Il 2021 è ufficialmente iniziato.
La crisi economica scaturita dalla pandemia non ha fatto sconti a nessuno nel mondo del calcio. Ne è l’emblema la scorsa sessione di mercato estiva, basata principalmente su prestiti e colpi a parametro zero; addio, momentaneamente, a cifre esorbitanti. Unica nota positiva, vista la situazione, è stata sicuramente la decisione di alcuni club di puntare sui giovani.

Tra tutte, una delle società che si è particolarmente distinta in merito è il Benfica. Nunez, Everton, Pedrinho, Waldschmidt, i nomi che il mercato ha portato al Da Luz. Senza contare gli innesti più “anziani” che portano il nome di Otamendi e Verthonghen. Un mix di talento e esperienza che fa ben sperare i tifosi delle aquile.

Dan e Ryan Friedkin hanno scelto il nome di Tiago Pinto per il ruolo di direttore generale della loro Roma.

Ma chi è l’artefice di tutto ciò? Un ragazzo di 36 anni che viene dall’estremo ovest del continente. Il suo nome è Tiago Pinto. Un vero e proprio maestro nel campo delle plusvalenze ricavate da giovani talenti, che dal primo gennaio sarà il volto nuovo della neonata dirigenza della Roma. Proprio la società che ha visto succedersi, durante la proprietà precedente, fantomatici re mida del calcio mondiale che avrebbero dovuto portare i giallorossi ai vertici del calcio italiano e europeo.

Ma questa volta sembra, o almeno questa è la speranza dei tifosi, che la musica sia diversa. La proprietà Friedkin è presente in tribuna ad ogni partita della squadra di Fonseca, che sia in casa o in trasferta. Coerentemente con questo atteggiamento, gli americani hanno scelto di inserire nel pacchetto dirigenziale una figura di simili vedute.

La scelta è ricaduta sul lusitano. Un manager moderno, grande conoscitore dello sport in generale. Sotto la sua guida il Benfica ha vinto oltre 50 titoli nazionali e internazionali in più discipline sportive. Nel 2017 passa ad occuparsi stabilmente di calcio e comincia la sua ascesa.

Con il club di Lisbona Pinto conquista un campionato ma, ciò che desta particolare attenzione e curiosità sono le plusvalenze. Infatti, dal 2017, lavora molto sul Benfica B, la seconda squadra. Proprio i ragazzi provenienti dal vivaio formano la spina dorsale della squadra che, poco dopo, ha vinto la Primeira Liga. La laurea in pedagogia ed il master in risorse umane che il portoghese ha conseguito sono tornati certamente utili nel lavorare con i più giovani.

Tiago Pinto dopo la vittoria del campionato portoghese con il Benfica.

La capacità di saper valorizzare i giovani fa pendere l’ago della bilancia verso di lui. Si cercava un personaggio idoneo, in tempi di difficile economia, a valorizzare un settore giovanile storicamente valido. I Friedkin, in collaborazione con la Retexo, società a cui si sono affidati per una consulenza in questa ricerca, non se lo sono fatti sfuggire.

Le sue doti sono provate dai numeri. Il Benfica ha incassato oltre 212 milioni di euro dalla vendita di Dias, Felix e Fernandes, a fronte di una spesa di circa 500mila euro. Senza dimenticare tutte le altre proficue operazioni, come la vendita di Ederson, Semedo, Lindelof, Mitroglou e Jovic. Insomma, un dirigente dal grande fiuto per gli affari, capace di acquistare grandi talenti senza ricorrere a spese folli, permettendo alla società di autofinanziarsi tramite enormi plusvalenze.

Ma la domanda che molti si stanno facendo è: quale ruolo andrà a ricoprire a Trigoria?
Al Benfica era il Director of professional football, in poche parole si occupava di tutta la parte tecnico calcistica di giovanili e prima squadra. In Italia figure del genere si sono viste raramente.
Visti i brillanti precedenti, Tiago Pinto sarà direttore generale della Roma, settore giovanile compreso, e collaborerà strettamente con Bruno Conti e Morgan De Sanctis.

La sua avventura giallorossa comincerà proprio in questi giorni. Infatti, al momento della firma del contratto, ha accettato di trasferirsi immediatamente a Roma per immergersi subito nell’ambiente. Inoltre, si è messo a totale disposizione della società, decidendo di venire da solo a Roma senza portarsi dietro collaboratori al fine di cooperare con le figure già presenti a Trigoria. Non avrà troppi assistenti, ma quei pochi avranno tutti un preciso ruolo in base ad una scientifica suddivisione dei compiti.

Oltre a parlare inglese e portoghese, ha già cominciato a studiare l’italiano per rapportarsi al meglio con la nuova realtà. Questo, senz’ombra di dubbio, è un primo sintomo di grande umiltà. Lavorerà a Roma per tre anni, con uno stipendio di un milione all’anno. Non ha avuto richieste specifiche, se non quella di avere un po’ di tempo per impostare il lavoro nella giusta maniera. Per questo, la società gli darà carta bianca sul mercato per formare una squadra come lui sa fare.

Tiago Pinto si presenta nella capitale con una conoscenza sportiva e manageriale di altissimo livello e una grande consapevolezza nei suoi mezzi, ma senza presunzione. Il portoghese ha illustrato ai Friedkin un progetto dettagliato, basato fondamentalmente su idee chiare e su vere strategie. La motivazione ed il carisma, ma soprattutto l’ideale di concretezza, lasciano presagire che il profilo scelto dai Friedkin sia quello giusto.

Se bisogna trovare due verbi per descrivere il suo modus operandi: ottimizzare e produrre. Prima si semina e poi si raccolgono i frutti. Poi ci sono anche le vittorie. Ecco perché è piaciuto tanto agli americani.