“Ragazzi ma qualcuno ha notato l’Europeo di un ragazzo di 18 anni di nome Pedri?”.

Così ha esordito in un’intervista il CT della nazionale spagnola, Luis Enrique. Che poi continua. ” Nemmeno Don Andrés Iniesta ha fatto cose del genere”. Neanche uno dei centrocampisti più forti della storia del calcio. Neanche un grande campione capace di vedere traiettorie e linee di passaggio, che non esistono per i comuni mortali. Ma forse questo ragazzino è un predestinato, se gioca titolare nel Barcellona di Leo Messi ed è una pedina fondamentale dello scacchiere iberico.

“Quello che ha fatto lui a 18 anni non si è mai visto nella storia della competizione, ma anche in quella dei Mondiali o delle Olimpiadi. È fuori da ogni logica”. Sono parole forti e importanti quelle del commissario tecnico delle furie rosse che elogia l’operato del giovane, anzi giovanissimo talento spagnolo.

Ad agosto 2020 Pedro Gonzalez Lopez, noto a tutti come Pedri, sbarca a Barcellona dal Las Palmas. Senza grandi pressioni, viene accolto in casa blaugrana; solo qualche giornalista lo attende all’atterraggio a El-Prat di Barcellona. Ha solo 17 anni quando entra nella Ciudad Esportiva Joan Gamper, nell’ombra dei più grandi, seguendo le orme di Iniesta, Xavi e i tanti campioni che hanno varcato il portone di quel centro sportivo, imparando e crescendo.

Le qualità sono tante e la personalità non gli manca: a tal punto da esordire subito in Liga con la maglia del Barca, il 27 settembre 2020.
Il giovane spagnolo era stato preso per militare nel confine tra la prima squadra e il Barcellona B.
Ma dopo la prima presenza in campionato, inizia a conquistarsi la fiducia di Koeman, delle stelle blaugrana e della tifoseria.
A suon di giocate, tecnica e visione di gioco diventa un titolare del club catalano, all’altezza degli altri dieci che scendono in campo.

Il 20 ottobre esordisce in Champions League contro il Ferencvaros, e diviene autore di un goal e di una grandissima prestazione: sarà una delle tante della stagione.
Di quella serata rimane impressa anche la semplicità del giovane giocatore, che finita la partita torna a casa in taxi, essendo un minorenne, e con in mano una busta di plastica contenente le sue cose. Qualcosa di fantastico, per un ragazzo che fino a qualche ora prima calcava il prato verde del Camp Nou; simbolo di tanta umiltà, che per un giovane promettente è un ingrediente fondamentale per diventare grande.
Gioca un calcio spettacolare, con una calma degna del suo compagno di reparto, Busquets.
Ed è proprio con lui e Koke che formerà il centrocampo della nazionale spagnola agli Europei.

Il giocatore di Tegueste durante questi due mesi (giugno e luglio) ha conquistato i cuori di tutta Europa, meritandosi il premio di miglior giovane dell’Europeo, succedendo così a Renato Sanches che aveva vinto il premio nel 2016.
Premio assegnatogli in base a diversi aspetti considerati dagli osservatori tecnici Uefa sul torneo giocato dal classe 2002.

Tra questi spicca la grande personalità che ha avuto durante la competizione.
Un ragazzo di soli 18 anni ha saputo sostenere il peso sulle spalle di tutta una nazione, in una competizione così importante. Ma ciò più di tanto non ci sorprende viste le ormai abituali prestazioni in Champions con la maglia del Barca.
Pedri ha saputo reggere le responsabilità che gli ha dato Luis Enrique e ha retto il centrocampo con tranquillità e con una calma da veterano.
Inoltre è il primo giocatore a soli 18 anni ad aver giocato quattro partite in una competizione tra Europeo o Mondiale. Ed è anche il giocatore più giovane ad aver giocato i quarti di finale in un Europeo.

L’altro aspetto importante che ha fatto sì che vincesse il premio di miglior giovane è la qualità sopraffina con cui ha giocato.
Lo spagnolo Pedri ha una grandissima visione di gioco, assistita in particolare dai suoi piedi fatati. Riesce a trovare verticalizzazioni e imbucate formidabili, che fanno ricordare tanto il vecchio numero 8 del Barcellona e della nazionale, Iniesta. Dato impressionante è la percentuale di passaggi riusciti nelle quattro gare con la Spagna, in cui è uscito per un solo minuto: 92,8%. E con l’Italia in semifinale forse ha compiuto una delle sue più belle gare della, fin’ora, giovane carriera, con 66 passaggi conseguiti su 67, in 120 minuti.


Il giovane centrocampista ha grande qualità nel palleggio, ideale per il classico Tiki taka spagnolo. Per di più durante tutto l’Europeo è riuscito a dare una grande intensità al gioco spagnolo, diventando il terzo giocatore con più chilometri percorsi nel torneo: 76,1 km in 629 minuti di gioco, dietro a Jorginho e Philips.

Il giovane diciottenne dopo una stagione scoppiettante e stancante, rinuncia peraltro a giorni di vacanza per partecipare alle Olimpiadi con la Spagna.
Il ragazzo quindi, non sembra voler mollare e ha ancora tanto da dare dopo una stagione fatta di 52 presenze, e 4 gol con il Barcellona, tra Liga e Coppe. E dopo aver raggiunto le 4 presenze in Under-21 e le 10 in nazionale maggiore si appresta a partecipare ad una nuova competizione.

Ad oggi, in patria viene considerato già l’erede di Iniesta, un paragone forse un po’ troppo affrettato, che potrebbe mettere sotto pressione il giovane fenomeno.
La strada è ancora lunga, ma non in salita e Pedri, classe 2002, sta già dando tanto spettacolo.