non piaceva affatto.

Una vecchia immagine di una partita tra Celtic e Linfield.

A fine partita, terminata 1-1, i tifosi blues catturarono Jimmy Jones. Attaccante formidabile, Jones era colpevole di aver infortunato un giocatore dei Blues e di essere un protestante nella squadra cattolica. Una trentina di persone lo accerchiarono e gli ruppero la gamba, ponendo così fine alla sua carriera. Altri due giocatori biancoverdi rimasero feriti quel giorno: Robin Lawler e Kevin McAlinden.

Il giorno dopo i terribili fatti di Windsor Park, il board del Belfast Celtic si riunì e prese la drastica decisione di abbandonare la Irish League al termine della stagione. Così fu, i Celtic chiusero il campionato al secondo posto proprio dietro agli odiati rivali del Linfield che misero fine al dominio dei biancoverdi conquistando il loro diciannovesimo titolo nazionale. Terminato il campionato, i Celts abbandonarono la lega e non vi tornarono più a far parte.

Oggi il Belfast Celtic non esiste più. Il Celtic Park fu utilizzato come cinodromo fino agli anni ’80 quando venne demolito per far spazio ad aree commerciali.

il Linfield continua a dominare i campi del campionato Nord Irlandese e detiene il maggior numero di vittorie: 53 titoli, l’ultimo nel 2018-2019. Nell’estate del 2017 il destino ha voluto riproporre uno scontro ideologico: nel secondo turno preliminare di Champions League il Linfield ha dovuto affrontare proprio il Celtic di Glasgow. Gli scozzesi vendicarono i cugini irlandesi con due vittorie: 2-0 al Windsor Park e 4-0 in Scozia.

La forte radice sociale del football lo legherà sempre ad episodi come quello che vi abbiamo raccontato. La storia del pallone va di pari passo con quella della società e molti problemi vengono trascinati anche sulle tribune degli stadi. La speranza è che il calcio possa diventare un veicolo di unione e che fatti come quelli del 1948 a Belfast rimangano sempre di più ai margini dei campi di gioco.

Torino-Debrecen: inizia la stagione

Ieri è andata in scena l’andata del secondo turno preliminare di Europa League, che ha visto impegnato il Torino contro gli ungheresi del Debrecen.

La squadra di Andras Herczeg si è piazzata al terzo posto lo scorso campionato, la NB I (massima serie ungherese) è stata vinta dal Ferencvaros: la squadra che ha visto nascere la leggenda di Puscas.

Il terzo posto ha garantito al Debrecen, squadra fondata dai ferrovieri della seconda città più grande dell’Ungheria, l’accesso al primo turno preliminare dell’Europa League 19-20. L’11 e il 18 luglio, infatti, gli ungheresi hanno eliminato gli albanesi del Kukësi con un 3-0 all’andata in Albania e un pareggio nel ritorno al Nagyerdei Stadion.

Il Torino ha, invece, dovuto attendere la decisione del TAS sull’esclusione del Milan dalle coppe europee per la stagione 19-20, che ha permesso quindi al Toro di qualificarsi al posto dei rossoneri. I granata avevano infatti chiuso la passata stagione al settimo posto, ma la vittoria della Lazio in Coppa Italia aveva momentaneamente lasciato la squadra di Cairo fuori dalle coppe, a favore dei biancocelesti.

Walter Mazzarri, allenatore del Toro dal 4 Gennaio 2018

La gara si è svolta allo Stadio Giuseppe Moccagatta di Alessandria. Il Torino è stato costretto ad emigrare per le condizioni del manto erboso dello Stadio Olimpico Grande Torino, dopo il concerto di Laura Pausini e Biagio Antonacci non è stato possibile risistemare in tempo il campo. Dopo aver aggiunto dei seggiolini alle curve dell’impianto, il Torino ha ottenuto il via libera dalla UEFA.

La partita poteva rivelarsi più insidiosa di quello che si potesse pensare: la squadra ungherese è infatti molto veloce e pungente nei contropiedi. Inoltre, come sempre in queste partite estive, la preparazione atletica poteva diventare un problema.

Fin dai primi minuti, però, il Torino ha spinto il Debrecen a chiudersi nella sua metà campo, nonostante l’estrema aggressività della squadra ospite in divisa bianca e pantaloncini rossi. I lanci lunghi, diretti al capitano Andrea Belotti, hanno creato scompiglio insieme con le discese sulla fascia sinistra di Ansaldi. E proprio questi due hanno timbrato il cartellino: al 20′ del primo tempo Belotti conquista e trasforma il rigore dell’1-0. Allo scadere della prima frazione, l’ennesima cavalcata di Ansaldi porta al raddoppio piemontese: un tiro-cross sorprende sul primo palo il discutibile portiere ucraino Nad. In mezzo ai due gol da segnalare l’unico vero pericolo verso la porta di Sirigu, con un tiro di Kinyik che termina vicino all’incrocio dei pali.

Il Gallo Belotti e Daniele Baselli

Il gol al 93′ di Simone Zaza sembra chiudere il discorso qualificazione, in attesa del ritorno previsto per giovedì 1° agosto in Ungheria. Il Toro registra una prestazione solida e attenta, sull’onda della seconda metà del campionato scorso che ha visto i granata chiudere la stagione con la quinta migliore difesa e appena 37 gol subiti. Da sottolineare le prestazioni di Ansaldi, il migliore, Belotti e Daniele Baselli.

Con la partita di ieri sera inizia, finalmente, la nuova stagione delle italiane. Riuscirà il Toro a raggiungere i gironi, dai quali manca dal 2014-2015, e bissare la stupenda cavalcata proprio della stagione 14-15 con la squadra guidata da Giampiero Ventura che raggiunse gli ottavi, eliminando nei sedicisemi i baschi dell’Athletic Bilbao?

La nuova Scala del calcio

Inter e Milan, da diversi anni, stanno tentando di costruire uno stadio di proprietà che sia all’avanguardia rispetto agli standard dettati dalle altre grandi città europee ospitanti squadre di alto livello.


L’impianto attuale, il Giuseppe Meazza (conosciuto anche semplicemente come San Siro, zona di Milano dove sorge), risulta arretrato se comparato ad impianti recenti quali l’Allianz Arena di Monaco, il Wanda Metropolitano di Madrid, il nuovissimo White Hart Lane del Tottenham a Londra o anche, semplicemente, lo Juventus Stadium in Italia.


Prima della finale di Champions League del 2016, tra Real Madrid e Atletico Madrid, andata in scena proprio al Meazza, furono compiuti dei lavori per quanto riguarda la creazione di alcuni spazi di accoglienza all’interno dei cancelli, con lo scopo di portare lo stadio del 1926 tra l’élite europea. I tempi però cambiano e avanzano correndo, e mentre le grandi società del resto di Europa si appropriano di terreni dove far sorgere dei veri e propri gioielli di architettura e comfort, il destino di Inter e Milan è ancora legato a doppio filo col Comune di Milano, proprietario dell’impianto.


Da qui la decisione delle due società di presentare un progetto alternativo agli ennesimi lavori di ristrutturazione della Scala del Calcio, proposti dall’amministrazione Sala. Qualche settimana fa, infatti, le società meneghine hanno presentato un progetto congiunto di un nuovo impianto che dovrebbe sorgere sulle “ceneri” del Meazza, di proprietà delle due squadre e con tanto di centri commerciali e aree di intrattenimento al passo coi tempi.

L’amministratore delegato dell’Inter, Alessandro Antonello e il presidente del Milan, Paolo Scaroni alla presentazione del progetto.

Il progetto prevede un investimento di 1.2 miliardi di euro ma soprattutto l’abbattimento del leggendario Meazza, per sfruttarne i parcheggi e i collegamenti con la rete urbana dei trasporti.
Ciò ha creato una divisione interna tra i tifosi, e non solo: c’è chi sostiene che il Meazza sia un gioiello da preservare e che quindi Inter e Milan dovrebbero trovare un altro spazio dove costruire il loro centro. Per via poi delle Olimpiadi di Milano-Cortina previste nel 2026 e della pressione del Sindaco Sala affinché la cerimonia di apertura si tenga proprio dentro il vecchio San Siro, questa opinione ha ricevuto l’appoggio delle istituzioni milanesi, almeno per ora.

C’è poi chi sostiene che Milan ed Inter debbano necessariamente costruire un impianto di proprietà e che il sacrificio di San Siro, in mancanza di alternative, sia la scelta giusta per il futuro del calcio ambrosiano.

Senza contare le critiche di chi sostiene che, fatto questo passo, Milan ed Inter dovrebbero calcare il modello Europeo fino in fondo e costruire due stadi diversi, entrambi di proprietà.

Il progetto presentato: il nuovo stadio verrebbe costruito accanto all’attuale impianto, mentre nella zona dove ora sorge il Giuseppe Meazza è prevista una zona dedicata all’intrattenimento.

Ma quanto ne gioverebbe il calcio di Inter e Milan? E quanto il calcio italiano in generale?
Le due società milanesi spendono diversi milioni per la concessione di San Siro. Costruire un nuovo stadio significherebbe un investimento importante sul breve termine e un guadagno ancora più significativo sul lungo termine con sponsor, ricavi delle partite, eventi e tutto il contorno, che entrerebbero puliti nelle casse di Milan ed Inter senza passare per quelle del comune.

Ciò significa più liquidità e possibili investimenti sportivi. L’esempio perfetto è quello della Juventus: dall’inaugurazione dello Stadium sono arrivati 8 scudetti, 2 finali di Champions, giocatori e sponsor di calibro mondiale e un nuovo e modernissimo centro sportivo dove far allenare la prima squadra maschile e femminile e tutte le selezioni giovanili. I bianconeri sono dieci passi avanti rispetto a tutto il movimento calcistico nel nostro Paese.

La nostra Federazione, ora più che mai, ha bisogno di una Milano calcistica che torni al livello delle altre società europee. E per farlo non c’è bisogno solo di uno sforzo in ambito sportivo: il calcio del 21esimo secolo, che piaccia o no, è diventato un’azienda sforna soldi. Avere strutture di proprietà e al passo coi tempi è il primo step per entrare nell’Eden del calcio mondiale.

Inter e Milan, forti di un progetto come quello presentato, potrebbero portare una ventata di aria fresca all’intero movimento nazionale e spianare la strada per altri ambiziosi progetti nel resto del Paese, in modo tale da ricucire l’abisso strutturale che divide l’Italia dal resto dell’Europa.

Ciò che però spaventa della modernizzazione dell’esperienza dello stadio è il rischio che le società si allontanino da una fascia essenziale di tifosi, andando a gonfiare i prezzi dei biglietti (già molto elevati nel caso di Milano), sfruttando la presenza di zone di intrattenimento costruite appositamente intorno all’impianto e perdendo di vista ciò che dovrebbe essere essenziale e centrale in ogni progetto calcistico: la tutela dei miliardi di tifosi che seguono questo sport.

Alzare i prezzi significherebbe prendere le distanze con la maggioranza della popolazione calciofila e rendere lo stadio accessibile soltanto ad una ristretta percentuale di persone. Senza considerare il rischio di ‘americanizzare’ all’estremo gli eventi, rendendo la partita soltanto un contorno a pubblicità e spazi sponsorizzati.


Perciò, ben venga la modernità. Purché sia una modernità costruita per essere accessibile a quanti più tifosi possibili e orientata al lato sportivo, quello più bello e importante, delle società e non soltanto a quello finanziario e speculativo che porta i proprietari delle squadre a gestirle come compagnie, togliendo così quell’alone di poesia che rende questo sport più di un semplice gioco.

Viaggio verdeoro – Tappa 0: Chi è partito

È finita da poco la Copa America, che ha visto il Brasile padrone di casa trionfare, ma la febbre di calcio nel Paese verdeoro non si è fermata affatto.
È infatti subito ripartito il Brasileirao, che sembra non fermarsi mai.

Da sempre definisco questo come il “campionato più pazzo del mondo”: i migliori talenti pronti a salire sul treno per l’Europa insieme a vecchie glorie a fine carriera, il tutto condito da arbitraggi spesso molto discutibili (nonostante il VAR) e tifoserie che spesso e volentieri influiscono pesantemente sulle scelte degli allenatori e sull’andamento delle partite (ad esempio nel 2017 i tifosi del Ponte Preta hanno invaso il terreno di gioco nell’ultima partita dell’anno, a causa di un gol degli avversari, costringendo la polizia a sparare con proiettili di gomma e decretando la retrocessione della propria squadra).
Inoltre, prima delle partite di Copa Libertadores o Copa Sudamericana, non ci si deve stupire nel vedere gli 11 titolari (portiere compreso) addirittura non convocati, anche se si dovesse trattare di un derby (vedere per credere Internacional – Gremio di sabato notte, giocata con le squadre B!)

Da in alto a sx: Ricardo Oliveira, Pato, Gabigol, Felipe Melo, Diego

Il campionato brasiliano non ha molto seguito in Italia, per questo faremo un viaggio a tinte verdeoro all’interno di questo immenso Paese (grande quasi 30 volte l’Italia): settimana dopo settimana gireremo ogni angolo del Brasile, focalizzandoci sui migliori giocatori di ogni squadra, cosicché alla fine di questa rubrica chiunque ci abbia seguito sarà in grado di analizzare al meglio questo Campionato ed i giocatori che prendono le vie europee.

In questo primo appuntamento ci concentreremo sui giocatori che sono già approdati in Europa o che sono in procinto di salire su quel treno, talenti che meritano uno spazio in questa rubrica per quanto fatto vedere in questi primi 10 turni, che altrimenti rischierebbero di essere dimenticati.

Il primo giocatore da menzionare è sicuramente Everton detto “Cebolinha” (cipollina), talento classe 1996 del Gremio che ha stupito tutti in Copa America. La sua posizione naturale è quella di esterno sinistro, ma Everton è in grado di giocare anche prima punta. Alto 174 cm ha nel dribbling la sua arma migliore: è incontenibile in campo aperto, ed a questo unisce un senso del gol fuori dal comune.
L’Arsenal, dopo che il Milan a gennaio non affondò il colpo, sembra ora aver anticipato la concorrenza, facendo fare già le visite mediche al giocatore, che dovrebbe approdare alla corte di Emery per circa 40 Milioni di euro.

Il passaggio di Renan Lodi all’Atletico Madrid è invece già ufficiale. Con 20 Milioni i Colchoneros si sono assicurati questo terzino sinistro del 1998, considerato tra i più forti difensori in patria (su di lui vi era anche la Juventus). Nella scorsa stagione ha giocato ben 50 partite con la maglia dell’Athletico Paranaense, mettendo a segno 4 gol e 8 assist. È un giocatore dalla grandissima spinta, dotato di un tiro potente e gran crossatore. Con Simeone ad indirizzarlo, Renan Lodi potrà migliorare in fase difensiva ed imporsi come uno dei migliori terzini sinistri in circolazione.

Menzione speciale infine per Maxi Lopez: arrivato la scorsa estate al Vasco da Gama, ha messo a segno 9 gol e 6 assist in 24 partite, per poi essere svincolato dal club in quanto sovrappeso!

Ogni settimana analizzeremo anche i movimenti di classifica:
al momento, con in corso l’11° Giornata, comanda il Palmeiras di Felipao Scolari, seguito dal Santos di Sampaoli e dal Flamengo di Jorge Jesus. Club storici come il Corinthians, il San Paolo e il Gremio navigano invece a metà classifica.

Appuntamento alla prossima settimana per iniziare ad analizzare le singole squadre, partendo da Porto Alegre!

Fanta Football

Il 6 luglio il Bologna ha acquistato il difensore centrale Stefano Denswil. L’ex difensore di Ajax e Club Bruge classe 93, che vanta un’importante esperienza europea, potrebbe diventare una pedina interessante per il Bologna e per le vostre squadre del fantacalcio. Analizziamo i perché:

Posto da titolare: il centrale olandese è arrivato a Bologna per fare il titolare e quasi sicuramente lo sarà dato l’investimento fatto dalla squadra(circa 7 milioni).

Vizio del goal: nonostante il ruolo in cui gioca Denswil ha realizzato 1 goal con l’Ajax,quando ancora era giovanissimo, e ben 6 goal in 144 presenze con il Club Brugge; la maggior parte di queste reti sono state realizzate con un colpo di testa anche se è da sottolineare il fatto che con la squadra belga ha realizzato un goal anche su punizione.

Forza fisica ed esperienza europea: il nuovo difensore rossoblu vanta una struttura fisica molto importante è infatti alto 1.88 cm è inoltre dotato di una muscolatura notevole. Denswil oltre ad aver disputato e vinto vari campionati da titolare sia in Olanda che in Belgio nella sua carriera ha raccolto una buona dose di presenze in Europa tra Champions ed Europa League.

Regista difensivo e pericolo malus: il neo centrale bolognese ha una buona visione di gioco infatti nei suoi precedenti club ha sempre svolto il ruolo di regista arretrato, certo non ci aspettiamo da lui degli assist, però una buona quantità di passaggi riusciti potrebbe spingere i pagellisti ad alzargli il voto anche di un 0,5 un fattore da non sottovalutare. Denswil in carriera ha ricevuto soltanto due cartellini rossi (uno nell squadra delle riserve dell’Ajax e l’altro nel Club Brugge) e l’ultimo è datato 2016 e ha una media di 6 cartellini gialli a campionato (con un minimo di 1 e massimo di 8) dato il ruolo in cui gioca se dovesse confermare queste statistiche sarebbe veramente un’ottima notizia.

Prezzo e consigli per l’asta: Denswil sulla carta sembra una buona scommessa per l’asta del fantacalcio, dati gli investimenti sul mercato il Bologna proverà ad essere una sorpresa di questa Serie A. Noi vediamo Denswil come quarto difensore, terzo se i primi due giocano in due squadre di vertice, in un’asta con base di 500 crediti il nostro consiglio è di prenderlo spendendo tra 8 e 10 crediti massimo.

Omnia Talenti

Benvenuti in questa nuova rubrica dove vi porteremo a scoprire i talenti più interessanti del panorama calcistico. Con il Mondiale Under20 e l’Europeo Under21, sono tante le giovani promesse che abbiamo visto all’opera sul rettangolo verde, ma non parleremo solo dei più noti. Andremo alla ricerca di giovani che hanno da poco esordito nel calcio professionistico, ma che hanno già fatto intravedere le loro qualità.

Il primo talento di cui vogliamo parlare è Jules Koundè. Difensore centrale francese classe 1998 del Bordeaux. Nonostante la giovane età, il talento transalpino è già al terzo anno con la Prima squadra e quest’anno ha giocato praticamente sempre: 51 gare tra Ligue 1, Europa League, Coppa di Lega e Coppa di Francia. 21 anni ancora da compiere e già molto importante per lo scacchiere del Bordeaux. Le sue qualità principali sono l’anticipo e l’agilità. Infatti Koundè, con i suoi 181cm riesce ad abbinare un buon colpo di testa ad una discreta velocità che lo rendono un centrale molto difficile da superare. Il classe ’98 nonostante la giovane età non ha paura di impostare il gioco da dietro. A livello tattico deve ancora migliorare, ma il tempo è dalla sua parte. La società transalpina sa il talento che ha in casa per questo ha deciso di rinnovargli il contratto questo gennaio, per cercare di trattenerlo ancora per una stagione. Le prestazioni del centrale però non sono passate inosservate e alcuni club hanno messo gli occhi su di lui. Anche qualche italiana ha seguito il giovane su tutte Napoli, Fiorentina e Roma, ma la squadra più vicina sembra essere il Siviglia di Monchi, pronto ad offrire 18 milioni. Il Bordeaux lo valuta circa 20 milioni. Quasi ventun anni e già una buona esperienza con 70 partite alle spalle. Il futuro sembra roseo per Koundè e la Francia.

Adesso è il momento di un centrocampista. Stiamo parlando di Arne Maier. Mediano tedesco calsse 1999 dell’Hertha Berlino. Cresciuto nelle giovanili della squadra della capitale, il centrocampista ha subito messo in mostra le proprie qualità e, da 3 anni, è nella rosa della Prima squadra. L’Hertha ha da sempre creduto in lui e non lo ha mai lasciato partire in prestito. Maier dalla sua, ha ripagato la fiducia con prestazioni di buon livello. Il classe ’99 è un centrocampista completo. Il suo ruolo naturale è il mediano, ma le sue qualità lo rendono molto bravo in entrambe le fasi. Infatti il tedesco è molto intelligente a livello tattico e bravo a recuperare i palloni, ma è altrettanto bravo nel dettare i tempi alla squadra ed ha anche una buona visione di gioco che gli permette di trovare spesso il compagno smarcato. Il giocatore dell’Hertha, proprio per le sue caratteristiche riesce ad esprimersi molto bene anche come mezz’ala o trequartista. La squadra tedesca conosce il valore del suo talento e sa quanto ancora può crescere. Infatti ne fa una valutazione di almeno 30 milioni. Arne Maier è giovane, ma in campo gioca già con molta esperienza, il costo non è dei più bassi, ma sicuramente è destinato a salire visto il talento.

Rimaniamo in Germania e passiamo al reparto offensivo. Qui troviamo un attaccante molto giovane, ma altrettanto talentuoso. Stiamo parlando di Jann-Fiete Arp, ormai ex Amburgo, visto che è in procinto di trasferirsi al Bayern Monaco. La giovane punta è un classe 2000 ed è il prototipo del centravanti moderno. Nasce prima punta, ma sa adattarsi perfettamente anche da attaccante esterno o seconda punta questa sua duttilità è indice anche delle sue qualità. Il giocatore tedesco infatti, ai suoi 184cm abbina una discreta velocità, una buona tecnica e visione di gioco. Però la sua qualità migliore è la velocità di esecuzione nel calciare. Con le giovanili di Amburgo e Germania è stato devastante sottoporta, con i grandi invece, deve ancora migliorare la finalizzazione, ma ha tutto il tempo. Il Bayern Monaco, sempre molto attento ai talenti tedeschi, non se l’è fatto sfuggire e lo ha acquistato per 8 milioni. Cifra importante per un classe 2000, ma che ha già giocato due stagioni in Bundesliga. Ora sta a Jann-Fiete Arp imporsi una squadra di campioni come il Bayern. Le qualità le ha.

Con un giocatore per ruolo, si chiude qui questa prima avventura di scouting tra i giovani talenti migliori in circolazione. Le giovani promesse sono tantissime e nelle prossime settimane andremo ancora in giro per il mondo per scoprirli e conoscerli più da vicino.

Tommaso Prantera (@T_Prantera)

Daniel Olmo, il ragazzo spagnolo emigrato nell’Est

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DANIEL OLMO CARVAJAL nasce a Terrassa nel 1998, città della immensa provincia di Barcellona, e come tutti i giovani promettenti catalani inizia la sua carriera calcistica nel capoluogo.

Arrivato a Barcellona, si accasa all’Espanyol. Dopo appena un anno però accetta l’offerta della più famosa cantera del mondo e si sposta alla Masia del Barca. Qui rimane per 7 anni, facendo tutta la trafila delle giovanili, e vestendo anche la fascia da capitano delle selezioni giovanili.
La sua storia sembra un film già visto, con protagonista un giovane promettente catalani che riesce ad esaudire i propri sogni, partendo dai piccoli campi per arrivare a calcare il prato verdissimo del Camp Nou.

Ma questa non è una storia come le altre, questo film ha una trama diversa. Siamo nell’estate del 2014 quando il Barcellona mette gli occhi sulla giovane promessa croata, Alen Halilovic. Definito in patria come il nuovo Modric, il giovane centrocampista croato in quell’estate era l’oggetto del desiderio dei più grandi club europei. In questa corsa il Barcellona riesce a imporsi, portando in Spagna il giovane croato. Durante la trattativa però il presidente della Dinamo Zagabria chiede come contropartita proprio il capitano del Barca U-17. Il Barcellona tentenna, ma alla fine accetta.
Il giovane Daniel si trova davanti ad una scelta radicale: decide di accettare, di trasferirsi lontano da casa, di uscire dai radar del calcio che conta per mettersi in gioco, decide di cambiare il proprio destino.

In terra croata, dopo un inizio di alternanza tra la prima e la seconda squadra, riesce a consacrarsi e diventare un titolare inamovibile nello scacchiere della Dinamo. Dopo 5 anni registra 102 presenze condite da 26 gol, esordisce nei preliminari di Champions e gioca da titolare un edizione dell’Europa League. A soli 21 anni ha già alzato 4 campionati croati e 4 coppe di Croazia.

Olmo è un attaccante polivalente, può infatti ricoprire tutti i vari ruoli dell’attacco. Nasce come punta, ma nel corso della carriera ha espresso le migliori prestazioni come attaccante esterno. Dotato di buona corsa e un ottimo tiro, predilige partire come esterno a piede invertito per poi accentrarsi e provare la conclusione. La sua ottima tecnica gli ha permesso di essere utilizzato anche da trequartista, e la somiglianza fisica e di movimento l’ha portato in patria ad essere paragonato a Deulofeu.

Nella Spagna campione d’Europa, piena zeppa di talenti, nella quale i vari Ceballos o Fabian Ruiz prendono le prime pagine, il giovane emigrato nell’est è un prospetto molto interessante da non sottovalutare.

Adesso, a 5 anni da quella scelta che il destino gli ha fatto prendere, il giovane Daniel torna a casa con una coppa che porterà per sempre la sua firma in calce.

Una coppa che lo ha fatto diventare immediatamente un nome caldo della sessione estiva di mercato: le prime notizie parlano di un interessamento da parte del Milan. La squadra che quest’anno ha bocciato Halilovic, proprio quel giocatore che non tanto tempo fa ha costretto una giovane promessa dalla Spagna ad emigrare nell’est.

Come cambia il calcio: le nuove regole

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Come racconta il grande scrittore inglese Nick Hornby, autore di grandissimi libri sul calcio e sulla passione dei tifosi: appena sentito il triplice fischio dell’ultima partita stagionale la mente e la testa di tutti i tifosi si proietta verso la nuova stagione calcistica. Ogni anno è così e lo sarà per sempre perché il calcio è una continua ricerca, una continua speranza.


Proprio in questo periodo carico di sogni sotto l‘ombrellone, ci avviciniamo alla nuova stagione pieni di aspettative per le novità che il calciomercato ci potrà regalare. Quest’anno però nel calcio mondiale ci saranno anche delle significative modifiche che cambieranno le regole del gioco.


Lo scorso 2 Marzo si è riunito ad Aberdeen, in Scozia, l‘IFAB il depositario delle regole del calcio. In questa sede, sono state annunciate le nuove regole del gioco che sono entrate in vigore il 1 giugno 2019, valide per la nuova stagione . Queste regole, a detta dell’associazione, sono dirette a velocizzare il gioco, limitare le perdite di tempo e puntualizzare delle regole già presenti.

I cambiamenti più importanti sono:


FALLO DI MANO: dalla prossima stagioneil fallo di mano sarà sanzionato seguendo questi criteri: volontarietà del gesto, larghezza e altezza delle braccia dal busto (meglio nota come regola delle 6 ad orologio). Per quanto riguarda i gol segnati con un qualsiasi tocco di mano sarà sempre annullato, non tenendo più di conto la volontarietà del gesto.

RIMESSA DAL FONDO: viene modificata la regola sulla rimessa del portiere: ai fini della validità non sarà più necessario l’uscita della palla dall’area di rigore. Nota importante, anche l’attaccante può intercettare la palla prima che esca dall’area di rigore. 

La nuova regola sulla rimessa applicata nel Campionato Brasiliano, dove è già in vigore.


CARTELLINI GIALLI: saranno introdotte le ammonizioni per gli allenatori, eguagliandoli così ai giocatori in campo.

CARTELLI GIALLI BIS: per far concretizzare il vantaggio da quest’anno si potranno battere le punizioni prima che l’arbitro estragga i cartellini. Le ammonizioni o espulsioni saranno recuperate a fine azione.

BARRIERA: sulle punizioni i giocatori della squadra in attacco non potranno più inserirsi nella barriera avversaria e dovranno stare ad 1 metro da quest’ultima.


SOSTITUZIONI: per evitare le perdite di tempo, da quest’anno non sarà più richiesto effettuare la sostituzione a metà campo. Il giocatore sostituito dovrà uscire dal terreno di gioco nel punto più vicino a lui.


CALCI DI RIGORE: il portiere sul tiro dagli undici era libero di muoversi sulla linea di porta mantenendo entrambi i piedi sulla linea di porta , d’ora in avanti potrà avere solo un piede sulla linea di porta e avanzare di un passo. La VAR potrà intervenire per verificare la posizione del portiere e decidere sulla ripetizione.

Non saranno di certo regole che stravolgeranno il gioco, ma certamente aumenteranno lo spettacolo ed elimineranno sempre di più i tempi morti del gioco. Dopo l’introduzione del Var, il progetto di rinnovamento del calcio continua.

Il capolavoro Sheffield

Dopo 12 anni esatti lo Sheffield United torna nella massima serie del campionato inglese, staccando il biglietto diretto per la Premier League anche grazie al dir poco rocambolesco pareggio casalingo del Leeds guidato dal Loco Bielsa.

Al fischio finale della partita dell’Elland Road nel South Yorkshire è scoppiata la festa, immagini simili a quelle di due anni fa, quando sempre in quelle strade si festeggiava la promozione in Championship.
Questo trionfo è firmato indelebilmente dall’allenatore Chris Wilder, ex giocatore proprio delle “Blades“, che dopo la promozione con il Northampton è stato capace di portare lo Sheffield finalmente in massima serie.

Il percorso dello Sheffield è stato altalenante, nessuno ai nastri di partenza avrebbe mai pensato ad una immediata promozione.
Nella prima parte di stagione i ragazzi di Wilder si trovavano in mezzo alla classifica in una situazione non troppo lontana dalla lotta playoff; nelle coppe invece, sono stati rispettivamente estromessi dall’ Hull City dopo la lotteria dei calci di rigore in League Cup, ed in Fa Cup eliminati dalla sorpresa Barnet.


La svolta decisiva della stagione è stata proprio a cavallo dei mesi di gennaio e febbraio quando lo Sheffield si è dedicato esclusivamente al campionato. Da quel momento in poi i ragazzi di Wilder hanno iniziato a macinare risultati arrivando fino a 10 risultati utili consecutivi.
Grazie anche a prestazioni non ottime e alla poca continuità di risultati delle contendenti, Leeds e West Bromwich su tutte, lo Sheffield si è trovato a festeggiare la promozione diretta a due partite dalla fine del campionato.

L’eroe assoluto di questo trionfo non può che essere il capitano e capocannoniere della squadra, Billy Sharp. Un giocatore che alla soglia dei 33 anni è riuscito finalmente a coronare il sogno della Premier League. Un storia difficile, una vita dura segnata dalla grave tragedia della perdita del figlio nel 2011, ma anche dai gol, oltre 200. Come quello segnato due giorni dopo la scomparsa del figlio: in quell’occasione l’uomo, il calciatore, il padre onorò la memoria del figlio come meglio non poteva fare con la scritta sulla maglia «That’s for you son».

La storia dello Sheffield passa da qui, dal capitano di questa squadra, che non ha mai saputo arrendersi, né nel calcio né nella vita, e che con i suoi 23 gol ha regalato un sogno alla squadra ed a se stesso.

Regolamento Omnia League

Eccoci finalmente pronti a partire con il primo campionato targato Omnia Football: la Omnia League, dove potrete sfidare i calciatori!
Trovate qui di seguito le rose complete ed il regolamento integrale!

ROSE

REGOLAMENTO

  1. ROSE.
    Numero minimo giocatori: 8 (Qls facoltativo).
    Tale regola non vale per le squadre di calciatori.
  2. ORGANIZZAZIONE PARTITE.
    I capitani si accorderanno, sentita la propria squadra, sull’orario in cui disputare gli incontri di due turni, in un arco di tempo di 4 giorni. In caso di mancato accordo l’orario della partita sarà fissato d’ufficio per il secondo giorno alle ore 22 e per il quarto giorno alle ore 22.
    Se una squadra non si presenta, dopo 15 min dall’orario stabilito sarà assegnata la vittoria a tavolino alla squadra pronta a giocare (previa esposizione di foto/video della squadra pronta e dell’orario).
  3. SVOLGIMENTO PARTITE.
    In caso di squadra con numero di giocatori inferiore a 8 sarà nella facoltà della squadra avversaria decidere se giocare ugualmente o guadagnare la vittoria a tavolino (sempre previa esposizione foto).
    Entro il 5′ minuto di gioco una squadra può decidere di interrompere la partita in caso di crash player nell’avvio. Le squadre potranno rigiocare così la partita anche modificando i ruoli, ma non aggiungendo alcun giocatore in più a quelli precedentemente schierati.
    In caso di rete entro i primi 5 min se una delle due squadre esce occorrerà riprendere la seconda partita da quel risultato (no se il gol viene segnato con i giocatori fermi, intenti ad uscire dalla partita).
  4. DIVIETI.
    È vietato, pena sconfitta a tavolino (previa esposizione foto da parte della squadra avversaria):
    – Piazzamento uomo sul palo su calcio di punizione.
    – Disturbo sul portiere su calcio di punizione/angoli.
    – Perdita di tempo alla bandierina prima del minuto 85.
  5. INVIO RISULTATI.
    Al termine della partita i capitani effettueranno una foto/video al report partita, comprensivo di gol e assisti: saranno essenziali per compilare la classifica marcatori e la classifica assist.
  6. CRITERI CLASSIFICA.
    Gli incontri saranno andata e ritorno, da giocare nella stessa giornata, ed i criteri di classifica i seguenti: Punti. Classifica avulsa (a parità, differenza reti nella classifica avulsa). Differenza reti totale. Gol segnati. Spareggio.