Recentemente è stata pubblicata una ricerca di StageUp/Ipsos che rivela come il campionato italiano abbia leggermente aumentato il numero degli interessati, ma che questi siano sempre più anziani.

Lo scorso 24 Agosto, La Gazzetta dello Sport ha pubblicato in esclusiva una ricerca effettuata dalle società di Stage Up e Ipsos, che si occupano di rilevamenti e statistiche riguardanti i numeri del business del calcio.

Da questa ricerca, “La Serie A nel XXI Secolo”, effettuata su campioni che vanno dal 2001 al 2019 in oltre 46 field e con 86.000 persone intervistate, sono emersi alcuni dati interessanti come, per esempio, la stima del numero di tifosi di ciascuna squadra di Seria A.

Basandosi sui campioni rilevati, le due società sono riuscite a stimare che: la squadra più tifata in Italia è la Juventus, quasi un tifoso su tre supporta i bianconeri; staccate di parecchio si posizionano, appollaiate, le due milanesi. Seguono Napoli e Roma e via via tutte le altre.

Ecco la “classifica”:

Ma il dato più interessante, da prendere come spunto di riflessione, riguarda l’interesse generale del pubblico nei confronti del massimo campionato italiano. Sempre secondo lo studio sovracitato, nella stagione 2018/2019, l’interesse degli italiani nei confronti del campionato è aumentato dell’1% rispetto alla stagione precedente. 30.3 milioni di persone tra i 14 e i 64 anni hanno seguito le vicende calcistiche nostrane, dato che sfiora il record registrato nella stagione 2013/2014 di 30.4 milioni.

Viene da credere, quindi, che questo leggero incremento sia riconducibile al tanto decantato “Effetto Ronaldo”, anche se leggermente ridemensionato dalle aspettative dell’estate 2018.

Un grafico che sintetizza il trend di interesse nei confronti della Serie A, anno per anno.

Ma come si dividono questi appassionati? In che modo l’approccio al calcio è cambiato?

Dalla ricerca è emerso che, nonostante i numeri in crescita, il campionato tenda ad attirare sempre meno giovani: dal 44% di persone tra i 14 e i 34 anni del 2001/2002 al 35% della scorsa stagione. Le possibili cause possono essere molteplici: la prima cosa che può venire in mente è il colegamento con il calo delle nascite che vive il nostro Paese in questo periodo storico.

Lo studio parte, infatti, dal 2001. Una persona nata in quell’anno avrebbe raggiunto i 14 anni, età in cui si rientra nella statistica delle due società, nel 2015 e quindi rientrerebbe nei dati degli ultimi 4 campionati.

Ma forse questo è solo un tentativo per arrampicarsi sugli specchi, visti i numeri. Il mondo del calcio è cambiato, ma non solo: il mondo che ruota nell’orbita del denaro proveniente dal calcio è cambiato. La conseguenza è un diverso modo di trasmissione del prodotto partita: ormai le notizie, gli approfondimenti, le dichiarazioni ufficiali etc. etc. sono date in pasto al mondo dei social. Un giovane ragazzo che vuole entrare in contatto e appassionarsi al campionato italiano sceglierà come strumento il proprio smartphone e come fonte le pagine Facebook o Instagram delle varie società, o le fanpage presenti sulla rete.

In questo, l’Italia e la Serie A, sono rimaste parecchio indietro rispetto agli altri grandi campionati europei, aiutati da personaggi che molte volte trascendono il campo da calcio e che generano masse di follower da ogni settore. Forse per colpa anche della crisi economica che continua ad investire il paese, le società italiane non sono mai state in grado di creare un’attenzione social grande da creare tifosi e appassionati. Fatta eccezzione per le squadre più storiche che hanno polarizzato le attenzioni dei calciofili.

Diletta Leotta, volto di DAZN

Quasi il 30% degli appassionati usa DAZN per seguire e rimanere aggiornati sugli eventi della Serie A. Pensate che un colosso come Mediaset aveva avuto come massimo il 24%. In un solo anno, l’emittente del gruppo canadese lo ha superato. Infatti, oggigiorno, sempre più persone utilizzano il Pc, il tablet o il proprio smatphone per vedere le partite del campionato. Una rivoluzione storica per il nostro paese, passato dalla radiolina allo streaming nel giro di una trentina d’anni.

Quello che rimane di questa ricerca è la sensazione che alla Serie A, ma in generale al calcio italiano, serva un cambio di passo. Non solo dal punto di vista delle tecnologie, ma anche da quello strutturale. Il 64% della popolazione italiana crede che gli stadi di proprietà servano a fare il salto di qualità che ci distanzia dall’Europa. La percentuale aumenta fino al 76% tra gli appassionati di calcio.

Soltanto con l’arrivo di Ronaldo, il nostro campionato è riuscito a salire nelle quotazioni estere e ad attirare sponsor e soldi. Ma non può e non deve essere Ronaldo il nostro salvatore. Si deve iniziare dal basso, dal miglioramento dei campionati inferiori che rimangono vittime di fallimenti e cancellazioni improvvise ogni anno. Bisogna riportare il calcio alla gente, farlo vivere come un’identità. Qualcosa per cui valga la pena di passare le ore del nostro weekend allo stadio o davanti ad uno schermo.

L’Italia ha bisogno di una programmazione capillare che parta dai più piccoli e li allevi a diventari grandi uomini, di calcio e non. C’è bisogno di divertimento e passione. Parole che sembrano scomparse dal vocabolario del calcio italiano.

Il calcio è più di uno sport, per molti. Il calcio deve essere motore di sentimenti, deve essere una scintilla di positività nelle vite degli appasionati. Putroppo, però, sembra che si tenda a scordare di come il calcio sia delle gente, e non degli sponsor e della matematica. Non sono dei punti percentuale a fare la differenza.

A farla sono le emozioni.