Il Milan, ormai si sa, non è più una sorpresa. I ragazzi di Pioli sembrano essere, contro ogni pronostico, la squadra da battere in questa più che mai aperta Serie A.
Un gruppo che sta continuando sulla falsa riga del post lockdown della scorsa stagione e che continua a far sognare i suoi tifosi.

Ma spesso quando si parla dei rossoneri, c’è una domanda che salta sempre fuori. Di chi è il principale merito di questo exploit?

La risposta più frequente è sicuramente Ibrahimovic, che a suon di goal e giocate sta trascinando i suoi, nonostante l’infortunio delle ultime settimane. Qualcun altro dirà Pioli o la società, questa in grado di intervenire intelligentemente sul mercato, creando un mix di talenti e giocatori esperti. Ma nessuno, o quasi, vi farà questo nome: Simon Kjaer.

Ebbene sì, perché spesso il centrale danese passa in secondo piano anche rispetto ai suoi stessi compagni di reparto. Ma se si vedono le partite del Milan si comprende dopo pochi minuti l’importanza di questo giocatore.

Kjaer, capitano della nazionale danese, arriva a Bergamo nel settembre 2019 per diventare il pilastro della retroguardia atalantina. L’approdo in Italia però non è il primo della sua carriera. Infatti nel 2012 ha militato nella Roma, ma senza lasciare grandi ricordi di sé. Poi da lì Wolfsburg, Lilla, Fenerbahce e Siviglia.
Il ritorno nel belpaese però, non è di quelli memorabili. In sei mesi infatti non si impone mai e fa solo una manciata di presenze, capendo che è il caso di cambiare immediatamente aria. A farsi avanti è quindi il Milan.

L’arrivo di Kjaer viene accompagnato da un generale scetticismo. Le tante panchine di Bergamo, infatti, destano preoccupazioni e suscitano dubbi tra i tifosi rossoneri. Ma non sapevano che si sarebbero ricreduti di lì a breve… Perché Pioli gli da fin da subito fiducia, affidandogli il posto da titolare accanto a Romagnoli. Proprio in quel posto si sono avvicendati per anni “grandi” campioni, poi rivelatisi dei flop.

Simon però si mette umilmente a disposizione dell’allenatore e dei compagni, diventando fin da subito un punto di riferimento importante per tutti. Il tecnico emiliano gli affida le chiavi dell’impostazione: tutte le azioni partono dai suoi piedi, molto educati per un difensore centrale. In più, è uno dei più abili marcatori del nostro campionato, avendo anche ricevuto l’approvazione di uno dei più grandi del mestiere, Beppe Bergomi.

Forte dei suoi 31 anni, non è solo un leader tecnico della squadra, ma anche morale. Alza l’età media della squadra ma ne alza al contempo il coefficiente di maturità. Viene scelto da Maldini anche per questo, per far crescere, insieme ad Ibra, tutti quei giovani che in questi mesi si stanno mettendo in mostra. Senza essere spocchioso, accompagna i talenti e prova a condividere il più possibile con loro. Un esempio di questa volontà di avvicinarsi il più possibile ai giovani, è il fatto di essersi aperto un account Instagram, con il quale aggiorna i fans. Non sapendo utilizzare le nuove tecnologie si fa aiutare dai ragazzetti.

A tutto ciò, va aggiunta l’ambizione, quel sentimento che l’ha spinto a scegliere questa piazza, vogliosa di riscatto dopo anni di buio. Riscatto, quello esercitato dalla proprietà rossonera per assicurarsi le sue prestazioni, a cifre irrisorie. Proprio quel riscatto che ha fatto storcere il naso al famoso Rangnick, il grande cultore del calcio che doveva sbarcare a Milano in estate. Il tedesco sarebbe dovuto essere l’erede di Pioli, nonché direttore dell’area tecnica.

La squadra sotto la guida di Pioli però gira bene e i piani societari volgono a favore del tecnico ex Lazio. Il progetto è gradito a pieno da Simon che, oltre ad essere innamorato della città e dell’ambiente, sembra essere intenzionato a concludere la carriera a Milano. Di queste dichiarazioni sarà felice Stefano Pioli, il quale sa che, non appena il centrale danese rientrerà dall’infortunio che lo tiene lontano dai campi da diversi match, potrà avere nuovamente a disposizione la sua difesa di titolari. Le partite senza Kjaer sono abbastanza eloquenti: 1,70 gol la media gol subiti in 7 partite, contro 0,9 nelle ultime 20 partite giocate con Simon in campo.

Ma soprattutto, potranno gioire i tifosi che, oltre ad aver individuato in Simon un nuovo beniamino, sperano di poter continuare a sognare grandi palcoscenici europei.