RB Salisburgo, New York Red Bull, FC Liefering, RB Lipsia, Red Bull Brasil. Cosa hanno in comune queste tre società calcistiche? Tutte e sei nascono nel secolo precedente, con nomi, stemmi e colori diversi, a volte anche in altre città. Chi è stato l’artefice di questo mutamento?

La società Red Bull nasce in Austria negli anni ’80: la prima lattina della bevanda energetica viene venduta il 1 aprile 1987. Da quel giorno ne sono state consumate più di 60 miliardi. Oggi Red Bull è una multinazionale da fatturati monstre, in perenne aumento. Il fondatore della società, Dietrich Mateschitz, appassionato di sport, si rende conto che il marketing sportivo è un grandissimo canale di pubblicità per la sua bevanda, molto più di quelli tradizionali. Per questo motivo la Red Bull, a cavallo degli anni 2000, intraprende questa strada nelle discipline più disparate: dalla Formula 1 allo snowboard, dal windsurf all’hockey, fino agli sport estremi.

Mateschitz è nato in Austria, da una famiglia di origine croata. Nel 1984 ha fondato la Red Bull con un socio thailandese.

A partire dal 2005 la multinazionale Red Bull inizia a investire nel mondo del calcio attraverso un unico e ripetuto modus operandi. Rileva società calcistiche già esistenti, rifondandole e ribattezzandole a propria immagine e somiglianza. La prima ad essere acquistata è la SV Austria Salzburg, ora rinominata Red Bull Salisburgo. La nuova proprietà rimuove il viola dai colori sociali, che diventano il rosso e il bianco, il che causa disappunto e rabbia presso i tifosi. Questo completo rebranding del club, si scontra ben presto con una larga fetta del tifo salisburghese, poco incline al ripudio della propria tradizione sportiva. I tifosi più conservatori cercano di resistere ai radicali cambiamenti imposti dalla nuova proprietà. Infatti questi ultimi formano un movimento di protesta allo scopo di ottenere il riconoscimento di almeno una parte della tradizione. Poi però arrivano i successi, 11 campionati e 7 coppe d’Austria, e con essi anche nuovi tifosi.

In seguito ad esperimenti simili, prima negli USA con i New York Red Bulls, poi in Brasile con il Red Bull Brasil, la multinazionale decide di investire ancora in Europa, l’epicentro del calcio mondiale.

Infatti, nel 2009 la presenza del solo Salisburgo in Europa comincia a stare stretta a Mateschitz che, per poter veramente contare qualcosa nel panorama del calcio europeo, capisce di dover rivolgere lo sguardo verso un campionato più importante della Bundesliga austriaca. La nuova espansione avviene nella città di Lipsia, in Germania, dove viene individuato un terreno particolarmente fertile. Matechitz decide di ripartire da una squadra dell’ex Germania Est, per rilanciare calcisticamente una zona che dalla riunificazione non aveva più avuto squadre importanti.

Il 19 maggio 2009, la prima squadra del Markranstädt e il tecnico in carica Tino Vogel vengono trasferiti in blocco alla società creata ad hoc dalla Red Bull.

La Red Bull vira quindi il suo obiettivo sul SSV Markranstadt, club dell’omonima città limitrofa a Lipsia, all’epoca militante nella quinta divisione regionale. Anche in questo caso la notizia dell’interesse della Red Bull suscita le proteste dei tifosi del club coinvolto, che tentano di bloccare la transazione con atti di vandalismo. La contestazione non impedisce alla prima squadra del Markranstadt di venire trasferita in blocco alla società creata ad hoc dalla Red Bull. La stessa Red Bull si fece garante della sopravvivenza del SSV Markranstadt, indennizzandolo economicamente e facendolo ripartire dal campionato regionale di Landesliga, la sesta serie. Il club, però, si affranca ben presto dal gruppo austriaco per volontà dei tifosi.

Dovendo ottemperare alle regole stilate dalla federcalcio tedesca, la costituzione del club avviene secondo criteri differenti rispetto a quelli precedenti. In primo luogo, essendo vietato inserire un marchio commerciale direttamente nel nome della squadra, salve rare eccezioni, il club viene ribattezzato RasenBallsport Leipzig. Tuttavia, le iniziali RB coincidono comunque con il nome Red Bull e nello stemma sociale vengono collocati i tori rossi mutuati dal simbolo della proprietà. Come colori furono scelti il bianco e il rosso. Il Lipsia in pochi anni, e molti investimenti, riesce a raggiungere la massima serie tedesca. Nella sua stagione d’esordio in Bundesliga sfiora l’impresa, arrivando al secondo posto, e conquista l’accesso alla Champions League. Dal 2010 il club, da Markranstadt si sposta nella città di Lipsia, risolvendo così anche il problema dello stadio. In più, la Red Bull provvede alla edificazione di un centro dall’allenamento che definire avanguardistico è quasi riduttivo.

La Red Bull Arena di Lipsia è stata costruita nei primi anni 2000, in luogo del preesistente impianto risalente al 1956, approfittando della preannunciata candidatura tedesca ad ospitare il Mondiale del 2006.

Il portafoglio di club calcistici della multinazionale austriaca comprende, oltre ai club già menzionati, il FC Liefering, militante nella seconda divisione austriaca. Il sistema è fortemente collegato. Ci sono società, come Salisburgo e Liefering, adibite unicamente al reclutamento di giovani talenti destinati ad approdare nella “prima squadra” Lipsia. In alternativa, la politica è quella della monetizzazione. Per fare qualche nome, Sadio Mané, Naby Keita, Haaland, Minamino, Upamecano, Sabitzer e, da ultimo, Szoboszlai, ancora in attesa di scoprire il suo futuro. Ma anche lo stesso RB Lipsia, la squadra “per vincere” ha dimostrato un discreto fiuto per gli affari, con le plusvalenze di Kimmich, Werner, Rebic. Potremmo continuare ancora, ma ci limitiamo a constatare che il tornaconto degli investimenti è significativo. Uno dei principali artefici di questo capolavoro di scouting è Ralf Ragnick, coordinatore della sezione calcio del colosso austriaco fino al 2020.

Il 17 settembre 2009 Haaland, classe 2000, realizza una tripletta al Genk al suo debutto Champions League a 19 anni.

Ma è tutto conforme alle regole imposte dalla DFB? La società produttrice di bevande energizzanti viola la cosiddetta «50+1 Regel». Questa stabilisce che, salve eccezioni, per competere ai diversi livelli della Bundesliga, un club deve essere proprietario della maggioranza dei suoi diritti di voto. In altri termini, i soci-tifosi devono possedere il 50% più uno dei diritti. Ciò per evitare che una singola società esterna, come la Red Bull, possa controllare il club. Per capirci, i soci membri del club Bayern Munchen eV sono circa 200 mila e controllano il 75% della società FC Bayern Munchen AG. Il restante 25% delle azioni sono detenute da tre società esterne: Adidas, Audi e Allianz.

Red Bull, che del Lipsia possiede il 49%, supera il divieto avendo creato essa stessa il club che controlla il resto dei diritti di voto. La società è infatti nominalmente controllata da un’azienda a garanzia limitata, costituita ad hoc con un ristrettissimo gruppo di soci iscritti. Essendo questi prevalentemente dipendenti della multinazionale, la Red Bull può de facto garantirsi la proprietà esclusiva del club. Per di più, al fine di impedire l’accesso di “estranei” nella società, le azioni del Lipsia sono molto care.

Tra Austria e Germania, l’approdo di Red Bull nel calcio ha fatto enormemente discutere, dal rebranding che ha di fatto cancellato l’identità di molte squadre, fino all’aggiramento della regel. Un “club di plastica”, senza storia né alcun radicamento sul territorio, è una delle maggiori critiche che hanno accompagnato il Lipsia in queste stagioni. Nel Lipsia la presenza dei “finanziatori” del club è molto più radicata rispetto al resto della Bundesliga. Per quanto la scelta imprenditoriale sia ineccepibile, la Germania calcistica è tuttavia molto attaccata alla tradizione e al contatto con la squadra, sia nelle serie maggiori che in quelle minori. Questa rapida e rumorosa intrusione, stonata rispetto al contesto tedesco, non può che essere figlia dell’ormai avviato tramonto della componente familiare nel calcio moderno. Il Lipsia, incarnazione del capitalismo, è oggi noto con l’appellativo non casuale di “squadra più odiata della Germania”.

Accoglienza del Lipsia alla Veltins Arena dello Shalke 04.

Condivisibile o meno, questo è un modo del tutto nuovo di fare calcio. Ci dovremo abituare? Totalmente irrispettoso della tradizione e del tifo, nonché delle regole, ma proiettato verso risultati immediati e consistenti. Tuttavia, bisogna riconoscere la competenza degli uomini di Mateschitz nella scoperta e valorizzazione di giovani talenti, patrimonio di questo sport e dello spettacolo. Molti di loro, presente e futuro di questo sport, stanno letteralmente dominando la scena internazionale. Inoltre, secondo la UEFA, dal 2017 l’influenza di Red Bull sul Salisburgo si è notevolmente ridotta, dato che è stato modificato l’accordo di sponsorizzazione tra Salisburgo e Red Bull. La relazione tra Red Bull e Salisburgo è formalmente diventata una relazione di sponsorizzazione standard. Ciò per evitare che la partecipazione in una competizione di più squadre di uno stesso proprietario generi distorsioni o imbarazzi. Intanto però a “volare” resta il Lipsia.